(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2026 - Jared Kushner è oggi una delle figure più coinvolte negli sforzi diplomatici dell’amministrazione Trump sulla guerra di Gaza. Parallelamente, la società d’investimento da lui fondata, Affinity Partners, mantiene la maggiore partecipazione individuale in Phoenix Financial, uno dei principali gruppi finanziari israeliani. È da questa sovrapposizione tra attività diplomatica e interessi finanziari privati che nasce la nuova questione sollevata da un’inchiesta della CNN.
Secondo i documenti finanziari israeliani analizzati dalla testata americana, Affinity Partners possiede il 7,4% di Phoenix Financial e ne è il maggiore azionista. La partecipazione, valutata oltre un miliardo di dollari a luglio, arriva dopo che Affinity aveva venduto circa un quarto della propria quota per oltre 340 milioni di dollari. L’operazione ha consentito al fondo di recuperare ampiamente l’investimento iniziale mantenendo comunque una posizione significativa nel gruppo israeliano.
Il punto centrale dell’inchiesta riguarda però il portafoglio di Phoenix. Attraverso i documenti pubblici disponibili in Israele, la CNN ha ricostruito investimenti per almeno 456 milioni di dollari in nove società che forniscono equipaggiamenti o servizi alle forze armate israeliane. La quota più consistente, almeno 265,1 milioni di dollari, riguarda Elbit Systems, uno dei principali produttori israeliani di sistemi e armamenti per la difesa. Tra le altre società individuate figurano Next Vision, Reshef Technologies, Bet Shemesh Engines e Israel Shipyards, oltre a partecipazioni più contenute in Boeing e Caterpillar.
Questo non significa che Kushner possieda direttamente quote delle aziende della difesa individuate dalla CNN. Il collegamento è indiretto: Affinity possiede una quota rilevante di Phoenix, mentre Phoenix investe in quelle società. La stessa CNN sottolinea inoltre di non aver trovato indicazioni che le attività diplomatiche di Kushner abbiano influenzato direttamente le decisioni d’investimento esaminate. Affinity sostiene che Kushner non partecipa alle decisioni di Phoenix relative alle società coinvolte.
È proprio questo passaggio a rendere la vicenda più complessa di una semplice storia sugli investimenti nel settore della difesa. Kushner non ricopre formalmente un incarico governativo: opera come emissario volontario e figura di riferimento dell’amministrazione Trump nei negoziati sul Medio Oriente. Questa posizione comporta un regime diverso rispetto a quello applicabile a un funzionario federale ufficialmente nominato, anche sul piano degli obblighi di disclosure finanziaria.
Nel frattempo, il suo ruolo diplomatico è diventato sempre più rilevante. Kushner ha partecipato ai negoziati relativi a Gaza e ha mantenuto contatti diretti con esponenti israeliani e arabi. La sua attività politica e la sua attività finanziaria procedono quindi contemporaneamente, senza che dalle informazioni disponibili emerga però una prova di un rapporto causale tra le due.
La dimensione finanziaria è tutt’altro che marginale. A luglio Affinity ha ceduto il 2,5% di Phoenix per circa 343 milioni di dollari, conservando il 7,4% della società. Secondo la stampa finanziaria israeliana, il fondo aveva investito complessivamente circa 300 milioni di dollari nell’operazione e aveva già ricevuto ulteriori dividendi per circa 74 milioni.
Anche gli investitori di Affinity aggiungono un ulteriore elemento alla storia. Il fondo ha raccolto capitali significativi da investitori del Golfo, tra cui i fondi sovrani di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. È un dettaglio che rende ancora più interessante osservare la traiettoria degli investimenti di Affinity in Medio Oriente e il modo in cui il capitale privato viene utilizzato per creare relazioni economiche tra Paesi che sul piano politico hanno storie e interessi differenti.
Kushner ha inoltre parlato pubblicamente della logica alla base dell’investimento in Phoenix, collegandola alla propria convinzione sulla resilienza dell’economia israeliana e alla possibilità che gli investimenti possano contribuire a creare rapporti economici più stretti tra Israele e i Paesi arabi.
È qui che la vicenda supera la singola partecipazione azionaria. La domanda non riguarda soltanto quanto valga una quota di Phoenix Financial, ma cosa accade quando diplomazia internazionale, grandi capitali privati e industria della difesa finiscono nello stesso circuito economico.
Per ora i dati disponibili consentono di stabilire l’esistenza del collegamento finanziario, ma non dimostrano che Kushner abbia indirizzato gli investimenti di Phoenix in funzione della propria attività diplomatica. È una distinzione essenziale, soprattutto in una vicenda destinata inevitabilmente a generare interpretazioni politiche contrapposte.
Resta però un fatto: mentre Kushner lavora per l’amministrazione Trump alla ricerca di una soluzione diplomatica per Gaza, la società da lui fondata mantiene una partecipazione da oltre un miliardo di dollari in un gruppo finanziario israeliano che, attraverso il proprio portafoglio, è esposto anche verso aziende che forniscono equipaggiamenti alle forze armate israeliane.
È nell’incrocio tra questi due mondi — la diplomazia e il capitale — che si trova la parte più significativa della storia.
