(AGENPARL) - Roma, 30 Settembre 2026 - Buongiorno a tutte e a tutti, sono onorato di introdurre un evento così significativo quale la presentazione al Parlamento della Relazione annuale dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Si tratta di un appuntamento importante, poiché la Relazione delinea un quadro fondamentale sullo stato d’attuazione dei diritti dell’infanzia e dei minori in Italia, offrendo al Paese e al Parlamento una mappa delle criticità del sistema di protezione dei minori e proponendo interventi mirati per colmare i divari territoriali e sociali.
Assistiamo quindi ad un’occasione preziosa di confronto istituzionale su questo tema, sia per fotografare l’esistente che per immaginare misure ed interventi appropriati diretti a migliorare la tutela dei diritti dei minori, presupposto fondamentale per la nascita di una società migliore. I bambini ed i ragazzi sono infatti il nostro presente ed il nostro futuro: tutelare i loro diritti ed investire sulle loro potenzialità di crescita personale e culturale significa gettare
le fondamenta per costruire un mondo più libero, giusto e in continua crescita.
Attualmente purtroppo, come evidenziato dai dati statistici in nostro possesso, persistono ancora molte criticità ed ostacoli per il pieno sviluppo del benessere e della crescita dei minori.
Nel 2024, il 26,7% dei minori è a rischio di povertà o di esclusione sociale, quota che sale marcatamente per i minori che risiedono nel Sud e nelle Isole (43,6%). Il rischio aumenta anche al crescere del numero di minori di 16 anni presenti in famiglia: per i minori che vivono con i genitori, l’indicatore è pari al 18,1% se non ci sono fratelli e sale al 26,2% se ne è presente almeno uno. Se invece il minore vive con un solo genitore, il rischio di povertà o esclusione sociale si attesta al 38,3% in assenza di fratelli e aumenta al 53,3% nel caso ve ne sia almeno uno. Il livello di istruzione dei genitori si associa strettamente alla condizione socio-economica della famiglia: è a rischio di povertà o esclusione sociale oltre la metà (51,8%) dei minori con genitori che hanno al massimo la licenza di scuola secondaria inferiore, quota di oltre cinque volte superiore a quella di coloro che hanno almeno un genitore laureato (10,3%). I minori stranieri sono a rischio di povertà o esclusione sociale nel 43,6% dei casi, valore superiore di oltre 20 punti percentuali
a quella dei coetanei con cittadinanza italiana (23,5%). Nel Mezzogiorno a livelli di rischio più elevati corrispondono anche differenze più ampie tra stranieri e italiani: il rischio di povertà o esclusione sociale tra i primi raggiunge il 78,2% e tra i secondi il 40,9%. Ciononostante, quasi la metà (il 49,2%) dei minori a rischio di povertà o esclusione sociale è di nazionalità italiana e vive nel Mezzogiorno. Ed è soprattutto nel Mezzogiorno che assistiamo al fenomeno della povertà sanitaria: mi riferisco alla piaga di una assistenza che dovrebbe arrivare innanzitutto dalla famiglia e che purtroppo in taluni contesti non è percepita con la responsabilità che pretenderebbe. Si tratta di interventi che, se non effettuati, incidono e pregiudicano la vita stessa dei minori. È la prima fase della prevenzione, comincia dai vaccini e prosegue con esami e screening che coinvolgono la popolazione pediatrica.
I dati raccolti sul territorio riflettono la stretta correlazione tra salute e povertà educativa altrimenti detta, a ragione, analfabetismo funzionale. Nei quartieri più disagiati delle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina (dove risiedono oltre 24.000 minorenni a forte rischio), le difficoltà economiche e la mancanza di informazione riducono drasticamente l’accesso spontaneo agli screening successivi alla prima infanzia. E non a caso la Sicilia segnala il dato più
basso sulla copertura vaccinale. Non è il Terzo mondo, ma il nostro Mondo. E dunque si avverte la necessità di bussare fisicamente abbattendo quelle porte oltre le quali spesso
abitano analfabeti funzionali posseduti dalle bufale che mettono in correlazione autismo e vaccini.
Occorre quindi considerare in profondità l’aspetto della “povertà educativa”, che è un fenomeno di deprivazione multidimensionale frutto del contesto familiare e sociale in cui i bambini e i ragazzi vivono. Essa è strettamente connessa anche alla dimensione economica, poiché a causa di difficili condizioni economiche molte bambine, bambini, ragazze e ragazzi non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei in situazioni economiche migliori. Per affrontare la povertà educativa bisogna innanzitutto colmare i numerosi gap esistenti nel sistema scolastico fornendo servizi educativi, finalmente, universali. In secondo luogo bisogna dedicare risorse aggiuntive a quei territori dove si concentra maggiormente la privazione materiale ed educativa, in grado di rispondere ai bisogni specifici di bambini e famiglie particolarmente marginalizzate.
Prioritaria quindi appare l’adozione di politiche pubbliche in grado di ridurre le diseguaglianze presenti nel Paese e di garantire ai minori la possibilità di apprendere, formarsi, acquisire capacità e competenze e di far emergere i loro peculiari talenti.
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- [ufficio.stampa@comune.sanseverinomarche.mc.it] Com. stampa n. 695 (Vandalismo su uno scuolabus comunale: tagli agli pneumatici scoperti dagli autisti. Indaga la Polizia Locale. Nessun pericolo per la sicurezza) + foto
