(AGENPARL) - Roma, 30 Settembre 2026 - ETNA | Una "macchina del tempo" ricostruisce 160 anni di evoluzione dei
crateri sommitali
Dalle carte topografiche dell'Ottocento ai moderni rilievi con drone, un
nuovo studio ricostruisce le trasformazioni dell'area sommitale dell'Etna
dal 1865 al 2024
[Roma, 30 settembre 2026]
Oltre un secolo e mezzo di trasformazioni dei crateri sommitali dell'Etna
ricostruiti attraverso una sorta di "macchina del tempo" fotogrammetrica,
capace di integrare le prime carte topografiche del vulcano con fotografie
aeree, immagini satellitari e moderni rilievi effettuati con droni. È
quanto è stato presentato con lo studio "160 Years of Etna summit craters
through a photogrammetry-based time machine", condotto da un team di
ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e
dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca (GeoVires Lab) e appena
pubblicato sulla rivista International Journal of Applied Earth Observation
and Geoinformation.
La ricerca ricostruisce quantitativamente l'evoluzione morfo-strutturale
dell'area sommitale dell'Etna tra il 1865, anno di realizzazione della
carta topografica realizzata dall'Istituto Geografico Militare (IGM), e il
2024.
160 anni fa la sommità del vulcano era dominata da un unico grande Cratere
Centrale: attraverso l'integrazione e la validazione di 14 dataset,
acquisiti con tecniche e risoluzioni differenti, i ricercatori hanno
seguito la progressiva trasformazione dell'area craterica fino alla
configurazione attuale, caratterizzata da quattro crateri attivi sommitali:
Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est.
"Abbiamo riportato nello stesso sistema di riferimento dati prodotti
nell'arco di quasi 160 anni e con tecniche profondamente diverse: dalle
carte topografiche storiche alle fotografie aeree, fino ai dati satellitari
e ai rilievi da drone ad alta risoluzione", spiega Cristina Proietti,
tecnologa dell'INGV e prima autrice dello studio. "Questo ci ha permesso di
costruire una vera e propria macchina del tempo topografica con cui
osservare quantitativamente come è cambiata la sommità dell'Etna. Un
elemento centrale della ricerca ha riguardato proprio la possibilità di
confrontare fonti molto eterogenee: abbiamo sviluppato una procedura di
co-registrazione, validazione e propagazione statistica degli errori, che
permette di valutare le incertezze associate ai diversi dataset e di
distinguere le variazioni morfologiche significative dagli errori propri
delle differenti fonti cartografiche e topografiche".
La ricostruzione documenta il passaggio da una configurazione
prevalentemente monocentrica a un sistema policentrico altamente dinamico,
nel quale i quattro crateri mostrano comportamenti morfologici differenti.
La Voragine è caratterizzata dalla recente crescita costruttiva; la Bocca
Nuova e il Cratere di Nord-Est mostrano, invece, cicli di riempimento
seguiti da subsidenza; il Cratere di Sud-Est, infine, si distingue per una
marcata crescita accompagnata da una progressiva espansione verso est.
"La prospettiva di lungo periodo mostra che i quattro crateri, pur
appartenendo allo stesso sistema sommitale, hanno seguito evoluzioni
morfologiche differenti", aggiunge Emanuela De Beni, ricercatrice dell'INGV
e co-autrice dello studio. "La loro evoluzione risulta coerente con il
complesso assetto strutturale del vulcano e, in particolare, con
l'influenza delle zone di rift di Nord-Est e Sud. La progressiva espansione
verso est del Cratere di Sud-Est si inserisce inoltre nel contesto della
deformazione verso mare del fianco orientale dell'Etna, già documentata da
studi geologici e geodetici".
La ricerca mostra come l'integrazione tra cartografia storica,
fotogrammetria e moderne tecniche di telerilevamento possa estendere
l'osservazione quantitativa di un vulcano ben oltre l'epoca del
monitoraggio strumentale moderno. Il metodo proposto costituisce inoltre un
approccio riproducibile e potenzialmente trasferibile allo studio
dell'evoluzione morfo-strutturale di altri vulcani attivi nel mondo.
"Il progetto ha avuto anche una ricaduta nell'ambito della divulgazione
scientifica accessibile", conclude De Beni. "I modelli digitali utilizzati
per ricostruire l'evoluzione dei crateri sono stati riprodotti mediante
stampa 3D, consentendo a persone non vedenti di esplorare, con il tatto, la
morfologia della sommità dell'Etna e le sue trasformazioni nel tempo
".
Link allo studio
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Università degli Studi di Milano-Bicocca
GeoVires Lab
[image: Crateri_Etna_1.png]
*Figura 1:* Carta topografica del 1865 prodotta dall'Istituto Geografico
Militare, i punti blu sono punti utilizzati per georeferenziare le carte
storiche
[image: Crateri_Etna_2.png] [image: Crateri_Etna_3.png]
*Figure 2 e 3:* Modelli ombreggiati dell'area sommitale dell'Etna dal 1865
al 2024


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