(AGENPARL) - Roma, 26 Settembre 2026 - La questione decisiva per il futuro della Libia non è soltanto stabilire chi debba accompagnare il Paese verso le elezioni, ma definire con chiarezza chi abbia la responsabilità politica del processo, quale debba essere il ruolo delle istituzioni transitorie e dove debba terminare la funzione della comunità internazionale.
È attorno a questo nodo che si sviluppa l’intervento di Mohamed Elmezughi (Al-Mazoughi), candidato alla guida di un futuro governo libico unificato, che in un’intervista affronta direttamente il rapporto tra il Governo di Unità Nazionale guidato da Abdul Hamid Dbeibah, il mancato completamento del percorso elettorale e il ruolo che le Nazioni Unite e gli attori internazionali dovrebbero svolgere nella prossima fase politica.
La posizione espressa da Elmezughi è netta: il sostegno internazionale rimane necessario, ma la responsabilità della soluzione politica deve appartenere ai libici.
«È una Missione di sostegno: deve sostenerci. La soluzione spetta a noi libici. La soluzione deve venire dall’interno della Libia».
Una dichiarazione che assume particolare rilievo nell’attuale fase politica. La roadmap sostenuta dalla Missione delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) individua infatti tra i propri pilastri un quadro elettorale praticabile, l’unificazione delle istituzioni attraverso un nuovo governo unificato e un processo di dialogo strutturato. Il 30 agosto 2026 è stato inoltre firmato un accordo riguardante la ricostituzione del Consiglio dell’Alta Commissione elettorale nazionale e alcune questioni ancora aperte del quadro giuridico delle elezioni presidenziali e legislative. UNSMIL ha ribadito contestualmente che il futuro politico della Libia deve rimanere nelle mani dei libici.
Il mandato del Governo di Unità Nazionale e il nodo delle elezioni
Elmezughi parte dalla nascita stessa del Governo di Unità Nazionale.
Ricorda che l’esecutivo è stato il risultato del processo di consenso sviluppatosi a Ginevra e che ad esso furono assegnati un programma, una tempistica e compiti determinati. Tra questi, sottolinea, vi era soprattutto quello di condurre il Paese verso le elezioni.
Il candidato non nega il lavoro svolto dall’esecutivo di Dbeibah. Al contrario, riconosce esplicitamente gli sforzi compiuti dal governo e dalla sua squadra per affrontare numerosi problemi accumulatisi nel Paese.
«Hanno agito secondo il loro miglior giudizio: a volte hanno avuto ragione e altre volte hanno commesso degli errori», afferma.
Il punto politico sollevato da Elmezughi riguarda però il risultato finale:
«Ma non sono riusciti a supervisionare le elezioni. Le elezioni non si sono svolte sul territorio libico. Questo era il compito principale».
È qui che il ragionamento assume una dimensione più generale: un mandato transitorio, nella sua impostazione, non può trasformarsi in una legittimazione temporalmente indefinita.
Elmezughi utilizza un’espressione volutamente incisiva:
«Il fatto che la comunità internazionale abbia affidato a questo governo il compito di supervisionare le elezioni non significa che tale mandato possa durare fino al Giorno del Giudizio. No, assolutamente no».
E aggiunge:
«Tutti gli incarichi e tutti i progetti hanno una scadenza. Il tempo è estremamente importante».
La questione della durata delle istituzioni transitorie è centrale anche nell’attuale iniziativa delle Nazioni Unite. UNSMIL ha esplicitamente costruito la propria roadmap tenendo conto del fallimento dei precedenti tentativi elettorali e del rischio che governi temporanei possano permanere senza arrivare al voto. La Missione indica pertanto una sequenza di passaggi che dovrebbe condurre a istituzioni unificate e a elezioni nazionali.
Una nuova fase nel processo politico libico
Le dichiarazioni arrivano mentre il dossier elettorale registra nuovi sviluppi.
L’accordo raggiunto il 30 agosto nell’ambito del cosiddetto “Smaller Convening”, facilitato da UNSMIL, interviene sui primi due passaggi della roadmap: la ricostituzione dell’organo direttivo dell’Alta Commissione elettorale nazionale e la soluzione di questioni controverse relative al quadro costituzionale e legislativo delle future elezioni.
L’intesa prevede inoltre un percorso verso elezioni presidenziali e legislative sotto un’unica autorità esecutiva. Il 15 settembre UNSMIL ha accolto favorevolmente l’approvazione dell’accordo da parte della Camera dei Rappresentanti, mentre il 20 settembre i partecipanti al processo si sono nuovamente riuniti a Tunisi per discuterne l’attuazione.
Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha accolto favorevolmente l’accordo, riaffermando contemporaneamente il sostegno a un processo politico guidato e appartenente ai libici, insieme al rispetto della sovranità, dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e dell’unità nazionale della Libia.
È precisamente sul rapporto tra sostegno esterno e responsabilità nazionale che Elmezughi concentra la seconda parte del suo intervento.
«Anche la comunità internazionale è esausta»
Secondo Elmezughi, un eventuale prossimo governo potrebbe trovare disponibilità da parte degli interlocutori internazionali proprio perché la durata della crisi ha prodotto una crescente necessità di arrivare a una soluzione.
«Per quanto riguarda il prossimo governo, credo che la comunità internazionale sarà favorevole e offrirà il proprio sostegno, perché anche la comunità internazionale è ormai esausta a causa della crisi libica. La crisi si protrae ormai da molto tempo».
La sua impostazione, tuttavia, distingue nettamente sostegno internazionale e titolarità politica del processo.
Per Elmezughi, UNSMIL deve svolgere la funzione indicata dalla propria stessa denominazione: sostenere il processo, non sostituirsi ai libici nella determinazione del futuro politico del Paese.
Il concetto coincide, sul piano istituzionale, con un principio che le stesse Nazioni Unite continuano a richiamare: il processo deve essere “Libyan-led and Libyan-owned”, ossia guidato e assunto come proprio dai libici. UNSMIL afferma che il proprio ruolo consiste nel facilitare il processo e creare le condizioni per elezioni credibili e per l’unificazione delle istituzioni.
Il problema della legittimità dopo anni di transizione
Dietro le parole di Elmezughi emerge così una delle questioni strutturali della crisi libica: come trasformare una successione di formule transitorie in istituzioni dotate di una legittimazione politica rinnovata.
La mancata celebrazione delle elezioni nazionali previste nel precedente percorso ha contribuito a prolungare una situazione nella quale legittimità istituzionali differenti, autorità concorrenti e divisioni territoriali continuano a sovrapporsi.
La roadmap delle Nazioni Unite tenta oggi di collegare esplicitamente due obiettivi: elezioni nazionali e unificazione istituzionale. Tra i passaggi indicati figura infatti la costituzione di un nuovo governo unificato capace di creare condizioni favorevoli allo svolgimento di elezioni credibili.
In questo quadro, l’affermazione di Elmezughi secondo cui «tutti gli incarichi e tutti i progetti hanno una scadenza» pone una domanda destinata a rimanere centrale nel confronto politico: quale debba essere il limite temporale e politico delle istituzioni nate specificamente per gestire una transizione.
Il ruolo dell’ONU: accompagnare, non sostituire
Il passaggio politicamente più significativo dell’intervista resta probabilmente quello dedicato alla distinzione tra assistenza internazionale e responsabilità nazionale.
La Libia continua ad avere bisogno di un quadro internazionale capace di facilitare il dialogo, ridurre le interferenze esterne, sostenere le condizioni di sicurezza e accompagnare tecnicamente il processo elettorale. Ma, nella visione espressa da Elmezughi, nessuna architettura internazionale può sostituire indefinitamente la responsabilità politica delle istituzioni e della società libica.
Da qui la formula:
«La soluzione spetta a noi libici».
Non è una richiesta di isolamento della Libia. È, nelle parole dell’intervistato, una diversa definizione dei ruoli: la comunità internazionale sostiene; i libici decidono.
Una distinzione che sarà messa alla prova dai prossimi passaggi della roadmap: revisione del quadro elettorale, rafforzamento dell’Alta Commissione elettorale, costruzione di un’autorità esecutiva unificata e, infine, voto.
La distanza tra un nuovo accordo politico e le urne rimane significativa. Ma il principio espresso nell’intervista è chiaro: per Elmezughi, il successo del prossimo percorso non potrà essere misurato dalla durata di una nuova transizione, bensì dalla sua capacità di concludersi effettivamente con le elezioni e restituire ai cittadini libici la decisione sul futuro delle proprie istituzioni.
L’intervento si conclude affidando questa prospettiva anche a un richiamo religioso:
«E chiediamo ad Allah di concederci il successo in questo percorso, con il Suo permesso».
In una crisi durata per anni, il messaggio politico che precede quelle parole resta quello destinato ad avere maggiore peso nel dibattito istituzionale: il sostegno può arrivare dall’esterno, ma la soluzione, secondo Elmezughi, deve nascere dentro la Libia.

ROME – The decisive question for Libya’s future is not simply who should accompany the country towards elections, but rather to establish clearly who bears political responsibility for the process, what role transitional institutions should play, and where the role of the international community should end.
This is the central issue addressed by Mohamed Elmezughi (Al-Mazoughi), a candidate to lead a future unified Libyan government, who, in an interview, directly discusses the relationship between the Government of National Unity led by Abdul Hamid Dbeibah, the failure to complete the electoral process, and the role that the United Nations and international actors should play in the next phase of Libya’s political transition.
Elmezughi’s position is clear: international support remains necessary, but responsibility for the political solution must belong to the Libyans themselves.
“It is a Support Mission: it must support us. The solution is entrusted to us, the Libyans. The solution must come from within Libya.”
This statement takes on particular significance in the current political phase. The roadmap supported by the United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) identifies among its pillars a viable electoral framework, the unification of institutions through a new unified government, and a structured dialogue process. On 30 August 2026, an agreement was also signed concerning the reconstitution of the Board of the High National Elections Commission and a number of outstanding issues relating to the legal framework for presidential and legislative elections. At the same time, UNSMIL reiterated that Libya’s political future must remain in the hands of the Libyan people.
The mandate of the Government of National Unity and the electoral question
Elmezughi begins with the very origins of the Government of National Unity.
He recalls that the executive emerged from the consensus process developed in Geneva and that it was given a specific programme, timetable and set of defined tasks. Chief among them, he stresses, was the responsibility to lead the country towards elections.
The candidate does not deny the work carried out by Dbeibah’s government. On the contrary, he explicitly acknowledges the efforts made by the government and its team to address numerous problems that had accumulated across the country.
“They exercised their best judgement: sometimes they were right, and sometimes they made mistakes,” he says.
The political point raised by Elmezughi, however, concerns the final outcome:
“But they were unable to oversee the elections. The elections did not take place on Libyan soil. That was the main task.”
It is at this point that his argument takes on a broader dimension: a transitional mandate, by its very nature, cannot become an indefinitely extended source of legitimacy.
Elmezughi uses a deliberately forceful expression:
“The fact that the international community entrusted this government with overseeing the elections does not mean that such a mandate can continue until the Day of Judgment. No, absolutely not.”
He adds:
“Every assignment and every project has a deadline. Time is extremely important.”
The duration of transitional institutions is also central to the current United Nations initiative. UNSMIL has explicitly developed its roadmap taking into account the failure of previous electoral attempts and the risk that temporary governments may remain in place without ultimately reaching elections. The Mission therefore envisages a sequence of steps intended to lead towards unified institutions and national elections.
A new phase in libya’s political process
Elmezughi’s remarks come as the electoral dossier is experiencing new developments.
The agreement reached on 30 August within the framework of the so-called “Smaller Convening”, facilitated by UNSMIL, addresses the first two steps of the roadmap: the reconstitution of the governing body of the High National Elections Commission
