(AGENPARL) - Roma, 16 Settembre 2026 - Il panorama della sicurezza globale ha varcato una soglia critica. La decisione degli Stati Uniti di uscire allo scoperto, ammettendo apertamente la presenza di armi operative in orbita, segna un punto di non ritorno nella competizione tra grandi potenze. Quella che per anni è stata una guerra fredda tecnologica e silenziosa si sta trasformando in una palese corsa al predominio militare fuori dall’atmosfera terrestre. Di fronte a questa svolta, Mosca e Pechino alzano gli scudi, denunciando il pericolo di un’escalation irreversibile e chiedendo urgenti contromisure diplomatiche.
La svolta di Washington: la Space Force esce allo scoperto
La svolta retorica e strategica degli Stati Uniti è emersa con chiarezza durante la conferenza AFA’s Air, Space, and Cyber, dove il Segretario dell’Air Force, Troy Meink, ha confermato che la Space Force possiede già armi di controllo spaziale in orbita (on-orbit space control weapons).
- Un’ammissione intenzionale: Meink ha definito la dichiarazione “molto ben ponderata”, segnando un netto distacco dalla precedente postura di riserbo di Washington.
- La logica della deterrenza: Secondo l’amministrazione statunitense, questi sistemi servono a difendere la forza congiunta da azioni avversarie ostili, in un contesto in cui la credibilità militare convenzionale degli USA è stata messa in discussione da performance non ottimali in Medio Oriente.
- L’architettura dello scudo missilistico: Tra i programmi chiave menzionati figurano il programma Space-Based Interceptor e la costellazione Space-Based Air-Moving Target Indication, inseriti all’interno del più ampio scudo di difesa missilistica avanzata del Pentagono denominato “Golden Dome”.
Per gli esperti di affari militari, questa trasparenza non è casuale: punta a proiettare una continuata dominanza globale e a spostare la competizione dalla semplice protezione degli asset spaziali alla gestione di una frontiera operativa offensiva e difensiva.
La risposta della Russia: pressing diplomatico all’ONU
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha bollato le dichiarazioni di Meink come la prova tangibile della pericolosità della rotta intrapresa da Washington.
- Il monito di Mosca: Secondo la diplomazia russa, gli Stati Uniti stanno portando avanti un corso distruttivo dalle conseguenze gravissime per la sicurezza internazionale.
- Le iniziative multilaterali: La Russia intende presentare progetti specifici alla Prima Commissione dell’81ª sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU (in programma a New York tra ottobre e novembre).
- L’appello globale: L’obiettivo di Mosca è spingere la comunità internazionale a co-firmare e sostenere uno strumento giuridico vincolante che metta al bando il dispiegamento di armi nello spazio e l’uso della forza contro le strutture spaziali.
La posizione di Cina e SCO: il timore dell’egemonia e l'”apertura del vaso di Pandora”
Anche Pechino e la Shanghai Cooperation Organization (SCO) hanno espresso una netta condanna, leggendo nelle mosse di Washington il tentativo di imporre un’egemonia spaziale.
- La denuncia cinese: Il portavoce del Ministero degli Esteri Guo Jiakun e l’esperto militare Song Zhongping hanno accusato gli Stati Uniti di essere il Paese che più di ogni altro sta militarizzando lo spazio, trasformandolo in un potenziale campo di battaglia.
- Il parallelo con il passato: Pechino ha ammonito che il sistema Golden Dome rischia di “aprire il vaso di Pandora”, violando i principi del Trattato sullo spazio extra-atmosferico (Outer Space Treaty).
- La voce dell’organizzazione SCO: Riunitosi al Beijing Xiangshan Forum, il Segretario Generale della Shanghai Cooperation Organization, Nurlan Yermekbayev, ha ribadito la ferma opposizione dell’organizzazione alla militarizzazione dello spazio, auspicando accordi vincolanti non solo per l’orbita ma anche per la sicurezza informatica e l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.
Verso quale futuro?
L’aperta rivendicazione di armi in orbita da parte statunitense abbassa pericolosamente la soglia della deterrenza. Se da un lato Washington giustifica la propria postura citando i programmi avanzati di Cina e Russia, dall’altro Mosca e Pechino avvertono che la prosecuzione di questa strategia costringerà altre nazioni a reagire.
Il rischio concreto è che la militarizzazione — e la possibile futura nuclearizzazione — dello spazio extra-atmosferico finisca per compromettere in modo irreparabile la stabilità strategica globale, sacrificando la cooperazione pacifica sull’altare di una nuova e incontrollabile corsa agli armamenti.
