(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2026 - *Il Mediterraneo di un tempo: si conclude a Catania la campagna scientifica
BRIDGES per lo studio del paesaggio sommerso tra Sicilia e Malta*
*La campagna ha fatto affidamento su tecnologie all'avanguardia per
ricostruire la morfologia del fondale marino attuale e del passato e
raccogliere campioni di sedimenti*
CATANIA, 9 SETTEMBRE 2026 – Si è conclusa al porto di Catania la campagna
scientifica BRIDGES, condotta a bordo della nave oceanografica "Gaia Blu"
del CNR, che ha esplorato il braccio di mare tra la Sicilia sud-orientale e
le isole di Malta e Gozo, per individuare i resti dell'antico lembo di
terra emersa che anticamente fungeva da ponte tra queste due terre. Queste
isole sono oggi separate da più di 90 chilometri di mare, ma non è sempre
stato così. Durante l'ultima era glaciale, quando enormi quantità d'acqua
erano intrappolate nelle grandi calotte dell'emisfero settentrionale, il
livello del mare era circa 130 metri più basso di quello attuale e vaste
porzioni di quello che oggi è fondale marino erano terraferma. Circa 13.000
anni fa, secondo le ricostruzioni più accreditate, il collegamento
terrestre tra Malta e la Sicilia scomparve, lasciando il posto a un
paesaggio sommerso. In poche migliaia di anni, dunque, è scomparso un
corridoio che era rimasto in gran parte continuo durante l'ultima era
glaciale. Il mare non si è limitato a ricoprire la terraferma, ma ne ha
completamente ridisegnato le linee di costa. Ricostruire questa antica
geografia è proprio l'obiettivo della Campagna BRIDGES, coordinata dal CNR
e dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale –
OGS, con la collaborazione dell'Università di Malta.
La strumentazione scientifica a bordo ha permesso di ottenere una
ricostruzione ad alta risoluzione della batimetria del fondale e di
investigare tramite onde acustiche le prime decine di metri presenti sotto
il fondale. Ciò assume ulteriore importanza considerando che, nonostante la
relativa vicinanza alle nostre coste, la zona investigata è tuttora
caratterizzata da una mappatura incompleta e approssimativa. I carotaggi a
gravità hanno inoltre permesso di recuperare campioni di sedimenti che
rivelano antichi depositi marini. Attraverso analisi di laboratorio e la
datazione al radiocarbonio di piccoli frammenti fossili conservati nei
sedimenti, si potrà ricostruire il passato di ambienti oggi invisibili,
nascosti sotto decine di metri d'acqua.
"La mappa del fondo marino che abbiamo esplorato rivela un paesaggio
complesso, con rilievi spesso discontinui che si estendono anche per decine
di chilometri, e che delimitano lagune e depressioni", afferma Emanuele
Lodolo, ricercatore della Sezione di Geofisica dell'OGS e *Principal
investigator* della campagna assieme a Maria Filomena Loreto, del
Cnr-Ismar. "L'analogia con le moderne piattaforme tropicali è chiara: aree
relativamente basse, separate da creste e barriere, con bacini e lagune
protette alle loro spalle".
"La ricostruzione di questi ambienti sommersi ha una notevole rilevanza
anche in campo archeologico e nello studio delle popolazioni
meso-neolitiche, delle loro rotte migratorie e degli insediamenti",
continua Lodolo.
Per lungo tempo si è pensato che Malta fosse rimasta sostanzialmente
disabitata fino al Neolitico, circa 7.500 anni fa, ma nuove prove indicano
la presenza di cacciatori-raccoglitori nell'isola già da circa 8.500 anni
fa. A quel tempo, tuttavia, il ponte di terra verso la Sicilia era già
scomparso e Malta si trovava in una configurazione geografica simile a
quella odierna. Ciò significa che la nuova mappa del ponte di terra non può
essere automaticamente interpretata come la mappa della prima rotta umana
verso Malta. Ed è proprio questo che la rende così interessante. La domanda
non è più semplicemente "Gli esseri umani hanno attraversato il ponte di
terra?", ma si fa molto più ampia: "come hanno interagito le popolazioni
umane con questo territorio quando il ponte di terra stesso si è
trasformato in mare?" Per i popoli antichi, il Mediterraneo non era una
barriera fisica, ma un'opportunità. Questo tratto di mare tra la Sicilia e
Malta rappresenta da sempre un punto nevralgico al centro del Mediterraneo,
un'occasione per scambi, commerci e spostamenti che potevano avvenire lungo
percorsi oggi impossibili da riconoscere senza esplorare il paesaggio
sommerso.
BRIDGES, nasce dalla collaborazione tra le ricercatrici e i ricercatori
dell'Istituto di Scienze Marine del Cnr (Cnr-Ismar), dell'Istituto
Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e
dell'Università di Malta. I due *Principal investigator* della campagna
sono Maria Filomena Loreto (Cnr-Ismar) ed Emanuele Lodolo (OGS). La
spedizione si è svolta a bordo della nave da ricerca R/V "Gaia Blu" del CNR.

