(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - Nel luglio 2026, per la prima volta in 40 anni, gli Stati Uniti non hanno importato un solo barile di petrolio dall’Arabia Saudita in un mese intero. La cifra ha un forte valore simbolico, soprattutto se si considera che il rapporto tra Washington e Riyadh è stato retto per decenni dal dogma del “petrolio in cambio di sicurezza”. Sebbene questo azzeramento mensile non significhi la rottura immediata dell’alleanza, evidenzia come il design economico a lungo termine del vecchio patto del XX secolo si sia profondamente trasformato in un accordo totalmente diverso per il XXI secolo.
Lo zero di luglio e le ragioni logistiche
Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, le importazioni di petrolio saudita sono scese a zero a luglio a causa della violazione della logistica petrolifera attraverso lo Stretto di Hormuz e dei nuovi rischi nel Mar Rosso legati al conflitto con l’Iran. La rotta storica che attraversa il Golfo Persico ha subito forti rallentamenti, riducendo le esportazioni saudite globali a 4,19 milioni di barili al giorno a luglio (460 mila in meno rispetto a giugno).
Le raffinerie americane hanno rapidamente compensato la mancanza di greggio saudita attingendo all’emisfero occidentale:
- Il Venezuela è diventato un fornitore chiave, passando da circa 100 mila barili al giorno a gennaio a ben 743 mila barili all’inizio di agosto.
- Altri volumi di rimpiazzo sono arrivati rapidamente da Canada, Messico e Brasile.
- Nel frattempo, l’Arabia Saudita ha continuato a privilegiare il mercato asiatico (che assorbe storicamente circa il 73% delle sue esportazioni) e ha cercato di potenziare le vendite in Europa riducendo i prezzi di vendita di 3 dollari al barile per settembre.
Ad agosto il petrolio mediorientale è parzialmente tornato negli Stati Uniti (con previsioni di circa 9 milioni di barili in arrivo dai porti della regione), confermando che lo zero di luglio è stato un episodio contingente legato alle difficoltà delle rotte marittime e non a un divorzio politico.
Il declino storico dell’interdipendenza petrolifera
Il peso del greggio saudita sul mercato americano era comunque in calo da decenni:
- Nel 2000 gli Stati Uniti importavano circa 1,5 milioni di barili al giorno dal regno, scesi a 1,1 milioni nel 2010 e a circa 500 mila nel 2020.
- La rivoluzione dello scisto ha ribaltato il bilancio energetico statunitense, portando la produzione nazionale a ben 13,6 milioni di barili al giorno nel 2025.
- La base economica del patto petrolifero del 1974 — in cui l’Arabia Saudita fissava i prezzi in dollari e reinvestiva le eccedenze in titoli del Tesoro USA in cambio della protezione militare — si è progressivamente offuscata a causa del mutamento dei mercati globali e della forte spinta asiatica (India, Cina, Corea del Sud e Giappone).
Finanza, legami di difesa e nuove alleanze regionali
Nonostante il calo degli scambi petroliferi diretti, i legami finanziari e militari restano fortissimi:
- Dal 1986 il riyal saudita è ancorato al dollaro a tasso fisso.
- I titoli americani a lungo termine nei portafogli degli investitori sauditi sono cresciuti da circa 280 miliardi di dollari nel 2020 a 347 miliardi nel giugno 2026.
- Gli Stati Uniti mantengono un ruolo cruciale nella difesa del regno, fornendo il 77% delle importazioni di armi saudite (inclusi i caccia F-15, i sistemi Patriot, i THAAD e i recenti accordi per missili e manutenzione plurimiliardaria).
Tuttavia, Riyadh cerca una maggiore autonomia strategica: ad agosto l’Arabia Saudita ha firmato un patto di difesa trilaterale con Turchia e Pakistan per rispondere collettivamente a eventuali minacce, dimostrando che Washington non è più un partner unico e insostituibile per la sicurezza regionale.
Dalla petrolchimica all’intelligenza artificiale e all’atomo pacifico
La struttura economica bilaterale si è riconfigurata attorno alla tecnologia, ai capitali e alle catene di approvvigionamento strategiche:
- Investimenti tecnologici: Riyadh ha pianificato ingenti investimenti negli Stati Uniti (fino a quasi 1 trilione di dollari di obbligazioni dichiarate). Società saudite come DataVolt stanno investendo 20 miliardi in data center di intelligenza artificiale, mentre Humain punta a 6,6 GW di capacità entro il 2034 con la partnership di Nvidia.
- Terre rare e materie prime: È stata decisa la creazione di un impianto di lavorazione delle terre rare in Arabia Saudita grazie alla cooperazione tra la statunitense MP Materials, la saudita Maaden e il Pentagono, per ridurre la dipendenza occidentale dalle catene di fornitura cinesi.
- Atomo pacifico: È stato concluso un accordo storico per la cooperazione nucleare civile, che affida alle aziende americane un ruolo di primo piano nel programma energetico saudita per i prossimi 30 anni, sebbene il presidente Donald Trump ne abbia subordinato l’attuazione alla normalizzazione dei rapporti tra Riyadh e Israele.
La formula originaria del petrolio in cambio di sicurezza si è evoluta: i barili non sono scomparsi, ma lasciano spazio a una nuova transazione globale incentrata su tecnologia avanzata, transizione energetica, intelligenza artificiale e stabilità finanziaria.
