(AGENPARL) - Roma, 10 Agosto 2026 - Il tifone Dolphin, il ciclone tropicale più intenso che abbia colpito la Cina nel 2026, ha raggiunto la costa orientale del Paese il 9 agosto, toccando terra nei pressi di Yuhuan, nella provincia dello Zhejiang, con venti sostenuti di circa 151 km/h. Le autorità cinesi hanno disposto l’evacuazione di oltre un milione di persone per il rischio di alluvioni e frane provocate dalle piogge torrenziali.
Ma gli effetti del potente sistema meteorologico potrebbero estendersi ben oltre i confini della Cina. Secondo gli esperti, l’intensa attività atmosferica sul Pacifico nord-occidentale potrebbe influenzare il comportamento del monsone indiano, nonostante la distanza di quasi 4.000 chilometri.
Il legame tra il Pacifico e il monsone indiano
Le perturbazioni che si sviluppano nel Pacifico occidentale sono in grado di modificare la circolazione atmosferica su larga scala, influenzando anche l’Oceano Indiano. Le immagini satellitari mostrano un’intensa attività convettiva nella regione tropicale del Pacifico, capace di alterare gli equilibri che regolano il monsone dell’Asia meridionale.
In particolare, condizioni atmosferiche simili a quelle associate a El Niño possono spostare la convezione tropicale verso est, modificando la circolazione di Walker e riducendo la formazione di nubi e precipitazioni sull’India. I primi segnali di questo fenomeno sarebbero già visibili, con una diminuzione della copertura nuvolosa sul Golfo del Bengala e una riduzione dei sistemi organizzati responsabili delle piogge monsoniche.
Dolphin non “ruba” la pioggia all’India
Gli esperti precisano che il tifone Dolphin non sottrae direttamente precipitazioni al subcontinente indiano. Piuttosto, rappresenta uno degli elementi di un quadro atmosferico molto più ampio che coinvolge il Pacifico occidentale e le sue interazioni con l’Oceano Indiano.
Diversi studi hanno infatti evidenziato una stretta correlazione tra la convezione tropicale nel Pacifico e l’intensità del monsone indiano, dimostrando come i cambiamenti nella circolazione atmosferica possano influenzare la distribuzione delle piogge su scala continentale.
Un possibile effetto positivo
L’influenza del Pacifico sul monsone non è però necessariamente negativa. Le perturbazioni generate nel Pacifico nord-occidentale possono spostarsi verso ovest e favorire la formazione di aree di bassa pressione nel Golfo del Bengala, fondamentali per alimentare le precipitazioni monsoniche sull’India.
Secondo alcune ricerche, oltre un terzo dei sistemi di bassa pressione che caratterizzano il monsone indiano nasce proprio grazie all’amplificazione di perturbazioni provenienti dal Pacifico. Anche alcuni tifoni possono agire come veri e propri inneschi atmosferici, contribuendo indirettamente alla formazione di nuove piogge.
Le prossime settimane saranno decisive
Gli esperti ritengono che l’evoluzione dell’attività meteorologica nel Pacifico sarà determinante per capire quale direzione prenderà il monsone indiano.
Da un lato, nuove perturbazioni potrebbero favorire la nascita di sistemi depressionari sul Golfo del Bengala, rilanciando le precipitazioni. Dall’altro, se dovessero prevalere condizioni assimilabili a El Niño, la convezione sull’India potrebbe continuare a indebolirsi, con il rischio di un monsone meno intenso e di precipitazioni inferiori alla media.
L’evoluzione del tifone Dolphin e dell’attività tropicale nel Pacifico resta quindi sotto stretta osservazione da parte dei meteorologi asiatici, consapevoli che quanto accade sulle coste della Cina può influenzare il clima di gran parte dell’Asia meridionale.