(AGENPARL) - Roma, 3 Agosto 2026 - La sicurezza alimentare mondiale passa sempre più dalla disponibilità di fertilizzanti. Mentre la FAO lancia l’allarme sugli effetti della crisi nello Stretto di Hormuz, il Brasile accelera il proprio piano per ridurre la dipendenza dalle importazioni, inserendo nuovi investimenti strategici nel settore e rafforzando la produzione nazionale con il contributo di grandi gruppi internazionali, tra cui la marocchina OCP, leader mondiale nella produzione di fertilizzanti fosfatici.
La combinazione tra tensioni geopolitiche, aumento dei prezzi delle materie prime e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento sta infatti ridefinendo gli equilibri dell’agricoltura globale, spingendo i grandi Paesi produttori a investire nella sovranità produttiva.
La FAO: “La scarsità di fertilizzanti ridurrà i raccolti”
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha avvertito che la crisi legata alle interruzioni dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz non rappresenta soltanto un problema energetico, ma un vero e proprio shock sistemico per il sistema agroalimentare mondiale. Secondo l’organizzazione, eventuali ritardi nella disponibilità dei fertilizzanti durante le finestre di semina avranno conseguenze dirette sui raccolti della seconda metà del 2026 e del 2027, con una conseguente riduzione dell’offerta alimentare e pressioni sui prezzi globali.
La FAO sottolinea che l’agricoltura segue calendari biologici che non possono essere rinviati: se azoto, fosforo e altri nutrienti non arrivano nei tempi necessari, gli agricoltori sono costretti a ridurre le dosi o addirittura rinunciare alla fertilizzazione, con inevitabili perdite produttive.
Il commercio mondiale dei fertilizzanti sotto pressione
La crisi ha provocato una forte contrazione del commercio internazionale dei fertilizzanti. Nei primi mesi dell’anno gli scambi globali sono diminuiti di circa il 30%, mentre i prezzi medi sono aumentati di circa il 25%, alimentati dall’aumento dei costi energetici e dalle restrizioni all’export adottate da diversi Paesi produttori per proteggere i mercati interni.
Prima dell’escalation delle tensioni regionali, una quota significativa del commercio mondiale di fertilizzanti, zolfo, ammoniaca e gas naturale liquefatto transitava attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi logistici del pianeta. La riduzione dei flussi ha quindi avuto ripercussioni ben oltre il Medio Oriente, coinvolgendo le principali economie agricole.
Il Brasile punta all’autosufficienza
In questo contesto il Brasile, primo esportatore mondiale di soia e tra i maggiori produttori di mais, carne e zucchero, ha deciso di rafforzare la propria strategia di indipendenza dai fertilizzanti importati.
Il Ministero dello Sviluppo, dell’Industria, del Commercio e dei Servizi ha annunciato l’inserimento di sei nuovi progetti nel Portafoglio Strategico del Piano Nazionale dei Fertilizzanti, approvati dal Consiglio Nazionale dei Fertilizzanti e della Nutrizione Vegetale (Confert).
Tra i progetti figura quello presentato dal gruppo marocchino OCP, uno dei maggiori produttori mondiali di fertilizzanti fosfatici, destinato a rafforzare la produzione locale e garantire una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti.
Il programma comprende inoltre investimenti dei gruppi Mosaic e Fospar, con nuovi poli produttivi localizzati a:
- Barcarena (Pará)
- Cajati (San Paolo)
- Tapira e Uberaba (Minas Gerais)
- Paranaguá (Paraná)
A questi si aggiunge il progetto Petrobras per la produzione di fertilizzanti a Três Lagoas, nello Stato del Mato Grosso do Sul.
OCP consolida la presenza in Brasile
L’ingresso del progetto OCP nel piano strategico brasiliano rappresenta un importante riconoscimento del ruolo del gruppo marocchino nella sicurezza alimentare internazionale.
OCP è oggi uno dei principali produttori mondiali di fertilizzanti fosfatici e dispone delle maggiori riserve globali di fosfati. Negli ultimi anni l’azienda ha rafforzato la propria presenza in America Latina, considerata una delle aree con la più elevata crescita della domanda agricola.
L’inserimento nel Piano Nazionale dei Fertilizzanti conferma come il Brasile consideri la cooperazione con OCP una componente strategica per garantire stabilità agli approvvigionamenti destinati alla propria agricoltura.
Petrobras rilancia la produzione nazionale
Parallelamente il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha autorizzato il completamento dell’impianto UFN-III di Petrobras a Três Lagoas.
L’investimento supera i 5 miliardi di real (circa un miliardo di dollari) e consentirà di riattivare un progetto fermo dal 2015.
Una volta operativo, previsto entro il 2029, lo stabilimento produrrà:
- circa 3.600 tonnellate giornaliere di urea granulare;
- circa 2.200 tonnellate di ammoniaca al giorno;
- oltre 1,3 milioni di tonnellate di urea all’anno, equivalenti a circa il 16% del fabbisogno nazionale.
Secondo il governo brasiliano, insieme agli altri impianti Petrobras (Fafen-BA, Fafen-SE e ANSA), il gruppo statale potrà coprire entro il 2029 circa il 35% della domanda interna di urea, riducendo drasticamente una dipendenza che fino a pochi anni fa era praticamente totale.
Durante la cerimonia Lula ha ribadito l’obiettivo strategico del governo:
“Il Brasile costruirà la propria sovranità diventando indipendente dalle importazioni di fertilizzanti.”
Un mercato sempre più strategico
La crisi attuale dimostra quanto il mercato dei fertilizzanti sia diventato una questione di sicurezza economica oltre che agricola.
L’accesso a fosfati, azoto e potassio determina infatti la capacità produttiva dei grandi esportatori agricoli e, di conseguenza, l’equilibrio dei mercati alimentari internazionali.
Per questo motivo numerosi governi stanno accelerando investimenti nella produzione interna, nella diversificazione delle forniture e nello sviluppo di nuove partnership industriali.
La sfida della sicurezza alimentare
La FAO invita i governi ad agire rapidamente per mantenere aperte le catene di approvvigionamento, evitare restrizioni alle esportazioni, diversificare le fonti di fertilizzanti e sostenere gli agricoltori più vulnerabili. Senza interventi coordinati, la riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti rischia infatti di tradursi in raccolti inferiori, minore disponibilità di alimenti e nuovi aumenti dei prezzi nei prossimi anni.
