(AGENPARL) - Roma, 9 Luglio 2026 - La sentenza di ieri, del tribunale di Latina, che ha emesso la condanna per
omicidio volontario commesso, dal "padrone" nei confronti del bracciante
Satnam Singh è un segnale positivo. Chi parla di "remigrazione" e di
sicurezza ha rimosso cosa significhi trovarsi un braccio tranciato da una
macchina agricola, morire dissanguato davanti alla moglie dopo che un corpo
non più adatto per essere sfruttato veniva abbandonato, senza chiamare i
soccorsi, davanti alla propria abitazione, nel più totale disprezzo per la
vita umana. Una vita che valeva 16 anni di condanna. Ma ora? Ribadendo la
nostra vicinanza tanto alla moglie quanto ai tanti lavoratori che nell'Agro
Pontino, nel collegio in cui è stata eletta la presidente del Consiglio,
ogni giorno rischiano la vita e si spezzano la schiena per pochi euro, c'è
da agire non permettendo al silenzio di regnare impunito. Occorre uno
scatto d'orgoglio perché forze politiche di opposizione, società civile,
sindacati, impongano il rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora.
Quella è la sicurezza per cui bisogna trovare le giuste risposte. Non
accade solo nei campi dove è stato ucciso Satman, ma in tutto il Paese,
dove lo sfruttamento si realizza, spesso nella complice indifferenza di
chi, da quelle braccia, trae profitto. Già in questi primi giorni d'estate,
lavoratori sono stati uccisi non dal caldo ma da chi può pretendere tutto
dalla loro vita. Monitorare i territori e aprire vertenze è il modo
migliore per onorare la memoria di Satnam e di quelli come lui
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.
