(AGENPARL) - Roma, 3 Luglio 2026 - L'attuale legge di bilancio taglia 14 milioni di euro su un bilancio di 93
milioni dell'ISPRA, bloccando il turnover e mettendo a rischio il percorso
lavorativo di molti ricercatori e ricercatrici dell'Istituto Superiore per
la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Sosteniamo le condivisibili rivendicazioni di USB, sindacato maggioritario
all'ISPRA: rivendicazioni volte alla stabilizzazione di ricercatori e
ricercatrici che svolgono un ruolo fondamentale in un momento storico così
complesso sul piano climatico, ambientale e idrogeologico.
Dietro questi tagli vediamo una logica ben precisa: nascondere sotto il
tappeto le problematiche climatiche in nome della produzione sfrenata e
della massimizzazione del profitto.
Non solo. L'ISPRA è anche parte del grande manuale Cencelli del Governo
Meloni. A guidarlo in questi anni non è stata una figura tecnica, bensì
Alessandra Gallone, di formazione missina e oggi esponente di Forza Italia.
A breve sarà inoltre nominato un nuovo direttore generale ed è probabile
che sia una figura afferibile al campo della destra, con le ovvie
conseguenze politiche della subordinazione di un istituto di importanza
strategica agli indirizzi dell'attuale esecutivo.
La crisi climatica avanza inesorabile e le sue conseguenze ricadono sempre
più duramente sulle fasce popolari e sui territori più fragili. Per questo
garantire autorevolezza, autonomia e indipendenza all'ISPRA, insieme alla
tutela e alla valorizzazione di chi vi lavora, rappresenta un terreno
fondamentale di battaglia politica. Difendere la ricerca pubblica significa
dotare il Paese degli strumenti necessari per comprendere, prevenire e
mitigare gli effetti della crisi climatica, mettendo al centro l'interesse
collettivo e non le logiche del profitto.
Come Giovani Comunisti/e e Dipartimento Lavoro del PRC sosteniamo
pienamente la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dell'ISPRA e
chiediamo al Governo Meloni un aumento dei fondi destinati alla ricerca
finalizzata alla comprensione e alla mitigazione degli effetti dei
cambiamenti climatici. Investire nella ricerca pubblica, stabilizzare il
personale e garantire l'indipendenza degli enti scientifici non è soltanto
una questione di giustizia per chi vi lavora: è una scelta indispensabile
per affrontare con serietà la più grande sfida ambientale e sociale del
nostro tempo.
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