(AGENPARL) - Roma, 27 Giugno 2026 - Il blocco e le tensioni nello Stretto di Hormuz non hanno solo ripercussioni militari, ma stanno ridisegnando le rotte del commercio globale. Il Canale di Panama, snodo cruciale tra Caraibi e Pacifico, ha annunciato che le entrate fiscali per l’anno fiscale 2026 supereranno la previsione iniziale di 5,2 miliardi di dollari, trainate da un traffico marittimo senza precedenti.
Il picco del traffico e la nuova rotta energetica Al culmine della crisi nello Stretto di Hormuz, il Canale di Panama ha gestito un flusso di 40-41 navi al giorno, segnando un netto incremento rispetto alla media abituale di 34-35 transiti. Questo aumento è stato alimentato in particolare dal settore energetico: le petroliere di gas naturale liquefatto (GNL) hanno intensificato l’utilizzo della via d’acqua per rifornire i mercati di Giappone, Cina e Corea del Sud, sostituendo i fornitori mediorientali colpiti dal conflitto. Anche il petrolio greggio statunitense destinato all’Asia ha contribuito a questo massiccio aumento di traffico.
Verso il 2033: investimenti e nuovi vertici In questo scenario di fervida attività, il Canale si prepara a una transizione di leadership. Ilya Espino de Marotta, con oltre 40 anni di esperienza, assumerà il ruolo di amministratore a settembre per il periodo 2026-2033. Sotto la sua guida, l’Autorità del Canale di Panama avvierà un ambizioso piano di infrastrutture dal valore di 8,5 miliardi di dollari, che include la costruzione di una nuova diga, un bacino idrico, porti e un gasdotto, con l’obiettivo di completare le opere entro il 2032.
Uno scacchiere complesso La stabilità del Canale rimane tuttavia un tema sensibile nel dibattito geopolitico internazionale. Le recenti tensioni includono le minacce di riprendere il controllo del Canale da parte dell’amministrazione statunitense, motivata da timori su presunte interferenze cinesi, e le dispute legali locali sui contratti di gestione portuale.
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