(AGENPARL) - Roma, 25 Giugno 2026 - BENGASI – Le autorità amministrative della Libia orientale hanno ufficialmente introdotto un divieto di ingresso per i cittadini provenienti da Somalia, Sudan, Eritrea ed Etiopia. Il provvedimento, annunciato nella serata di martedì, proibisce l’accesso al territorio – via terra, mare o aria – sotto il controllo dell’amministrazione orientale.
I dettagli del provvedimento
La misura restrittiva, che appare finalizzata a contenere i flussi migratori diretti verso l’Europa, prevede tuttavia delle specifiche esenzioni: il divieto non si applica ai corpi diplomatici e ai lavoratori operanti nei settori della salute e dell’istruzione.
La Libia continua a rappresentare uno snodo critico per i migranti provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente che tentano di raggiungere il Mediterraneo centrale. Le rotte sono gestite da trafficanti che utilizzano imbarcazioni precarie e pericolose, causando migliaia di vittime.
Il contesto: tensioni e diritti umani
Il Paese, diviso tra le amministrazioni rivali dell’est e dell’ovest fin dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, sta vivendo una fase di crescente tensione legata alla presenza di rifugiati e migranti. Le Nazioni Unite stimano la presenza di oltre 900.000 persone tra migranti e rifugiati in Libia, con i cittadini sudanesi che costituiscono il gruppo più numeroso.
Negli ultimi mesi si sono registrati massicci giri di vite e arresti di massa. Amnesty International ha segnalato una crescente pressione e detenzione diffusa in tutto il territorio libico. Investigatori incaricati dall’ONU hanno denunciato abusi sistematici all’interno dei centri di detenzione governativi – tra cui lavori forzati, percosse, stupri e torture – che potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità.
La situazione dei migranti somali
Per i cittadini somali, la Libia è stata a lungo un hub di transito fondamentale nel tentativo di raggiungere il suolo europeo. Molti si ritrovano bloccati nel Paese, esposti a rischi elevati di tratta, estorsione e detenzione forzata. Negli anni recenti, tuttavia, migliaia di somali sono stati rimpatriati grazie ai programmi di “Ritorno Umanitario Volontario” dell’OIM, finanziati dall’Unione Europea e sostenuti dal Governo Federale della Somalia.
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