(AGENPARL) - Roma, 24 Giugno 2026 - Secondo le ultime notizie riportate da CBS News, il conflitto con l’Iran si è trasformato in una crisi costituzionale nel cuore di Washington. Mentre l’amministrazione Trump fatica a mantenere una narrazione coerente sulla diplomazia nucleare, il Senato ha inferto un colpo legislativo, approvando una risoluzione che contesta direttamente l’autorità bellica del Presidente.
Il voto del Senato e le tensioni nel GOP
Martedì, il Senato ha approvato una risoluzione volta a frenare l’iniziativa militare del Presidente Trump sull’Iran. Il voto, conclusosi 50 a 48, rivela una frattura all’interno del Partito Repubblicano.
- Il dissenso interno: Quattro senatori repubblicani — Susan Collins (Maine), Bill Cassidy (Louisiana), Lisa Murkowski (Alaska) e Rand Paul (Kentucky) — hanno scelto di allinearsi alla maggioranza democratica.
- La reazione presidenziale: Trump ha duramente criticato il passaggio della misura su Truth Social, definendola “mal tempestizzata e priva di significato” e attaccando i quattro senatori dissidenti, etichettandoli come “perdenti”.
- Lo scontro legale: La risoluzione ordina al Presidente di “rimuovere le forze armate degli Stati Uniti dalle ostilità” contro l’Iran, a meno di un’autorizzazione formale del Congresso. Il rappresentante Gregory Meeks ha chiarito che intende esplorare vie legali per far rispettare questa direttiva ai sensi della War Powers Resolution del 1973, nonostante l’amministrazione sostenga che le truppe statunitensi non siano ufficialmente in ostilità.
La strategia democratica, guidata dal leader della minoranza Chuck Schumer, mira a mettere i repubblicani “a verbale” sulla gestione di una guerra definita “disastrosa”. Questo voto rappresenta il decimo tentativo dei democratici di forzare una discussione sui poteri di guerra dall’inizio delle ostilità a fine febbraio.
Il cortocircuito diplomatico: ispezioni e divergenze
A questa tensione istituzionale si somma una confusione comunicativa riguardo al dossier nucleare, che indebolisce la posizione negoziale americana.
- Dichiarazioni contrastanti: Il Presidente Trump ha sostenuto che l’Iran avesse “completamente accettato” le ispezioni nucleari, ma Teheran ha smentito ufficialmente, affermando che non esistono piani per il ritorno degli ispettori AIEA nei siti di arricchimento.
- Disallineamento interno: La confusione è emersa anche ai vertici dell’amministrazione: mentre il vicepresidente JD Vance aveva prospettato il ritorno degli ispettori “già questa settimana”, Trump ha successivamente dichiarato che “non c’era fretta”.
La realtà sul campo: Hormuz sotto controllo iraniano
Mentre Washington dibatte sulla legalità della guerra, l’Iran sta consolidando il controllo sullo Stretto di Hormuz.
- Status quo operativo: Il capo negoziatore iraniano ha dichiarato che lo stretto “non tornerà mai alle sue condizioni prebelliche”, rivendicando di fatto una nuova sovranità sul corso d’acqua.
- Dati marittimi: Secondo Kpler, il traffico commerciale di lunedì si è attestato a 35 navi, appena un terzo dei livelli prebellici, e il dato reale potrebbe essere ancora inferiore a causa delle navi che transitano con i transponder spenti.
L’incapacità dell’amministrazione di chiudere la partita diplomatica e la crescente opposizione legislativa interna disegnano uno scenario in cui il Presidente Trump si ritrova isolato proprio nel momento in cui dovrebbe proiettare fermezza verso Teheran.
Crediti: (Foto: Ali Shaker/VOA)
