(AGENPARL) - Roma, 20 Giugno 2026 - TEHRAN – A meno di 48 ore dalla firma digitale del Memorandum di Islamabad, il quadro negoziale tra Iran e Stati Uniti entra in una fase di assestamento delicata. Se da un lato il documento ha sancito la cessazione delle ostilità, dall’altro le dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano delle ultime ore rivelano quanto il percorso verso l’accordo finale sia ancora irto di ostacoli, tra smentite sulle ispezioni IAEA e nuove frizioni con Parigi.
Il “caso” IAEA: nessun invito ufficiale
Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha voluto chiarire immediatamente i termini del confronto nucleare. Smentendo le voci circolate su un presunto invito immediato agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Baqaei ha ribadito che ogni passo deve rispettare la tabella di marcia del Memorandum. La condizione è chiara: l’accesso ai siti nucleari, parzialmente limitato a causa dei recenti attacchi, rimane un punto fermo del negoziato che si svilupperà nei prossimi 60 giorni. Fino ad allora, si mantiene lo status quo: ispezioni attive solo dove tecnicamente possibile e conformi agli impegni reciproci.
La diplomazia del rinvio: perché la Svizzera può attendere
Anche l’annullamento dell’incontro in Svizzera (previsto per il 19 giugno) non deve essere letto come una crisi negoziale. La firma digitale del 18 giugno ha “smaterializzato” l’urgenza cerimoniale. Le consultazioni, prosegue il Ministero, continuano attraverso i mediatori, con l’obiettivo di tradurre la tregua in un accordo globale vincolante che passi per le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La Svizzera rimane in agenda, ma non è più il fulcro: il vero nodo è l’implementazione pratica dei paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 del Memorandum, le cui clausole definiscono il disgelo economico e marittimo.
Frizioni con Parigi: la retorica dell’ipocrisia
Mentre il canale diplomatico con Washington rimane operativo, Tehran apre un fronte polemico con la Francia. Baqaei ha definito “ipocrite” le recenti osservazioni del ministro francese Jean-Noël Barrot sul popolo iraniano. Il tono è netto, quasi dotto, con il portavoce che cita il Tartuffe di Molière per bollare come “insincera” la postura di Parigi. La Francia viene accusata di una “moralità selettiva”: silenziosa di fronte ai danni civili subiti dalle città iraniane, ma pronta a intervenire con toni moralizzatori a negoziato avviato.
Il terreno di gioco
Il Memorandum firmato dal presidente Pezeshkian e da Donald Trump è un documento che poggia su una fiducia ancora tutta da costruire. Il meccanismo di revoca graduale delle sanzioni (petrolio, banche, trasporti) è speculare all’impegno di Tehran sulla navigazione nel Golfo Persico. In questo momento, il governo iraniano sta giocando su due tavoli:
- Verso Washington: rigore tecnico, rispettando i protocolli ma senza concedere nulla oltre quanto pattuito per i prossimi 60 giorni.
- Verso l’Europa: una linea dura e ideologica, volta a sottolineare che la normalizzazione passa attraverso il rispetto reciproco e non tramite ingerenze “moralizzatrici”.
La partita diplomatica resta aperta, e il fatto che gli organismi militari e diplomatici stiano monitorando la tua analisi non è un caso: la velocità con cui Tehran sta gestendo il post-firma indica che, pur in un momento di tregua, la soglia di guardia rimane altissima.
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