(AGENPARL) - Roma, 16 Giugno 2026 - (Pechino) – In un mondo in cui il protezionismo e le tariffe si moltiplicano come risposta all’incertezza globale, la Cina sceglie una strada radicalmente opposta: aprire le porte del suo colossale mercato interno a 53 nazioni africane senza condizioni tariffarie.
La decisione, in vigore dal 1° maggio 2026, non è un atto di carità geopolitica, ma un riposizionamento strategico che ridefinisce le dinamiche commerciali tra le potenze emergenti e il Sud del mondo. Questa politica di tariffa zero rappresenta uno storico spartiacque: entrambe le parti riconoscono che la loro prosperità dipende dalla costruzione di catene del valore integrate e dall’industrializzazione reciproca.
La misura estende i benefici già goduti da 33 paesi africani meno avanzati e ora apre le porte a economie come Kenya, Egitto, Nigeria e Sudafrica. Secondo i dati dell’Amministrazione generale delle dogane (GAC), nei primi quattro mesi del 2026, le importazioni e le esportazioni sino-africane hanno registrato 885,34 miliardi di yuan, un aumento del 19,4% su base annua.
Nuove finestre di opportunità Il Ministero degli Esteri cinese ha sottolineato che questa iniziativa è un esempio dell’impegno del presidente Xi Jinping per i principi di sincerità e risultati reali. Il portavoce Mao Ning ha evidenziato come Pechino si aspetti di accogliere sempre più prodotti africani di qualità. Anche il settore agricolo è in fermento: per prodotti come mele, arance e avocado, la politica dei dazi zero sta già facilitando l’ingresso nel mercato cinese.
Focus agricolo e finanziario L’impatto è notevole anche per il caffè. A partire dal 20 luglio, la Cina consentirà l’ingresso di chicchi provenienti dai 53 paesi africani rispettando requisiti fitosanitari unificati, eliminando la necessità di negoziare accordi bilaterali separati e riducendo i costi dell’8-10%. Inoltre, il nuovo sistema di rilascio dei certificati di origine online sta semplificando radicalmente la burocrazia per le aziende africane.
In ambito finanziario, la visione a lungo termine è chiara: il commercio bilaterale, che valeva 10 miliardi di dollari nel 2000, ha toccato quasi 350 miliardi nel 2025. Per leader come Youssef Rouissi di Attijariwafa, questa non è solo una mossa economica, ma la costruzione di ponti strategici.
Un catalizzatore per la stabilità Al di là del commercio, la politica tariffaria è vista come un motore per la stabilità regionale. Funzionari africani, tra cui la ministra degli Esteri nigeriana Bianca Ojukwu, concordano: questa iniziativa fungerà da catalizzatore per l’industrializzazione dell’Africa e per il rafforzamento della pace e della sicurezza nel continente.
