(AGENPARL) - Roma, 14 Giugno 2026 - In vista delle elezioni della Camera dei Rappresentanti di settembre, il dibattito politico in Marocco si accende attorno a un tema cruciale: la presenza femminile nei distretti locali. Nonostante le promesse dei partiti, la transizione dalla logica delle “quote” (il sistema Kuta) a quella della concorrenza diretta si sta rivelando più complessa del previsto, svelando una resistenza strutturale che affonda le radici nella gestione interna delle segreterie di partito.
Il “soffitto di cristallo” della politica locale
Il caso del National Rally of Independents (RNI), leader della coalizione di governo, è emblematico. Nonostante il rinnovo della fiducia verso alcune parlamentari uscenti, il partito ha mostrato cautela nell’affidare la guida delle liste locali a volti nuovi.
Gli analisti concordano: il sistema elettorale basato sulle liste, che limita il potere di scelta del singolo elettore, finisce per blindare le decisioni dei leader di partito. Questo scenario relega spesso le candidature femminili in secondo piano, preferendo profili maschili consolidati, forti di reti di dignitari e anni di radicamento territoriale. È, in sostanza, una “zona di comfort” elettorale che penalizza l’innovazione della classe dirigente.
Le opinioni degli esperti: tra autorità discrezionale e pragmatismo
Abdelhamid Benkhattab, presidente dell’Associazione Marocchina di Scienze Politiche, non usa mezzi termini: “Esiste un’autorità discrezionale dei leader di partito che controlla le candidature”. Secondo l’esperto, il problema non è solo numerico, ma di qualificazione: i partiti spesso mancano di una strategia reale per formare élite femminili capaci di competere nel distretto locale, che resta il vero banco di prova della legittimità elettorale.
Di avviso simile è Rashid Lazraq, professore di scienze politiche, che inquadra il fenomeno in una chiave di “pragmatismo partigiano”. Per Lazraq, i partiti si muovono su un filo sottile: “C’è un difficile equilibrio tra il principio politico della parità e la logica pratica orientata alla conquista dei seggi”. La scommessa elettorale, in un sistema competitivo, porta i partiti a puntare sui candidati considerati “più capaci di mobilitare”, un’etichetta che, per inerzia storica, finisce ancora troppo spesso per favorire gli uomini.
Oltre la logica della “quota”
La vera sfida per la democrazia marocchina non è più solo garantire il numero, ma assicurare l’efficienza politica. La crescente presenza delle donne nelle istituzioni è un dato di fatto, ma la sfida ora è far sì che queste possano correre e vincere al di fuori dei percorsi protetti.
Il principio costituzionale di equità è vincolante, ma la sua applicazione richiede un cambio di passo che va oltre la mera concessione di seggi. Come sottolineato dagli esperti, la partita si gioca sulla capacità delle organizzazioni di partito di investire seriamente nella “riabilitazione” e nel supporto alle élite femminili, rendendo la loro candidatura locale non più un’eccezione, ma un’opzione elettorale naturale e competitiva.
Fonti: Hespress.com
