(AGENPARL) - Roma, 12 Giugno 2026 - Il bando SRC02 del Complemento di Sviluppo Rurale dell’Umbria 2023–2027 nasce come applicazione diretta dell’articolo 82 del Regolamento (UE) 2021/2115, che impone agli Stati membri di riconoscere indennità compensative ai proprietari forestali soggetti ai vincoli delle Misure di Conservazione Natura 2000. È un obbligo europeo, non una scelta regionale, e deriva a sua volta dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE e dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE, che impongono agli Stati di garantire la tutela degli habitat prioritari anche attraverso limitazioni alle attività selvicolturali. La Regione Umbria, nel recepire queste norme, ha costruito un sistema di compensazioni che però si scontra con una realtà economica e amministrativa molto diversa da quella immaginata dal legislatore europeo.
Il primo nodo riguarda l’entità delle indennità. Il Regolamento europeo consente di compensare solo i costi aggiuntivi e il mancato guadagno strettamente connessi al vincolo, escludendo qualsiasi forma di remunerazione aggiuntiva. Questo vincolo normativo spiega perché gli importi previsti dal bando siano così bassi: quaranta euro per ettaro per la maggior parte dei divieti, settanta euro per l’habitat 91L0, novantotto euro per il divieto di taglio di alcune specie e duecentosettanta euro per le fasce ripariali, che però si riducono drasticamente se la fascia di rispetto è inferiore ai quindici metri. La Regione non può superare questi limiti perché verrebbe accusata di aiuti di Stato non conformi. Il risultato è che il mancato reddito reale, che in un bosco ceduo maturo può superare i seicento o mille euro per ettaro, non viene realmente compensato. La legge europea impone il vincolo, ma non consente di compensarlo adeguatamente.
Il secondo ostacolo deriva dal quadro normativo regionale, in particolare dal Regolamento Forestale dell’Umbria R.R. 7/2002, che definisce il turno minimo dei boschi cedui e le condizioni per la gestione dei boschi d’alto fusto. Poiché il bando SRC02 può essere applicato solo alle superfici che “cadono al taglio” nel periodo di programmazione, la Regione è costretta a verificare che il bosco abbia raggiunto l’età minima prevista dal regolamento. Questo comporta un controllo tecnico complesso, che richiede la ricostruzione storica delle utilizzazioni e una descrizione dettagliata del soprassuolo. È un requisito imposto dalla normativa, ma che nella pratica si traduce in un aggravio di costi per i proprietari, costretti a rivolgersi a tecnici specializzati per redigere relazioni che spesso costano più dell’indennità ottenibile.
La burocrazia non nasce da un eccesso di zelo regionale, ma da un intreccio di norme europee e nazionali che impongono tracciabilità, verificabilità e controlli incrociati. Il sistema SIAN, previsto dal Decreto legislativo 228/2001 e dalle regole AGEA, obbliga a presentare domande digitali corredate da shapefile georeferenziati. La relazione tecnica deve contenere riferimenti catastali, estremi amministrativi del Piano di Gestione Forestale, descrizioni dettagliate del soprassuolo e indicazioni puntuali delle Misure di Conservazione. Tutto questo è richiesto per evitare contestazioni da parte della Commissione Europea, che negli ultimi anni ha intensificato i controlli sugli aiuti erogati in ambito Natura 2000. Ma il risultato è che un piccolo proprietario, magari con due o tre ettari di bosco, si trova davanti a un apparato amministrativo sproporzionato rispetto al beneficio economico.
Un ulteriore elemento critico deriva dall’esclusione dei boschi con pendenza superiore al cento per cento. Questa clausola, che appare tecnica, è in realtà il risultato dell’applicazione combinata del Regolamento Forestale regionale e delle linee guida europee sulla sicurezza delle operazioni selvicolturali. La Regione non può riconoscere indennità su superfici dove, per normativa, non sarebbe comunque possibile effettuare tagli in sicurezza. Ma in Umbria, dove gran parte dei boschi si trova su versanti ripidi, questa esclusione colpisce proprio le aree più naturali e più bisognose di tutela, creando un paradosso evidente: i boschi più preziosi dal punto di vista ecologico sono anche quelli che non possono accedere alle compensazioni.
La questione del Piano di Gestione Forestale rappresenta un altro ostacolo strutturale. Il PGF è previsto dall’articolo 6 del R.R. 7/2002 e, in presenza di determinate superfici o tipologie di bosco, diventa obbligatorio. La sua redazione comporta costi elevati, spesso superiori ai cinquemila euro, e richiede un iter amministrativo complesso che passa per l’approvazione regionale. Il bando SRC02, nel richiedere di indicare gli estremi del PGF e nel prevedere l’esclusione dei boschi con funzione protettiva, finisce per favorire solo i proprietari più strutturati, lasciando fuori la miriade di piccoli proprietari che costituiscono la vera ossatura del patrimonio forestale umbro.
Il risultato complessivo è un sistema che, pur essendo formalmente corretto e pienamente conforme alle normative europee e regionali, rischia di essere inefficace dal punto di vista pratico. Le compensazioni sono troppo basse per essere attrattive, la burocrazia è troppo pesante per essere sostenibile, i vincoli sono permanenti mentre i contributi sono temporanei e incerti, le esclusioni tecniche colpiscono proprio le aree più fragili e la complessità amministrativa scoraggia chi non dispone di strutture tecniche adeguate. È un modello che risponde più alla logica della conformità normativa che a quella della reale tutela del territorio.
Se la Regione Umbria vuole davvero rendere efficace l’intervento SRC02, dovrà aprire un confronto politico e tecnico con il Ministero e con la Commissione Europea per rivedere i criteri di calcolo delle indennità, semplificare le procedure, ridurre gli oneri documentali e rendere il sistema più accessibile alle piccole aziende forestali. In caso contrario, il rischio è che il bando rimanga un esercizio formale, un adempimento imposto dall’Europa che però non produce gli effetti attesi sul territorio, lasciando i proprietari soli di fronte a vincoli sempre più stringenti e a compensazioni sempre più insufficienti.
Normativa forestale regionale – Regolamento R.R. 7/2002
https://www.regione.umbria.it/agricoltura-e-foreste/foreste-e-selvicoltura (regione.umbria.it)