(AGENPARL) - Roma, 9 Giugno 2026 -
Nel cuore della nuova Politica Agricola Comune, accanto ai pagamenti diretti e agli ecoschemi, c’è un motore silenzioso ma potentissimo: l’innovazione. Non quella astratta dei laboratori, ma quella che nasce nei campi, nelle stalle, nelle aziende agricole che ogni giorno affrontano sfide climatiche, economiche e tecnologiche. È qui che entrano in gioco i Gruppi Operativi del PEI‑AGRI, i progetti pilota, le reti di innovazione e le piattaforme di scambio tra agricoltori, strumenti previsti dal Regolamento (UE) 2021/2115 e integrati nel sistema AKIS, il nuovo ecosistema europeo della conoscenza agricola.
Il legislatore europeo ha scelto di investire su un modello semplice e rivoluzionario: mettere insieme chi ha un problema e chi può contribuire a risolverlo. I Gruppi Operativi (GO) sono alleanze temporanee tra agricoltori, ricercatori, consulenti, imprese agroalimentari, startup e amministrazioni pubbliche. Nascono per affrontare sfide concrete: ridurre l’uso di fitofarmaci, migliorare la gestione del suolo, sperimentare tecniche di agricoltura di precisione, adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Sono finanziati dal FEASR e rappresentano uno degli strumenti più efficaci per trasformare la ricerca in soluzioni operative.
Accanto ai GO, la PAC sostiene progetti pilota che testano innovazioni in condizioni reali, verificandone la sostenibilità economica e ambientale. Sono laboratori a cielo aperto, dove nuove tecnologie e pratiche vengono sperimentate prima di essere diffuse su larga scala. È un passaggio cruciale: senza sperimentazione, l’innovazione rischia di restare confinata nei centri di ricerca o nelle aziende più avanzate.
A dare continuità a questo processo ci sono le reti di innovazione, coordinate dalla Rete PAC europea. Il loro compito è mettere in collegamento territori, idee e soluzioni: un Gruppo Operativo italiano può imparare da uno spagnolo, un progetto pilota francese può essere replicato in Polonia. È un’innovazione che viaggia, si adatta, si moltiplica.
Infine, la PAC riconosce un principio spesso sottovalutato: gli agricoltori imparano soprattutto da altri agricoltori. Per questo promuove piattaforme di scambio, incontri tecnici, visite aziendali, living labs, workshop tematici e strumenti digitali che facilitano la condivisione di esperienze. È la conoscenza che passa “da campo a campo”, senza filtri, con un’efficacia che nessun manuale tecnico può eguagliare.
Tutti questi strumenti si inseriscono nel quadro dell’AKIS, definito dall’articolo 3 del Regolamento (UE) 2021/2115 come la combinazione di flussi di conoscenza tra persone, organizzazioni e istituzioni che producono e utilizzano innovazione in agricoltura. L’AKIS è un pilastro trasversale della PAC 2023–2027: deve sostenere la digitalizzazione, la transizione ecologica, la diffusione delle buone pratiche e il ricambio generazionale, in coerenza con gli obiettivi specifici dell’articolo 6 del regolamento.
In un settore che affronta sfide sempre più complesse – volatilità dei mercati, crisi climatiche, pressione ambientale, difficoltà di redditività – questi strumenti rappresentano una risposta concreta e strutturale. Non si limitano a finanziare l’innovazione: la organizzano, la rendono accessibile, la trasformano in un bene comune.
Se funzioneranno, potranno davvero cambiare il volto dell’agricoltura europea: più sostenibile, più digitale, più competitiva. E soprattutto più capace di costruire il proprio futuro, non subendolo ma guidandolo, grazie a una rete di conoscenza che parte dai campi e torna ai campi, passando per ricerca, imprese e istituzioni.