
(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - Asaad Hassan al-Shaibani ministero degli esteri siriano (Crediti: Andrii Sybiha, Minister of Foreign Affairs of Ukraine, CC BY 4.0)
Il regime siriano cambia registro: Damasco ha avviato lo smantellamento totale delle ultime scorte di armi chimiche rimaste dall’era Assad. Non è solo pulizia tecnica, è un segnale geopolitico pesante.
Il blitz della trasparenza Il ministro degli Esteri Asaad Hassan al-Shaibani ha confermato l’apertura dei siti. Sotto la supervisione dell’OPCW, squadre specializzate stanno recuperando:
- Munizioni chimiche pronte all’impiego.
- Precursori tossici nascosti in depositi segreti.
- Tecnologie di miscelazione di livello militare.
Perché Damasco lo fa ora? Dopo anni di ostracismo e sanzioni, la Siria sta cercando una via d’uscita dall’isolamento internazionale. Distruggere il “capitolo chimico” è il prezzo da pagare per sedersi al tavolo della diplomazia che conta. È un’operazione di maquillage geopolitico: Damasco sacrifica il suo arsenale più controverso per ottenere legittimità.
La conferma internazionale L’OPCW ha confermato le ispezioni “a tappeto” in decine di siti. La minaccia chimica, per anni una spada di Damocle sul Medio Oriente, viene ora neutralizzata. Per il regime è la mossa decisiva per chiudere i conti con il passato e proporsi come attore di una “nuova Siria”.
https://sana.sy/en/syria/2319876