(AGENPARL) - Roma, 26 Maggio 2026 - La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di trasformarsi in una nuova tassa occulta sulle piccole imprese milanesi. Non solo grandi industrie energivore o trasporti internazionali: a essere colpite sono soprattutto le attività di prossimità, quelle che ogni giorno, consegnano prodotti, effettuano manutenzioni, assistenza tecnica e servizi locali.
È quanto emerge da una analisi di CNA sugli effetti del rincaro di petrolio, carburanti ed energia sulle micro e piccole imprese. L’aumento medio del gasolio può arrivare a quasi 1.000 euro l’anno per un artigiano con un furgone; circa 1.900 euro annui per una microimpresa con due furgoni; quasi 2.900 euro annui per una microimpresa con tre furgoni; oltre 1.600 euro l’anno per un NCC; circa 2.000 euro l’anno per un taxi; oltre 10mila euro annui per una piccola impresa del trasporto merci. Un extra costo che oscilla tra i 3 e i 4 miliardi l’anno.
“Ogni crisi geopolitica presenta il conto alle imprese più piccole per prime, e questa non fa eccezione anche per Milano – afferma Matteo Reale, Presidente di CNA Milano -. Quello che stiamo documentando non è un disagio temporaneo: è una nuova tassa occulta che si abbatte su chi non ha i margini per assorbirla e che rischia di ribaltarsi sui consumatori, in una situazione in cui il nostro territorio vive già un rialzo inflattivo significativo.”
Un impiantista percorre mediamente 25-30mila chilometri l’anno; un tecnico manutentore effettua anche 5-6 interventi al giorno; panifici, lavanderie, gelaterie e laboratori artigiani devono sostenere contemporaneamente l’aumento dei costi energetici e delle consegne.
Per un furgone artigiano che percorre 30mila chilometri l’anno, con un consumo medio di 11 chilometri al litro, il rincaro del gasolio determina un aggravio di circa 955 euro annui. Per un’attività con tre mezzi, il conto sale a quasi 2.900 euro, una cifra che può equivalere a una mensilità di affitto del laboratorio o di un piccolo capannone.
Ancora più pesante l’impatto per chi vive di chilometri. Un NCC che percorre 60mila chilometri l’anno può sostenere oltre 1.600 euro di costi aggiuntivi; un taxi con 80mila chilometri annui arriva a circa 2mila euro. Per una piccola impresa di autotrasporto merci, con un mezzo che percorre 120mila chilometri l’anno e consuma mediamente un litro ogni 4 chilometri, l’aggravio supera i 10.500 euro.
Le imprese milanesi, il cui modello produttivo è basato su reti di artigiani, manutentori, installatori, trasporto leggero e filiere locali che lavorano quotidianamente “su gomma” sono dunque a forte rischio. In Italia inoltre circolano circa 4,6 milioni di furgoni e veicoli commerciali leggeri. Se anche solo la metà fosse interessata da un aggravio medio vicino ai 1.000 euro annui, l’impatto complessivo del caro gasolio supererebbe i 2 miliardi di euro solo per il maggior costo del carburante.
“Di fronte a shock esterni che le singole imprese non possono governare, il ruolo dei corpi intermedi diventa decisivo – prosegue Reale -. CNA chiede al Governo misure immediate: un intervento sulle accise per uso professionale e un fondo di compensazione per le microimprese più esposte. Non basta monitorare la crisi: bisogna agire prima che diventi irreversibile.”
