(AGENPARL) - Roma, 23 Maggio 2026 - Dopo la prudenza espressa sul negoziato con gli USA, il Ministro degli Esteri iraniano avvia un fitto giro di consultazioni con Oman, Turchia, Qatar, Iraq e Giappone. L’obiettivo: allargare il perimetro di garanzie per la fine del conflitto

l Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, impegnato in un ciclo di consultazioni diplomatiche internazionali per la risoluzione del conflitto. (Fonte: Tasnim News Agency)
Mentre si attende di capire se i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti possano davvero sbloccarsi, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dato vita nelle ultime ore a un’intensa attività diplomatica.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim, Araqchi ha tenuto una serie di conversazioni telefoniche con i vertici diplomatici di Oman, Turchia, Qatar, Iraq e Giappone. Il messaggio che emerge è chiaro: Teheran non si affida esclusivamente al canale di mediazione pakistano, ma sta cercando di costruire una cornice di sostegno internazionale molto più ampia.
Una strategia di “sicurezza” diplomatica
Le telefonate non si sono limitate a colloqui di cortesia. Il focus è stato esplicitamente quello di prevenire un ulteriore aumento delle tensioni e lavorare in modo concertato per porre fine alla guerra di aggressione che Teheran attribuisce al fronte USA-Israele.
Per l’Iran, questa è una mossa tattica precisa:
- Internazionalizzare la crisi: Coinvolgendo attori regionali (come Oman, Qatar e Iraq) e partner globali (come il Giappone), l’Iran cerca di creare una rete di pressione che impedisca il ritorno alle “richieste massimaliste” di Washington.
- Non farsi isolare: Diversificare gli interlocutori permette a Teheran di mantenere alta l’attenzione sulla fine del conflitto su tutti i fronti, Libano incluso, senza essere schiacciata dal solo tavolo negoziale con la Casa Bianca.
La diplomazia iraniana, dunque, non è ferma. Al contrario, si muove su più binari paralleli, consapevole che per giungere a un cessate il fuoco duraturo non bastano gli annunci, ma serve una garanzia collettiva internazionale.