(AGENPARL) - Roma, 9 Maggio 2026 - Quando il linguaggio si arresta di fronte all’indicibile della guerra, subentra la materia. Alla Biennale di Venezia, la narrazione di Gaza abbandona i lanci d’agenzia per affidarsi alla potenza visiva di Majd Abdel Hamid. L’artista trasforma l’antico ricamo palestinese in un atto di resistenza attraverso un’opera monumentale composta da 100 pannelli ricamati.
L’installazione evidenzia come, nel silenzio delle diplomazie, le trame intrecciate diventino l’unico alfabeto possibile per documentare la distruzione e l’esistenza di un popolo. È una risposta corale alla “cancellazione” dell’identità nazionale denunciata nel recente report ONU di Michael Lynk.
Oltre la cronaca: l’archivio tessile di Abdel Hamid
Mentre i report internazionali documentano la distruzione sul campo, questa sequenza di ricami si fa carico di:
• Geografie frammentate: i pannelli ricompongono simbolicamente una nazione divisa tra Ramallah, Gerusalemme e Beirut.
• Il tempo della cura: la pazienza necessaria per i 100 ricami contrasta con la velocità della distruzione bellica.
• Testimonianza attiva: l’opera trasforma il trauma in un archivio tattile, salvando la memoria dall’oblio delle macerie.
La responsabilità del racconto
In un mondo capace di dare un nome a ciò che accade a Gaza ma incapace di fermarlo, l’arte diventa il luogo della testimonianza in tempo reale. Come ricordano le donne palestinesi che continuano a tessere queste storie, la loro è una risposta collettiva all’ultimo insegnamento del poeta e mentore Refaat Alareer, ucciso nel conflitto: “Se devo morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia”.
