(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - La tensione diplomatica tra Washington e Teheran si sposta al Palazzo di Vetro. La missione permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite ha lanciato un appello formale a tutti gli Stati membri affinché respingano la bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati del Golfo sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Lo scontro sui “passaggi sicuri”
Secondo Teheran, la risoluzione americana – volta a garantire il libero transito marittimo – sarebbe “viziata” e “politicamente motivata”. L’Iran accusa gli USA di voler utilizzare il pretesto della “libertà di navigazione” per legittimare azioni illegali e far avanzare la propria agenda politica nell’area.
La controproposta di Teheran
Per la missione iraniana, non esistono scorciatoie: l’unica soluzione praticabile per la crisi nello Stretto di Hormuz è il ripristino della normalità attraverso tre pilastri:
• La fine permanente delle ostilità belliche.
• La revoca totale del blocco marittimo.
• Il ripristino delle normali rotte di passaggio.
L’analisi: Hormuz come leva sul nucleare
Questa mossa all’ONU arriva mentre i canali diplomatici in Pakistan lavorano febbrilmente alla revisione del “memorandum di una pagina” svelato nelle scorse ore. L’irrigidimento dell’Iran sullo Stretto di Hormuz appare come una manovra di negoziazione aggressiva: Teheran alza la posta sul controllo delle rotte commerciali per compensare le pesanti concessioni tecniche sul programma nucleare che Trump sta esigendo.
