(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - C’è un documento che oggi scotta tra le mani dei diplomatici: è l’appello lanciato dal Libano durante il Summit Arabo-Islamico (OIC). Rileggere quel testo oggi, mentre la Valle della Bekaa viene colpita per la prima volta dall’inizio della crisi, trasforma quelle promesse solenni in un atto d’accusa contro l’inerzia internazionale.
Le promesse di carta del Summit
Nel documento citato, la posizione libanese era stata cristallina, fondata su pilastri che oggi appaiono polverizzati dai raid:
• Sovranità violata: Il Summit invocava il sostegno internazionale per proteggere l’integrità territoriale del Libano, definendolo il fulcro della “stabilità regionale”. Oggi, quella sovranità è ignorata mentre il raggio d’azione delle operazioni militari si allarga senza sosta.
• L’Esercito come garante: Si chiedeva un impegno corale per rafforzare le forze armate libanesi, affinché potessero estendere l’autorità dello Stato su ogni centimetro del territorio. Nella realtà di questo mercoledì, le istituzioni libanesi osservano impotenti un’escalation che le scavalca completamente.
• Solidarietà Araba vs Realtà: Il documento sottolineava la necessità di un fronte diplomatico unito. Tuttavia, mentre le grandi potenze firmano memorandum su sanzioni e nucleare, il Libano sembra essere stato rimosso dall’agenda delle priorità.
Il Memorandum “orbo”: USA e Iran trattano, il Libano brucia
Il paradosso è brutale: mentre filtra la notizia di un memorandum di una sola pagina per disinnescare lo scontro diretto tra Washington e Teheran, il Libano resta il grande escluso dall’equazione della pace. È la prova di una tregua selettiva.
Si salvano le rotte petrolifere e i siti nucleari, ma si lascia “licenza di colpire” nella Valle della Bekaa. La diplomazia ha creato un costrutto sulla carta che protegge i grandi interessi, ma lascia scoperto il fianco di una nazione stremata.
Conclusione: Un Paese sacrificato sull’altare dei Grandi
Non siamo di fronte a una semplice escalation militare, ma a un fallimento diplomatico di proporzioni storiche. Il Libano è passato dall’essere la “priorità” dei vertici arabi a diventare il terreno di sfogo dove il cessate il fuoco non deve valere. Chi oggi si limita a rilanciare i successi dei negoziati, ignora deliberatamente che per Beirut la pace è diventata un fantasma.
