(AGENPARL) - Roma, 6 Maggio 2026 - Mentre il Segretario di Stato Marco Rubio atterra in Europa per blindare l’asse con l’Italia e il Vaticano, a Washington esplode il caso del nucleare israeliano. Trenta deputati democratici rompono il tabù decennale e chiedono formalmente a Rubio di ammettere l’arsenale di Tel Aviv. Una mossa che rischia di far saltare la coerenza della dottrina americana nel Golfo proprio mentre si negozia con Teheran.
La diplomazia del sorriso e della fermezza che il Segretario di Stato Marco Rubio sta portando nelle capitali europee deve fare i conti con un “fuoco amico” (o meglio, dell’opposizione) che arriva direttamente da Capitol Hill. Una lettera formale, inviata il 4 maggio e guidata dal deputato Joaquin Castro insieme ad altri 29 colleghi, mette Rubio con le spalle al muro su quello che è da sempre il “segreto di Pulcinella” del Medio Oriente: le armi nucleari di Israele.
Il Silenzio Indifendibile
I firmatari definiscono il silenzio degli Stati Uniti come “indifendibile” nel contesto dell’attuale guerra contro l’Iran. “Non possiamo sviluppare una politica di non proliferazione coerente per il Medio Oriente”, scrivono i parlamentari, “mantenendo una politica di silenzio ufficiale sulle capacità nucleari di una delle parti centrali del conflitto”. La lettera sottolinea come gli Stati Uniti stiano combattendo una guerra “fianco a fianco” con un Paese di cui ufficialmente rifiutano di riconoscere il potenziale atomico, nonostante il sito di Dimona sia stato preso di mira dai missili iraniani durante il conflitto.
La sfida alla dottrina Trump
Mentre l’amministrazione Trump giustifica l’offensiva contro Teheran e le sanzioni contro i programmi atomici di Arabia Saudita ed Emirati con la necessità di un Medio Oriente denuclearizzato, la lettera di Castro svela il fianco scoperto dell’ipocrisia diplomatica. I Dem chiedono a Rubio risposte precise su:
• Il numero di testate israeliane e i dettagli sui lanciatori.
• Le capacità di arricchimento e produzione di materiale fissile (incluso il plutonio) a Dimona.
• Se Israele abbia comunicato a Washington le proprie “linee rosse” o una dottrina specifica per l’uso dell’arma atomica in caso di escalation estrema.
Un rischio calcolato?
Per Rubio, la questione è esplosiva. I firmatari chiedono che Israele sia tenuto allo stesso standard di trasparenza riservato a nazioni come Regno Unito, Francia, India o Pakistan. Un’ammissione ufficiale della natura nucleare di Israele potrebbe avere ripercussioni legali enormi sulla gestione degli aiuti militari statunitensi.
Mentre l’Italia si prepara ad accogliere Rubio per discutere di stabilità e tregue nel Golfo, questo documento ricorda che la partita si gioca su un terreno minato dove la trasparenza richiesta ai nemici non viene applicata agli alleati. Per Rubio, il viaggio a Roma si trasforma in un esercizio di equilibrismo senza precedenti tra la geopolitica di guerra e la pressione interna del Congresso.
https://castro.house.gov/download/israel-nuclear-letter
