(AGENPARL) - Roma, 20 Aprile 2026 - L’asse della politica di difesa giapponese sta subendo una trasformazione radicale sotto il governo Takaichi, segnando il superamento definitivo dei vincoli costituzionali del dopoguerra. Il segnale più tangibile di questa svolta è l’accordo da 7 miliardi di dollari siglato con l’Australia per la fornitura di navi da guerra, operazione che rappresenta il più grande trasferimento tecnologico militare dal 2014.
Parallelamente alle commesse internazionali, Tokyo si appresta a varare entro questo mese una revisione normativa cruciale: la modifica dei “Tre Principi sul Trasferimento di Equipaggiamento e Tecnologia di Difesa”. Il nuovo quadro legislativo punta a eliminare l’obbligo di approvazione parlamentare preventiva per l’esportazione di armi letali, garantendo una velocità d’azione senza precedenti al complesso militare-industriale nazionale, trainato dai giganti Mitsubishi e Kawasaki Heavy Industries.
La proiezione militare giapponese non si limita però ai soli contratti commerciali. Venerdì scorso, il cacciatorpediniere JS Ikazuchi ha attraversato lo Stretto di Taiwan, innescando una crisi diplomatica con Pechino. Il Comando del Teatro Orientale della PLA ha risposto mobilitando forze navali e aeree per il monitoraggio ravvicinato dell’unità, mentre il governo cinese ha inoltrato proteste formali definendo la manovra una provocazione deliberata.
Secondo quanto riportato dal Global Times, questa accelerazione si inserisce in una più ampia integrazione del Giappone nei blocchi a guida occidentale. I legami sempre più stretti con la NATO e il ruolo attivo nel quadro AUKUS — testimoniato proprio dalla fornitura di fregate Mogami all’Australia — confermano la volontà di Tokyo di porsi come perno strategico regionale. Pechino ha risposto esortando il Giappone a riflettere sulla propria storia di aggressione e a interrompere ogni azione che possa alimentare il confronto bellico nell’area.
https://www.globaltimes.cn/page/202604/1359300.shtml
