(AGENPARL) - Roma, 20 Aprile 2026 - L’attacco subito dall’Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz non sono stati un evento isolato, ma l’inizio di un “terremoto economico” i cui effetti devastanti si vedranno nel secondo trimestre del 2026. L’analisi di Dan Steinbock evidenzia come il passaggio dalla crisi energetica allo shock economico permanente stia colpendo duramente soprattutto il “Sud Globale”.
Il punto focale non è solo il petrolio (schizzato sopra i 110 dollari al barile), ma il GNL (Gas Naturale Liquefatto). Se il petrolio è sostituibile, il gas è il vero “vincolo vincolante” per l’Asia: il 20% del flusso globale transita per Hormuz e le alternative a breve termine sono inesistenti. Paesi come Giappone, Corea del Sud e Vietnam sono i più esposti, con una produzione industriale (petrolchimica, plastica, fertilizzanti) già in frenata a causa dell’impennata dei costi dei raw materials (+143% per il GNL).
L’analisi mette in guardia su un effetto domino inevitabile:
• Inflazione da costi: L’aumento di elettricità e logistica si sta trasferendo direttamente sui prezzi al consumo.
• Svalutazione monetaria: I paesi importatori di energia vedono le proprie valute crollare mentre le banche centrali sono costrette a ritardare il taglio dei tassi per frenare i prezzi.
• Revisione del PIL: Le stime di crescita per l’Asia sono in caduta libera (Filippine dal 6% al 3,7%, Corea del Sud sotto l’1%).
Mentre la Cina mostra una maggiore resilienza grazie a fonti energetiche alternative e strumenti politici diversificati, il resto del continente affronta una “emergenza energetica”. Il fragile cessate il fuoco attuale non è una normalizzazione: l’incertezza mantiene alto il premio al rischio. Se la diplomazia fallirà, il petrolio potrebbe toccare i 150 dollari, trascinando l’economia globale in una recessione profonda.
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