(AGENPARL) - Roma, 14 Aprile 2026 - Il blocco navale proclamato dalla Casa Bianca sullo Stretto di Hormuz mostra le prime crepe irreversibili, trasformandosi in un corto circuito diplomatico per l’amministrazione Trump. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche e dalle principali agenzie dell’area, come la russa Tasnim, l’Arabia Saudita avrebbe ufficialmente negato il proprio supporto logistico e politico all’operazione di pattugliamento USA, invocando la via della “stabilità regionale” e della diplomazia.
I DATI SATELLITARI SMENTISCONO IL PENTAGONO
A certificare il fallimento tecnico della “linea dura” sono i dati tecnici di LSEG (London Stock Exchange Group): nonostante gli avvertimenti di Washington, la petroliera cinese Rich Starry ha completato il transito nello Stretto senza alcuna intercettazione. Un passaggio che smentisce la narrativa della deterrenza totale finora sostenuta dal Pentagono.
L’OFFENSIVA DI TEHERAN E IL FRONTE ARABO
Mentre l’Iran denuncia formalmente il blocco alla sede dell’ONU come una “violazione della sovranità”, la diplomazia di Teheran ha avviato colloqui serrati con Qatar e Pakistan. L’obiettivo è la creazione di un sistema di sicurezza collettiva che escluda le “interferenze esterne” degli Stati Uniti. Una proposta che, dopo lo smarcamento di Riad, isola politicamente la Quinta Flotta.
L’EFFETTO BOOMERANG
La strategia del “massimo isolamento” lanciata da Trump sembra dunque tornare indietro: invece di compattare gli alleati contro l’Iran, ha spinto le potenze del Golfo e la Russia a fare fronte comune per evitare un’escalation che metterebbe a rischio l’economia globale. Con la Cina che ignora i diktat e i sauditi che scelgono la prudenza, il blocco di Hormuz rischia di passare alla storia come il primo grande scacco tattico della nuova era Trump.