(AGENPARL) - Roma, 13 Aprile 2026 - Mentre i cieli d’Africa accolgono il messaggio di fratellanza di Leone XIV, la terra trema sotto i colpi di un’invettiva che trasuda il bullismo dei nostri tempi. Donald Trump ha scelto di nuovo la via dell’insulto, lanciato con quel consueto atteggiamento drogato da un narcisismo dilagante: un atto di prevaricazione verbale che punta solo all’umiliazione dell’interlocutore, ignorando la sacralità dei ruoli.
Ma se da Washington arrivano urla, dall’aereo papale giunge una lezione di stile che è un capolavoro di distacco. “La gente può giudicare da sé”, ha tagliato corto il Pontefice. Una risposta che è una dichiarazione di irrilevanza verso chi usa il fango come argomentazione. Il Papa, in volo verso Algeri per costruire ponti, chiarisce che non ha tempo per chi vive di recinti e scontri mediatici.
Alcuni rappresentanti di Governo hanno bollato come “inaccettabili” le affermazioni di Trump, ma la sensazione è quella di una reazione d’ufficio, una solidarietà diplomatica che manca di quella perentorietà necessaria quando si tocca il vertice della cristianità.
Non ci vuole tanto per dire “giù le mani dal Papa” con una forza che vada oltre il protocollo. Mentre Leone XIV emana un senso di pace che mette a nudo la mediocrità di certi attacchi, resta l’impressione di una politica che preferisce non alzare troppo la voce. Ma la dignità, quella vera, non dovrebbe accettare sfumature.
