(AGENPARL) - Roma, 23 Febbraio 2026 - Materassi stesi a terra, candele accese in ambienti fatiscenti, condizioni igienico-sanitarie precarie. È questa la situazione documentata all’interno dell’ex liceo Manzoni di via Rubattino 6, edificio occupato da anni nella zona Est di Milano e tornato oggi al centro delle polemiche.
Le immagini e le segnalazioni raccolte nelle ultime settimane descrivono spazi degradati, privi di adeguate condizioni di sicurezza e con evidenti criticità sotto il profilo sanitario. Un quadro che riaccende l’attenzione su uno stabile che da tempo attende una soluzione definitiva, tra ipotesi di demolizione, ricostruzione e progetti mai realmente partiti.
Il caso si inserisce in un clima già teso sul fronte urbanistico cittadino. Dopo l’inchiesta della Procura sulle presunte irregolarità nelle procedure edilizie e il tema delle cosiddette “case sospese” — cantieri bloccati e interventi in attesa di chiarimenti amministrativi — la vicenda di via Rubattino diventa, per molti residenti, il simbolo di uno stallo più ampio che riguarda diverse aree della città.
Secondo Nicholas Vaccaro, vicepresidente del Comitato Sicurezza per Milano, «via Rubattino rappresenta il simbolo di uno stallo che dura da troppo tempo: tra permessi edilizi in attesa e progetti di demolizione e ricostruzione, nel frattempo il quartiere convive con degrado e insicurezza».
«Mentre Milano discute di urbanistica e di procedure semplificate o contestate», conclude Vaccaro, «ci sono interi immobili che restano sospesi, né riqualificati né messi in sicurezza. La città non può permettersi zone grigie dove la legalità resta in attesa di un timbro».
Alla luce delle condizioni segnalate, si rende necessario un intervento tempestivo delle autorità competenti — dal Comune alle forze dell’ordine, fino agli enti sanitari — per verificare lo stato dell’immobile, accertare eventuali rischi per le persone e per il quartiere e individuare una soluzione definitiva.
Il nodo non è solo urbanistico, ma anche sociale e di sicurezza: lasciare edifici in una condizione di abbandono e occupazione prolungata significa alimentare degrado e tensioni. Per questo, residenti e comitati chiedono che si passi finalmente dalle carte ai fatti, restituendo legalità e prospettive concrete a un’area che da anni attende risposte.





