(AGENPARL) – Roma, 19 Febbraio 2026
Il Giubileo straordinario del 2033 non è semplicemente un altro grande evento da organizzare. È una data che pesa nella storia: duemila anni dalla Redenzione, dalla passione, morte e resurrezione di Cristo. Un anniversario che, come ha ricordato monsignor Rino Fisichella, avrà una portata non solo religiosa ma universale. E proprio per questo, non può essere gestito con l’approccio emergenziale che ha segnato – almeno in parte – il Giubileo 2025.
Oggi Roma ha davanti a sé un bivio. Continuare a rincorrere le scadenze, oppure trasformare l’esperienza recente in una strategia strutturale di lungo periodo.
La lezione del 2025: ritardi, tensioni e cantieri aperti
Il Giubileo 2025 è stato un banco di prova complesso. Ha prodotto risultati importanti – riqualificazioni attese da anni, sinergie istituzionali rafforzate, infrastrutture finalmente riaperte – ma ha anche mostrato fragilità strutturali.
Le relazioni della Corte dei Conti hanno certificato ritardi significativi. Dei 57 interventi “essenziali e indifferibili”, solo poco più della metà risultava completata nei tempi previsti; altri erano in fase di conclusione, diversi ancora in corso o addirittura non avviati. Centinaia di progetti – tra fondi ordinari e risorse del PNRR – hanno subito rallentamenti rispetto al cronoprogramma iniziale.
Emblematico il caso dell’area dei Fori Imperiali, cuore simbolico della città, dove il progetto CArMe (Centro Archeologico Monumentale) è stato realizzato solo in parte. Altri interventi strategici per la mobilità – parcheggi, riqualificazioni di piazze, nodi ferroviari – sono slittati oltre l’avvio ufficiale dell’Anno Santo.
In qualità di commissario straordinario, il sindaco Roberto Gualtieri aveva spiegato che una parte dei ritardi era legata alla fase iniziale di incertezza istituzionale, segnata dalla caduta del governo guidato da Mario Draghi, dopo la crisi politica che coinvolse il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Un rallentamento che incise sulla nomina commissariale e sull’avvio pieno della macchina organizzativa.
Spiegazioni comprensibili, ma non replicabili. Per il 2033, nessuno potrà appellarsi all’emergenza o all’imprevisto.
Rocca e Gualtieri: la politica che prova a fare sistema
È in questo contesto che assume un valore politico rilevante la convergenza tra Gualtieri e il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Due amministratori di schieramenti opposti che, agli Stati Generali del Turismo, hanno scelto una linea comune: iniziare subito.
“Otto anni passano in fretta”, hanno ripetuto entrambi. Non è una frase retorica. È la presa d’atto che il tempo amministrativo scorre più veloce di quello politico. Progettare un’infrastruttura complessa, bandire gare, gestire contenziosi, aprire e chiudere cantieri: tutto richiede anni. E Roma non può permettersi un’altra “corsa contro il tempo pazzesca”, per usare le parole del sindaco.
La vera novità non è l’annuncio, ma il metodo: consolidare il cosiddetto “modello Giubileo”, una cabina di regia stabile tra Comune, Regione e Governo, capace di coordinare risorse, poteri derogatori e monitoraggio costante. Un modello che nel 2025, pur tra difficoltà, ha dimostrato di poter funzionare quando la filiera istituzionale si muove in modo complementare.
L’appello di Fisichella: “Servono almeno cinque anni”
Sul piano ecclesiale, l’avvertimento è arrivato con chiarezza. Monsignor Fisichella ha detto senza ambiguità: “Il Giubileo del 2033 è dietro l’angolo. Abbiamo iniziato a preparare questo Giubileo con due anni di anticipo e non sono stati sufficienti. Per preparare un Giubileo ci vogliono cinque anni”.
Non è solo un richiamo tecnico. È un invito culturale. Le istituzioni – Parlamento incluso – devono riscoprire la dimensione strutturale di un Giubileo, che per definizione arriva ogni 25 anni e non può essere trattato come un evento improvviso.
Fisichella ha inoltre ricordato che il 2033 dovrà ricalcare, per importanza, il Grande Giubileo del 2000 voluto da Giovanni Paolo II. Ma con una differenza sostanziale: nel 2033 si celebrerà il bimillenario della Redenzione. Non solo un anniversario cristiano, ma un evento che riporta Roma al centro dell’attenzione globale.
Risorse e governance: la partita vera
Il Governo si prepara a prorogare l’operatività della Società Giubileo 2025 fino al 2033. È una scelta strategica: significa non disperdere competenze, mantenere una struttura dedicata, garantire continuità nella gestione del “Piano degli Interventi”.
Il budget del 2025 si è attestato intorno ai 5 miliardi di euro; per il 2033 si prevede una dotazione persino superiore. Ma la lezione della Corte dei Conti è inequivocabile: non basta stanziare fondi. Occorrono trasferimenti tempestivi, monitoraggio aggiornato, poteri sostitutivi nei confronti dei soggetti inadempienti, trasparenza nei cronoprogrammi.
Il rischio, altrimenti, è che l’enorme macchina finanziaria resti impantanata tra burocrazia e contenziosi, mentre la città si ritrova ancora una volta con cantieri aperti durante l’evento.
Emergenza o visione?
Il Giubileo 2025 ha mostrato che Roma è capace di reagire. Ma ha anche dimostrato che il modello emergenziale non è più sostenibile. Il 2033 è una scadenza certa, nota, programmabile.
La differenza tra fallimento e successo non si misurerà solo nei numeri dei pellegrini o nel volume degli investimenti, ma nella capacità di trasformare l’evento in un’occasione di rigenerazione strutturale: mobilità più efficiente, periferie riqualificate, infrastrutture resilienti, turismo stabilizzato.
Rocca e Gualtieri hanno scelto di giocare d’anticipo. Fisichella ha ricordato che il tempo stringe. La Corte dei Conti ha già indicato le criticità da non ripetere.
Ora la responsabilità è collettiva. Perché il 2033 non è un’emergenza improvvisa. È una data scritta nella storia. E questa volta, davvero, non ci saranno scuse.
