(AGENPARL) - Roma, 6 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Fri 06 February 2026 INFORMAZIONE ISTITUZIONALE
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Ufficio Stampa
TS 6/2/2026
DOMANI, SABATO 7 FEBBRAIO ALLE ORE 17 IN LARGO
PANFILI PERFORMANCE ARTISTICA IN OCCASIONE DELLA
GIORNATA DEL RICORDO
Sabato 7 febbraio alle ore 17, in Largo Panfili si svolgerà una
performance artistica promossa dall’Accademia di Belle Arti di Reggio
Calabria e dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) in coorganizzazione con il Comune di Trieste, in occasione della Giornata del
Ricordo.
L’iniziativa è pensata come un momento di riflessione civile e di memoria
pubblica, aperto alla cittadinanza.
La performance prevede un intervento artistico di valore simbolico,
concepito per evocare, attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, il
tema della memoria e della tragedia delle foibe.
L’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, guidata dal Direttore Prof.
Piero Sacchetti, è da anni impegnata in un percorso di ricerca artistica e
culturale che intreccia formazione, sperimentazione e responsabilità civile.
L’intervento artistico e performativo proposto in occasione della Giornata
del Ricordo nasce come una riflessione visiva e corporea sulla perdita, sulla
violenza e sulla sospensione della vita, ispirata alle tragiche vicende delle foibe.
Al centro dell’azione vi sono esclusivamente i corpi: corpi umani privi di
identità, resi anonimi dal colore bianco, colti in una condizione di caduta e di
abbandono.
La performance curata dal Prof. Marcello Francolini e dalla coreografa
Vittoria Guarracino, vede la partecipazione degli studenti Andrea Albanese,
Angela Gargano, Roberta Giamboi, Maria Guarnera, Davide La Gamba e
Denise Violani. L’azione scenica nasce da un processo di ricerca gestuale che
prende avvio da azioni primarie e archetipiche legate alla percezione fisica
della fossa: scavare, riempire, cadere, aggrapparsi, mantenere, respirare. Gesti
essenziali, reiterati e trasformati, che conducono il pubblico verso la riscoperta
di un sentire primordiale, in cui il corpo si fa segno, traccia e luogo di memoria.
La performance non racconta una storia, ma costruisce un campo emotivo
e simbolico. Le movenze, le sospensioni e le ridondanze dell’azione fisica si
trasformano in atti simbolici capaci di evocare una memoria profonda e
complessa, che non si lascia ridurre a immagini illustrative o a narrazioni
didascaliche. Assecondando i principi della contact improvisation, la struttura
dell’opera si sviluppa attraverso le relazioni tra i performer, rendendo visibile
una dinamica continua di sostegno, perdita ed equilibrio precario che
attraversa i corpi e lo spazio. In questo contesto, la caduta non è
rappresentata come un evento concluso, ma come una condizione persistente,
una tensione che permane nel tempo e che diventa metafora della
disumanizzazione, della cancellazione e della violenza esercitata sui corpi
prima ancora che sulle storie.
Monumentum si configura così come un atto di memoria collettiva, in cui il
linguaggio del corpo si afferma come strumento di testimonianza e
responsabilità civile, invitando lo spettatore a un’esperienza di ascolto,
riflessione e consapevolezza.
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