(AGENPARL) - Roma, 2 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Mon 02 February 2026 “Anche il silenzio è parola”, Miccini in mostra a Palazzo Strozzi
Sacrati
“Anche il silenzio è parola”. È il titolo della mostra dedicata a
Eugenio Miccini, poeta visivo fiorentino e figura centrale dell’avanguardia
italiana del secondo Novecento, inaugurata oggi a Palazzo Strozzi Sacrati
dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dall’assessora alla
cultura Cristina Manetti.
L’esposizione presenta 43 opere provenienti dalla collezione di Carlo
Palli, rendendo omaggio al poeta, artista e teorico fondatore e animatore
del Gruppo 70 e protagonista della Poesia Visiva, linguaggio sperimentale
che intreccia parola e immagine come strumento critico nei confronti della
società dei consumi e dei media. La mostra è anche una donazione dello
stesso Palli alla Regione Toscana, come sottolineato dal collezionista nel
corso della conferenza stampa di presentazione, alla presenza del
presidente Giani, dell’assessora Manetti e del curatore Stefano Pezzato.
“Con questa mostra – ha detto Giani- la Regione Toscana rende omaggio a
un protagonista assoluto della cultura contemporanea, profondamente legato
a Firenze e al nostro territorio. Miccini ha saputo coniugare
sperimentazione artistica e impegno critico, lasciando un’eredità ancora
oggi viva e attuale. La Poesia Visiva è uno dei movimenti in cui l’Italia
del dopoguerra è stata riferimento a livello internazionale. La donazione
di Carlo Palli rafforza il rapporto virtuoso tra artisti, collezionisti e
istituzioni e conferma il ruolo della Toscana come protagonista culturale
del futuro”.
L’assessora alla cultura Cristina Manetti ha aggiunto “Valorizzare
l’opera di Eugenio Miccini significa riaffermare la Toscana come
laboratorio di idee, linguaggi e innovazione culturale. La sua ricerca
continua a parlare al presente e a stimolare una riflessione critica sul
rapporto tra arte, parola e società. La collezione Palli, per numero e
qualità delle opere, è unica e il fatto che entri nel patrimonio
regionale rappresenta un valore straordinario, non solo a livello nazionale
ma internazionale”.
La mostra, promossa dalla Regione Toscana in collaborazione con il Centro
per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, si inserisce nel percorso di
celebrazioni per il centenario della nascita di Eugenio Miccini
(1925-2007), riportando al centro dell’attenzione una ricerca d’avanguardia
che, come sosteneva lo stesso artista, “continua a incontrare il
mondo”.
Chi è Eugenio Miccini
Nasce a Firenze il 22 giugno 1925, cresce in collegio e poi in seminario,
dove compie studi umanistici, appassionandosi soprattutto alla filosofia
greca e alla letteratura latina. Studia anche musica e organo con Domenico
Bartolucci, in seguito direttore della Cappella Sistina. Abbandona il
seminario e diserta il servizio militare, vivendo alla macchia e tra i
partigiani durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra studia
filosofia, frequentando le lezioni universitarie di Giulio Preti su Hegel,
Marx, Dewey, e si laurea in Pedagogia con Lamberto Borghi.
Dopo una breve parentesi dedicata alla pittura, scrive e pubblica opere di
poesia e saggi letterari. Nel 1961 vince il premio di poesia “Città di
Firenze” e collabora come redattore alla rivista “Letteratura” diretta da
Alessandro Bonsanti, dove pubblica studi semiologici sul linguaggio della
poesia. Frequenta i letterati fiorentini, fra cui Romano Bilenchi che lo
raccomanda a Elio Vittorini. Pubblica Tre poemetti sulla rivista “Menabò”
diretta da Vittorini e Italo Calvino, quindi la raccolta Sonetto minore
nella collana di poesia della Vallecchi diretta da Mario Luzi e Carlo
Bertocchi.
Stringe un sodalizio artistico col poeta Lamberto Pignotti, insieme al
quale avvia le prime esperienze di poesia “tecnologica”, organizza a
Firenze un convegno sui rapporti fra Arte e Comunicazione nel 1963 e un
convegno su Arte e Tecnologia nel 1964. Con Pignotti e musicisti
d’avanguardia come Giuseppe Chiari e Sylvano Bussotti, pittori della Nuova
Figurazione come Antonio Bueno e Alberto Moretti fra gli altri, fonda a
Firenze il Gruppo 70, alla cui interdisciplinarità s’ispira la Poesia
Visiva. È coinvolto anche nella coeva formazione del Gruppo 63, dedito a
ricerche linguistiche, letterarie e critiche di neoavanguardia.
Gli anni Sessanta per Miccini sono fertili di attività organizzative e
produttive, con incontri, spettacoli, esposizioni e pubblicazioni.
All’attività del Gruppo 70 e alla Poesia Visiva si accostano altri
operatori verbo-visuali, fra i quali si ricordano Ketty La Rocca, Emilio
Isgrò e il futuro critico Achille Bonito Oliva. Nel 1969 Miccini fonda a
Firenze il Centro Téchne, di cui dirige l’attività espositiva, l’omonima
rivista “Téchne” e la pubblicazione di speciali “Quaderni” dedicati
alla Poesia Visiva, al dibattito culturale e politico, al teatro
d’avanguardia.
Negli anni Settanta collabora con il poeta visivo Sarenco all’edizione
periodica “Lotta Poetica”, che dirige fino ai primi anni Duemila.
Collabora inoltre col semiologo Egidio Mucci e la sua cattedra di Strumenti
e Tecniche della Comunicazione Visiva presso la Facoltà di Architettura
dell’Università di Firenze, dove s’interseca anche col giovane critico
d’arte Pier Luigi Tazzi. Nel frattempo Miccini insegna nelle Accademia di
Belle Arti di Verona e Ravenna.
Nel 1983 fonda il gruppo internazionale Logomotives insieme ai poeti visivi
Alain Arias-Misson, Julien Blaine, Jean-François Bory, Paul De Vree,
Sarenco e Franco Verdi.
Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche italiane e
all’estero. È invitato a importanti mostre e sedi espositive
internazionali, fra le quali la Biennale di Venezia (4 edizioni), la
Quadriennale di Roma, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, Palazzo Forti di
Verona, Palazzo Vecchio di Firenze, Musei di Marsiglia, Galleria d’Arte
Moderna di Torino, Hayward Gallery di Londra, Palazzo dei Diamanti di
Ferrara.
Ha pubblicato oltre 70 libri di carattere artistico e saggistico. Si spegne
a Firenze il 19 giugno 2007.
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