(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Wed 28 January 2026 Aosta, 28 gennaio 2026
Comunicato stampa n. 44/SC-MP
Respinta una proposta di legge statale sull’attività libero-professionale
delle professioni sanitarie
Nella seduta pomeridiana del 28 gennaio 2026, il Consiglio Valle ha
respinto, con 29 voti di astensione (UV, AC, FI, FdI, PD-FP, AVS, AdC,) e 4
voti a favore (Lega VdA, La Renaissance), una proposta di legge statale
riguardante l’attività libero-professionale delle professioni sanitarie.
Il testo, presentato dai gruppi Lega Vallée d’Aoste e La Renaissance
Valdôtaine l’11 novembre 2025, si compone di tre articoli volti a
modificare la legge n. 251 del 2000 (Disciplina delle professioni sanitarie
infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché
della professione ostetrica), estendendo la possibilità di esercitare
l’attività libero-professionale anche agli operatori delle professioni
sanitarie impiegati a tempo pieno o parziale nelle strutture sanitarie
pubbliche.
La relazione d’Aula
Il Consigliere Andrea Manfrin (Lega VdA), relatore del provvedimento, ha
spiegato che «la proposta si inserisce in una più ampia riflessione sulla
riforma delle professioni sanitarie, con l’obiettivo di allineare la
normativa regionale alle esigenze del territorio valdostano, caratterizzato
da sfide specifiche come la carenza di personale e la necessità di
potenziare l’offerta sanitaria. Rendere le professioni sanitarie più
attrattive non è un’opzione, ma una necessità vitale per la sopravvivenza
del nostro sistema regionale. Le audizioni in quinta Commissione dei
rappresentanti delle professioni sanitarie, degli ordini professionali e
dei sindacati hanno, infatti, confermato l’interesse trasversale per la
proposta, con un consenso generale sulla necessità di una riforma nazionale
in materia, pur con suggerimenti per emendamenti volti a rafforzare le
tutele per i lavoratori e il sistema sanitario regionale. Pertanto, la
mancata espressione di un parere favorevole o contrario da parte della
Commissione ha messo in evidenza l’incapacità della maggioranza di prendere
una decisione sul tema.»
Il dibattito in Aula
La Presidente della quinta Commissione, Luisa Trione (CA), ha chiarito che
l’astensione espressa in Commissione «non rappresenta una contrarietà nel
merito, ma riguarda il percorso scelto. Condividiamo l’obiettivo di rendere
strutturale la possibilità per tutte le professioni sanitarie di svolgere
attività libero-professionale, riconoscendo pari dignità a tutte le figure
e considerando la libera professione come un’opportunità e non un obbligo.
Le perplessità riguardano invece l’iter, trattandosi di una proposta di
legge statale che dovrebbe essere presentata dal Consiglio regionale al
Parlamento e che si inserisce in un processo nazionale già avviato.
Riteniamo importante che il percorso avviato a livello nazionale si
concluda in quella sede, così da garantire un quadro normativo uniforme,
nell’interesse dei cittadini e dei professionisti, lasciando poi alle
Regioni la definizione delle modalità applicative. Monitoreremo
l’evoluzione dei lavori parlamentari in corso.»
«La crisi delle professioni sanitarie è reale ma non possiamo accettare
soluzioni che spostano il problema anziché affrontarlo – ha spiegato il
Vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Eugenio Torrione, annunciando
il voto di astensione -. Il rischio è di scaricare sul mercato una
responsabilità dello Stato: se gli stipendi e le condizioni di lavoro sono
bassi la soluzione non può essere quella di arrangiarsi fuori dal pubblico.
Gli investimenti devono essere fatti nel sistema sanitario nazionale. Con
la sottrazione di professionisti, il rischio è di creare una sanità a due
velocità con differenze tra chi può pagare e chi no.»
«È doveroso porsi una domanda: questa è una buona legge? – ha osservato il
Consigliere Corrado Bellora (Lega VdA) -. Per noi è una buona norma perché
aggiunge un’opportunità: specifica che una data attività è lecita e
permessa e, in un’ottica liberale, è sicuramente positivo. La differenza
tra un sistema liberale e uno che non lo è sta nel fatto che nel primo ciò
che non è vietato è permesso, nel secondo ciò che non è permesso è vietato.
Questa legge attua il primo di questi due principi, ecco perché, a mio
parere, si tratta di una buona legge. È vero che nasce come proposta di
legge statale, ma se non si comincia da qualche parte non si arriva da
nessuna parte.»
«Nessuno mette in dubbio la necessità di valorizzare queste figure, i cui
stipendi sono tra i più bassi d’Europa ma non condividiamo la soluzione
proposta – ha spiegato la Vicecapogruppo di PD-Federalisti Progressisti
VdA, Clotilde Forcellati -. Il rischio è di drenare professionalità
preziose dal servizio pubblico a quello privato in un momento in cui la
carenza di personale è molto acuta e di creare diseguaglianze nell’accesso
alle cure tra chi può pagare e chi resta bloccato nelle liste d’attesa. La
legge prevede anche un’invarianza finanziaria: noi crediamo, invece, sia
più importante investire risorse nel sistema sanitario pubblico nazionale e
regionale.»
Per il Capogruppo di PD-FP, Jean-Pierre Guichardaz, «oggi i professionisti
sanitari non abbandonano il sistema pubblico perché non hanno spazi di
libera professione: lo fanno perché sono pagati troppo poco, perché i turni
non sono sostenibili, perché le condizioni organizzative sono critiche. La
proposta in discussione, anziché intervenire sulle cause, propone di
rendere strutturale una soluzione compensativa, spostando il baricentro
sulla possibilità per i professionisti di integrare il reddito fuori dal
sistema pubblico. Una scelta legittima, ma che rischia di
deresponsabilizzare lo Stato e di scaricare sui singoli professionisti e
sui cittadini il peso e le insufficienze del sistema. Con questa proposta
si lavora per cambiare la natura del sistema pubblico: per noi il sistema
sanitario deve continuare ad essere equo e universale.»
Per l’Assessore al bilancio, Mauro Baccega, «questa proposta di legge
statale è valida, ma non entra nel merito di come, quando, perché e con
quali tempi si intenda portare avanti questo percorso, aspetti che si
stanno valutando nelle Commissioni consiliari a Roma. Noi di Forza Italia
siamo presenti in quelle Commissioni e siamo favorevoli a questo percorso:
non c’è quindi nessuna divisione tra la nostra posizione e quella delle
forze che governano il Paese. È lo Stato che deve definire la legge,
lasciamo quindi che il Governo faccia il suo lavoro per poi applicarla
organizzativamente al meglio.»
«Condividiamo lo spirito della proposta, che mira a valorizzare tutte le
professioni sanitarie e la loro autonomia – ha replicato l’Assessore alla
sanità, Carlo Marzi -, ma riteniamo che il tema debba essere affrontato
nella sede più appropriata, cioè a livello statale. La materia è già
regolata da norme nazionali e dalla contrattazione collettiva, con proroghe
in vigore fino al 2026, e il dibattito parlamentare è ampiamente avviato.
Promuovere ora una proposta di legge statale da parte della Regione
rischierebbe di generare frammentazione normativa su una questione di
evidente interesse nazionale. Per questo, pur riconoscendo la bontà
dell’obiettivo, manteniamo una posizione di astensione.»
«Il tema è all’attenzione di tutti i deputati e i senatori che si stanno
confrontando su una legge quadro per rendere finalmente stabile l’attività
di chi si è aperto uno studio o ha investito del denaro per migliorare i
servizi che il sistema sanitario nazionale da solo non può garantire – ha
affermato il Consigliere Massimo Lattanzi (FdI), annunciando l’astensione
-. Noi crediamo che questa legge quadro, a cui stiamo lavorando con i
nostri parlamentari a Roma, sia la giusta risposta alle attese dei
professionisti sanitari.»
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