(AGENPARL) - Roma, 30 Gennaio 2024 - (AGENPARL) – mar 30 gennaio 2024 Rapporto Irpet, Giani: “Economia in frenata, ma Toscana resta forte e
competitiva”
Scritto da Federico Taverniti, martedì 30 gennaio 2024
Lavoro, turismo ed esportazioni: sono i punti di forza di un’economia,
quella toscana, che ha subito e subisce gli effetti di una situazione
internazionale complicata. Con aumento del costo del denaro e inflazione
ancora alta. Le ripercussioni maggiori sui lavoratori e sul potere
d’acquisto dei salari che si è progressivamente eroso, minando la coesione
e le disuguaglianze sociali. A spiegarlo nei minimi dettagli è il rapporto
Irpet dal titolo ‘Fra dinamiche congiunturali e previsioni: quali
riflessi per l’economia toscana?’, presentato oggi a Palazzo Strozzi
Sacrati.
“Il rapporto Irpet – ha detto il presidente Eugenio Giani – ci dice
anzitutto che, mai come nel 2023, la Toscana ha avuto tassi di occupazione
così elevati. Oggi il problema non è trovare lavoro ma trovare quelle
specializzazioni che consentono di inserirsi con più soddisfazione nel
mercato del lavoro. In secondo luogo le esportazioni: la Toscana regione
delle esportazioni. Il sistema manifatturiero, quello artigianale, l’alta
tecnologia e l’agricoltura consentono alla Toscana di occupare i primi
posti a livello nazionale per vendite estere. Pur in un periodo così
stabile a livello globale. Infine l’attrattività del brand Toscana: il
turismo è tornato praticamente ai livelli pre pandemici. Accanto a tutto
questo – ha concluso – è chiaro il freno subito dall’economia, merita
però sottolineare la capacità della Toscana di saper sfruttare l’effetto
volano degli investimenti proveniente dai fondi europei e dalle risorse del
Pnrr”.
Di uguale tenore anche il commento dell’assessore a economia e turismo
Leonardo Marras. “Pur con luci e ombre e con qualche performance della
Toscana superiore alla media nazionale, dobbiamo guardare ai dati con
obiettività e ammettere che, a causa delle crisi geopolitiche in corso, il
Paese è ripiombato nella stagnazione, con crescita quasi piatta”. “In
questo contesto – ha aggiunto – la Toscana fa la propria parte, mantenendo
buone performance nell’export, aiutata anche dai processi di
internazionalizzazione favoriti da un turismo straniero in crescita. Un
fattore che ci induce a guardare con un po’ di ottimismo al futuro,
supportato anche dal buon andamento del mercato del lavoro, con la crescita
dei contratti a tempo indeterminato. Per questo dobbiamo aggiungere una
forte spinta all’innovazione che può garantire maggior competitività”.
“La domanda da porre – ha quindi concluso l’assessore – è come questa
fase, contrassegnata da un alto costo del denaro e dalle difficoltà dei
redditi più bassi a far fronte all’inflazione, e di conseguenza con una
domanda interna ancora troppo asfittica, si possa affrontare con politiche
di sostegno più robuste. Anche il Pnrr dovrebbe essere utilizzato dal
Governo con maggior determinazione per garantire un’accelerazione degli
investimenti pubblici e privati. Senza un rilancio nazionale vero e di
ampio respiro, in grado di ridare impulso alla crescita, come è avvenuto
subito dopo la pandemia, diventa difficile gettarsi alle spalle questo
periodo di difficoltà”.
Il direttore di Irpet, Nicola Sciclone, ha infine riassunto in estrema
sintesi il contenuto dello studio da lui curato. “Il primo elemento da
evidenziare è il rallentamento della crescita economica. Dopo due anni di
grande brillantezza il Pil regionale crescerà solo dello 0,7% nel 2024 e
dello 0,8% nell’anno successivo. Commercio internazionale più debole,
stretta monetaria e soprattutto inflazione le cause principali. Tuttavia ci
sono importanti segnali che provengono dal mercato del lavoro, che mostra
dinamiche positive seppur con differenze settoriali. Buono l’andamento del
turismo, trainato da quello straniero. E bene anche le esportazioni”.
“All’interno di questo quadro generale – ha poi proseguito -, emerge la
riduzione del potere d’acquisto dei salari. Le imprese sono riuscite a
mantenere pressochè inalterati i propri margini di guadagno, riversando
gli aumenti dei prezzi delle materie prime sui prezzi di vendita. Il
governo ha tentato di sopperire con la leva fiscale ma gli effetti sono
stati sostanzialmente trascurabili. Esistono spazi di manovra attraverso le
risorse nazionali e alle misure che si possono finanziare con quelle
comunitarie e del Pnrr, con effetti positivi sul Pil, sulla coesione e
sulla riduzione delle disuguaglianze sociali”.
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