(AGENPARL) - Roma, 4 Novembre 2023 - (AGENPARL) – sab 04 novembre 2023 Discorso del Sindaco di Lecco in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze ArmateLecco, Monumento ai Caduti – 4 novembre 2023
Buongiorno a tutti.
Un saluto a tutti i cittadini presenti, alle Associazioni e Amministrazioni qui rappresentate, alle Autorità civili e militari: il Prefetto di Lecco Sergio Pomponio, il Vicepresidente della Provincia di Lecco Mattia Micheli, il Presidente di Assoarma Filippo di Lelio.
Oggi, 4 novembre, siamo chiamati a celebrare il Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate. In quest’occasione, come ogni anno, l’Italia commemora i caduti della Grande Guerra, e unitamente tutti i caduti che hanno perso la vita per la difesa della Patria; allo stesso tempo si esprime gratitudine agli uomini e alle donne delle nostre Forze Armate che ogni giorno, nei diversi livelli, sono protagonisti della tutela dei cittadini e della sicurezza dentro e fuori i confini nazionali.
Come inserire questa ricorrenza nell’attualità che stiamo vivendo? Come rileggere con gli occhi del presente gli avvenimenti della Prima guerra mondiale, le atrocità del conflitto, la lotta per la libertà e l’unità del Paese? Come si può inserire, oggi, un discorso non retorico mentre insiste la Guerra in Ucraina, si dispiegano attacchi drammatici nella Striscia di Gaza ed altre decine di conflitti attraversano l’Africa e il Medio oriente?
Ecco, la risposta deve essere nell’impegno corale per un presente e un futuro di pace.
“Non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!”. Questo fu il grido che un grande Pontefice, Papa Paolo VI, rivolse alle Nazioni Unite il 4 ottobre del 1965. Un auspicio che oggi, mentre scorriamo ancora i nomi qui scritti dei nostri caduti in battaglia per l’unità dell’Italia, facciamo nostro.
Proprio una settimana fa, insieme a tanti colleghi Sindaci, rappresentanti della società civile e semplici cittadini, ci siamo ritrovati in questo luogo, proprio davanti a questo monumento, per unirci al coro che cresce da tante parti d’Italia, d’Europa e del mondo: pace. Questo grido nasce dall’angoscia ma deve tramutarsi in speranza, in questo presente oscurato da una tensione ormai esplosiva.
Perché oggi la guerra sembra non avere confini. Neppure valgono quelle poche regole che gli uomini sono riusciti a darsi nei conflitti nel corso dei secoli, regole ampiamente sorpassate da crudeli attacchi terroristici, da Stati nazionali che si lasciano sorprendere da azioni criminali imprevedibili, da azioni cieche, incapaci di leggere la tragedia che provocano.
Come ha scritto il giornalista Miche Serra “Quello che un tempo si chiamava “campo di battaglia” oggi non esiste più. Il campo di battaglia può essere anche la tua cucina, se abiti a Gaza o se vivi in un kibbutz. Può anche essere una fermata d’autobus, o un mercato, se vivi in Ucraina. Sei un bersaglio anche se non indossi una divisa, anche se sei disarmato, anche se non hai mai dichiarato guerra a nessuno. Anche se sei un bambino.”
Quella pace, cui ci siamo abituati dopo il dramma della Seconda guerra mondiale, quasi fosse una condizione acquisita per sempre ed irreversibile, sappiamo invece che può venire stravolta dall’imponderabile.
In questo contesto, tra queste frontiere inesplorate e dinamiche ignote, il ruolo delle donne e degli uomini della difesa, al mondo delle Forze Armate, è prezioso e imprescindibile.
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