(AGENPARL) - Roma, 30 Aprile 2022 - (AGENPARL) – sab 30 aprile 2022 Catania, 30 aprile 2022
1° maggio, la riflessione della Ugl Catania per la “Giornata internazionale dei lavoratori”. “Una “festa” non più per giovani. Unire le forze buone della città e pretendere la giusta attenzione per il mondo giovanile”
“Quella del 1° maggio, sicuramente, non è più una “festa” per giovani”. E’ l’amara constatazione della Ugl di Catania in occasione della “Giornata internazionale dei lavoratori” che, ancora una volta, si trasforma in un’occasione di riflessione sulla grave crisi del mondo del lavoro. Con uno sguardo particolare, quest’anno, al mondo giovanile che sta subendo particolarmente la palese difficoltà dell’intero sistema occupazionale italiano che, in Sicilia e principalmente a Catania, continua a subire effetti a dir poco devastanti. “Fare finta di nulla, continuando a pensare che la situazione è buona o che andrà tutto bene, è da folli. Pensare l’esatto contrario invece non è essere catastrofisti, ma evidenziare semplicemente lo stato di cose che caratterizza il nostro tempo. Sono sempre meno, infatti, i giovani che riescono a trovare spazio nel mercato del lavoro dalle nostre parti e sono ancor di più gli under 35 che per trovare un’occupazione sono costretti a lasciare questa città, magari dopo essersi formati adeguatamente – analizza il segretario territoriale Ugl Giovanni Musumeci. Sembra essere davvero tornati indietro negli anni, quando il fenomeno migratorio proveniente dal sud andava a popolare centri e fabbriche del nord pronte ad accogliere forza lavoro. C’è poco da dover festeggiare anche per tutti i genitori che godono o hanno goduto di una vita lavorativa normale, così come dovrebbe essere per tutti, ma sono in pena per i loro figli che vanno via in cerca di fortuna, che faticano a trovare un’occupazione o che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro per mancanza di prospettive. Genitori e figli che hanno in testa un grande problema: quale futuro? Quel domani negato da politiche non all’altezza della sfida globale, da mancanza di visione complessiva dello sviluppo economico e sociale, da una conduzione politico – amministrativa improvvisata, da scarsa attenzione verso un fenomeno che forse per qualcuno rende meno rispetto ad un più lucrativo assistenzialismo. Magari anche da chi non vorrebbe disturbare il manovratore che fa dello sfruttamento del lavoratore il suo motivo di esistenza, o da chi ama alimentare illusioni a scopo di consenso oppure vendere posti di lavoro in cambio di soldi. Per fortuna c’è chi ha ancora il coraggio di denunciare, c’è chi ha la forza di unirsi a noi in questa battaglia che non è solo contro una crisi dovuta a molteplici situazioni contingenti, ma anche in opposizione a chi opprime in ogni modo il futuro dei giovani. Il primo maggio è per noi Ugl la celebrazione del rinnovamento di una promessa di fede, ovvero quella di essere sempre e comunque l’altro sindacato dalla parte del lavoro. Lo facciamo in ogni parte d’Italia – aggiunge Musumeci – e con più vigore lo continuiamo da sempre a fare a Catania, città ogni giorno che passa più complicata e bisognosa di riscatto. Se anche nel nostro territorio vogliamo tornare a parlare di festa, dobbiamo tornare a guardare ai giovani. Non per prospettar loro posti di lavoro che poi alla lunga magari non ci saranno, ma per costruire insieme a loro opportunità concrete. Qualcuno conosce esattamente la visione che il mondo giovanile di Catania, dal punto di vista del lavoro, ha di questa città? No! Perché chi a livello istituzionale dovrebbe occuparsi di questo non l’ha mai fatto, probabilmente con la paura di sentirsi palare di disillusione, di voglia di scappare altrove o di adeguamento ad un sistema “che è meglio di niente…”. E allora – conclude il segretario territoriale della Ugl – è ora che le forze buone di questa realtà provino ad unirsi per ribaltare il tavolo delle priorità e pretendere la giusta attenzione per i giovani. Ne saranno certamente contenti anche quei padri e quelle madri che, ancora oggi, avrebbero potuto far festa e preferiscono evitare per non ferire i loro figli.”
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