(AGENPARL) - Roma, 12 Agosto 2023 - (AGENPARL) – sab 12 agosto 2023 **Sant’Anna di Stazzema, settantanove anni fa l’eccidio. Nardini: “Il
fascismo fu questo”**
L’assessora alla memoria è intervenuta alla commemorazione della strage
nazifascista del 12 agosto 1944. Il presidente Giani. “Educare le nuove
generazioni sulle insidie che si nascondono dietro l’intolleranza”
/Scritto da Walter Fortini, sabato 12 agosto 2023 alle 17:18/
La Toscana ricorda le vittime innocenti di Sant’Anna di Stazzema, il paese
che da una montagna di seicento metri si affaccia sul mare. Oggi vi abitano
una trentina di residenti, un borgo fatto di casolari sparsi sulle pareti
di una valle. Nel 1944 erano molti di più. C’erano anche centinaia di
sfollati arrivati dalla costa, perché il paese tra le montagne era
considerato più sicuro, e i tedeschi praticamente li uccisero quasi tutti:
560 vittime (394 le identificate) e i corpi dati alle fiamme assieme alle
case, quasi per provare a cancellarne ogni traccia.
Ma con i tedeschi c’era anche chi parlava italiano: collaborazionisti
fascisti, uomini e donne con la bocca e metà volto coperti da una benda
per non farsi riconoscere. L’hanno raccontato i superstiti, anche nelle
aule del tribunale. Fu un’azione premeditata e studiata. Calarono da tre
sentieri diversi e chiusero Sant’Anna ad imbuto. Rastrellarono chi poterono
e uccisero chiunque trovarono.
“E questo non dobbiamo dimenticarlo – ricorda l’assessora alla memoria
della Toscana, Alessandra Nardini, oggi a rappresentare la Regione alla
commemorazione -Di questo fu capace il fascismo. Purtroppo l’Italia, a
differenza della Germania, non ha fatto i conti fino in fondo con la
propria storia ed ancora oggi c’è qualcuno che dice che il fascismo ha
fatto anche cose buone, qualcuno, anche all’interno delle istituzioni, che
pronuncia parole vergognose su via Rasella, che nega la matrice neofascista
della strage di Bologna e prova a riscrivere la storia, intitolando magari
una strada ad Almirante ed una a Berlinguer come se fossero stati tutti
uguali, chi aderì al fascismo e chi vi si oppose, in nome di una presunta
pacificazione nazionale”.
“Il fascismo invece – prosegue Nardini dal palco – è stato una dittatura
che ha provocato orrori come la strage che commemoriamo oggi. E’ stato
odio, persecuzioni e devastazioni. E’ stato torture ed è stato olio di
ricino. Si è macchiato della vergogna della leggi razziali, o meglio
razziste, firmate dal re proprio qui in Toscana, a San Rossore. Nel nostro
Paese non ci può essere spazio per il negazionismo e il revisionismo. Non
possiamo addossare tutta la colpa ai nazisti tedeschi e dobbiamo
riconoscere anche le colpe dei fascisti italiani nel ricordare oggi
l’abisso che l’uomo ha toccato contro altri uomini”.
“Sant’Anna di Stazzema è stato uno degli eccidi nazifascisti più atroci
della storia del nostro Paese e non solo della Toscana” commenta il
presidente della Regione, Eugenio Giani. “Non dobbiamo dimenticare –
prosegue – perché dimenticare rende fragili ed esposti alle insidie che si
nascondono dietro l’intolleranza. Ricordare e coltivare la memoria è un
antidoto affinché ciò che è stato non riaccada. Purtroppo intolleranze e
discriminazione continuano ad essere piaghe anche del mondo di oggi e con
fermezza dobbiamo quindi contrastarle educando principalmente le nuove
generazioni”.
Toscana ed Emilia Romagna sono state tra le regioni più colpiti dalle
stragi nazifasciste sul finire della seconda guerra mondiale. Tra l’aprile
e l’agosto del 1944 solo in Toscana ce ne furono più di 280 ed almeno
ottantatré sono stati i comuni interessati, con circa 4500 morti tra i
civili.
“Quella mattina a Stazzema nazisti e fascisti uccisero anche bambini di
pochi mesi, donne ed anziani – ricorda ancora l’assessora Nardini – La
distruzione non risparmiò nessuno. A Sant’Anna ci furono carni bruciate,
strazio, corpi dilaniati. Oggi da qui diciamolo forte e chiaro: i movimenti
neonazisti e neofascisti vanno sciolti”.
Tutto si consumò in poche ore. Uccisero nonni, padri e madri, figli e
nipoti. Uccisero Anna Pardini, l’ultima nata del paese che aveva appena
venti giorni, lei che non aveva una foto per ricordarla e fu fotografata da
morta, nella lapide posta su un muro del monumento ossario accanto alla
mamma e la sorella di sedici. Uccisero Evelina, che quella mattina aveva le
doglie del parto. Uccisero Genny, la madre che prima di morire, per
difendere il suo piccolo Mario, scagliò lo zoccolo in faccia al nazista
che stava per spararle. Uccisero il prete Innocenzo, che implorava i
soldati di risparmiare la sua gente. Uccisero più di un prete. Uccisero
gli otto fratellini Tucci con la loro mamma. Uccisero tanti ragazzi e
bambini che non avevano ancora sedici anni e che riempiono, con i loro
volti, un pannello intero del museo sorto nei decenni successivi nel paese,
simbolo di una memoria ritrovata e da conservare.
Proprio sulla difesa della Memoria e sulla scelta e il coraggio di stare
dalla parte giusta, oggi come ieri, si sofferma Nardini durante il suo
intervento a Sant’Anna. Lo fa citando Liliana Segre, la senatrice a vita
sopravvissuta ad Auschwitz e alla Shoah, e “il rischio di oblio che
corriamo”, ancora di più oggi che molti testimoni diretti di quegli anni
stanno, per ragioni anagrafiche, scomparendo. Anche a Sant’Anna: solo negli
ultimi anni e mesi se ne sono andati Enrico Pieri, instancabile nel
raccontare ai giovani studenti cosa successe, Mauro Pieri e Cesira Pardini,
che nel processo al tribunale militare di La Spezia, sessantuno anni dopo
l’eccidio, spiegò che chi puntò la pistola alla testa della mamma non fu
un soldato tedesco ma un italiano.
“Durante il fascismo – si sofferma Nardini – ci furono i
collaborazionisti, ci furono gli indifferenti che si girarono dall’altra
parte ma ci fu anche chi, come le partigiane e i partigiani, anche a
rischio della propria vita combattè la dittatura guidati dalla difesa di
valori come libertà, uguaglianza, giustizia e fratellanza dei popoli
contro ogni regime. Valori che devono guidarci anche oggi: per essere
sentinelle di memoria, per schierarsi dalla parte giusta, per non essere
indifferenti rispetto alle guerre che insanguinano il mondo, ai diritti
umani e alle libertà violati, per essere accoglienti e solidali verso chi
fugge dal proprio Paese per vivere una vita che sia degna di essere
definita tale, contro ogni discriminazione fondata su colore della pelle,
confessione religiosa, disabilità, sesso, orientamento sessuale o
identità di genere”.
“Nazismo e fascismo avevano paura delle differenze e le volevano
cancellare – conclude Nardini – Le differenze invece sono una grande
ricchezza per la società. Ce lo ricorda anche Michela Murgia, scrittrice e
voce libera scomparsa in questi giorni, che una volta ha detto che le
sarebbe piaciuto che nella Costituzione fosse scritto che l’Italia è una
nazione fondata sulla differenza”.
Per approfondire:
Sant’Anna di Stazzema, la strage
E’ morto Enrico Pieri, il ricordo
Il cordoglio per la scomparsa di Mauro Pieri
E’ morta Cesira Pardini
Una mostra sulle stragi nazifasciste