(AGENPARL) - Roma, 9 Febbraio 2021 - (AGENPARL) – Roma, 09 febbraio 2021 – “Sono i Comuni l’avamposto dell’articolazione territoriale e capillare dello Stato. Lo dico con cognizione di causa, perché quando c’è un problema i cittadini si rivolgono direttamente a me. Come nel caso del Covid. È al sindaco, infatti, che chiedono dove possono andare a fare il vaccino”. Lo afferma Patrizia Nicolini, la sindaca di Sacrofano e vicepresidente di Ali, la Lega delle Autonomie locali, che in questa intervista fa il punto sul Piano vaccinale: “È necessario a mio avviso intensificare il raccordo tra i diversi livelli di governo – osserva Nicolini – Amministrazione centrale, Regioni e Comuni per incrementare i luoghi dove i vaccini vengono somministrati e ottimizzare le procedure. Purtroppo – osserva Nicolini – quel che manca è ancora un numero sufficiente di fiale necessario per coprire il fabbisogno vaccinale e le richieste della popolazione. Oltre a un più chiaro piano delle priorità”. Quindi chi dice che bisognerebbe interessare la Protezione civile o i volontari si sbaglia? “No, ma diciamo che in questo momento non è il personale che manca, né sono insufficienti i punti di somministrazione, quel che manca è il numero vero e proprio dei vaccini disponibili”. Ma un Comune, il suo sindaco, sanno poi chi è che si è sottoposto al vaccino e chi no? “Ecco, devo dire che questo è il punto ancora debole del piano vaccinale. Un Comune non lo può sapere perché non c’è nessuno che glielo comunichi. Come faccio a sapere che il mio territorio è più o meno in sicurezza se non conosco l’identità o il numero delle persone che hanno ricevuto il vaccino? Ci vorrebbero degli elenchi, delle graduatorie, nel rispetto della privacy, che però consentano alle amministrazioni di conoscere la progressione vaccinale della propria zona d’influenza. Solo così si può intervenire e fare un’adeguata prevenzione. Al momento, i Comuni fanno solo quel che è nelle loro disponibilità materiali: mettere a disposizione le sedi per le vaccinazioni. Ma dovrebbero essere messi nelle condizioni di poter fare di più. Ecco perché è necessario un miglior raccordo tra le istituzioni e le forze in campo”.
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