(AGENPARL) - Roma, 8 Novembre 2026 - Gerusalemme, 8 novembre 2026 – Israele attraversa una fase di forte tensione politica e istituzionale dopo le elezioni parlamentari del 27 ottobre. Mentre il presidente Isaac Herzog ha conferito a Gadi Eisenkot l’incarico di formare un nuovo governo, emergono preoccupazioni per possibili disordini durante la cerimonia di insediamento della 26ª Knesset, prevista per martedì 10 novembre.
Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Maariv, esponenti dell’apparato di sicurezza ed ex alti funzionari temono che alcuni gruppi di attivisti di destra possano tentare di ostacolare l’ingresso dei parlamentari o interrompere la seduta inaugurale.
Lo scenario evocato richiama l’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021, quando sostenitori di Donald Trump entrarono con la forza nel Congresso americano durante la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden.
L’allarme israeliano arriva mentre il Likud di Benjamin Netanyahu sta preparando un possibile ricorso giudiziario contro i risultati elettorali, contestando presunte irregolarità nell’utilizzo di applicazioni digitali per mobilitare gli elettori.
Le accuse non costituiscono, allo stato attuale, una dimostrazione di frodi capaci di modificare l’esito del voto. La Commissione elettorale centrale ha già certificato i risultati e respinto la richiesta di ritardarne la proclamazione.
Knesset, timori per possibili disordini durante il giuramento del 10 novembre
La nuova Knesset dovrebbe riunirsi martedì 10 novembre per la cerimonia inaugurale della legislatura.
L’assemblea sarà composta da 120 parlamentari eletti nelle consultazioni del 27 ottobre, che hanno modificato profondamente gli equilibri politici israeliani.
Secondo Maariv, alcuni ex responsabili della sicurezza hanno espresso preoccupazione per messaggi diffusi sui social network che inviterebbero i sostenitori della destra a mobilitarsi davanti al Parlamento.
Le segnalazioni riguardano la possibilità che gruppi di manifestanti cerchino di bloccare gli accessi alla Knesset e impedire il regolare svolgimento della cerimonia.
Fonti citate dalla stampa israeliana hanno riferito di un possibile afflusso di diverse centinaia di attivisti, con stime che arrivano fino a circa 1.500 persone.
È stata inoltre espressa preoccupazione per l’eventuale presenza di individui armati e per il rischio di scontri con contro-manifestanti.
Si tratta di scenari di rischio segnalati dalle fonti di sicurezza, non di un assalto già avvenuto né della conferma che un’azione violenta sarà effettivamente organizzata.
Il precedente del Campidoglio americano preoccupa gli esperti
Il riferimento all’attacco del 6 gennaio 2021 a Washington è diventato centrale nel dibattito israeliano sulla protezione delle istituzioni democratiche.
In quell’occasione, gruppi di sostenitori di Donald Trump assaltarono il Campidoglio mentre il Congresso era impegnato nella certificazione dei risultati delle elezioni presidenziali del 2020.
L’attacco provocò violenze, feriti e una temporanea interruzione dei lavori parlamentari.
Secondo gli osservatori israeliani citati da Maariv, la combinazione tra contestazione dei risultati elettorali, mobilitazione sui social e tensioni tra gruppi politici contrapposti richiede particolare attenzione.
La polizia israeliana e gli organismi responsabili della sicurezza parlamentare devono garantire il regolare funzionamento della Knesset, impedendo eventuali intrusioni e tutelando il diritto di manifestare pacificamente.
Il Parlamento israeliano ha annunciato la chiusura al pubblico dall’8 al 10 novembre per consentire i preparativi della cerimonia inaugurale.
Shin Bet e polizia sotto pressione per la sicurezza del Parlamento
Le preoccupazioni riguardano anche il coordinamento tra la polizia, lo Shin Bet e gli apparati responsabili della protezione della Knesset.
Lo Shin Bet, servizio di sicurezza interna israeliano, svolge funzioni di prevenzione delle minacce alla sicurezza nazionale e protezione di importanti istituzioni.
Secondo Maariv, alcuni ex funzionari hanno sollevato interrogativi sulla preparazione degli organismi di sicurezza rispetto a uno scenario di forte mobilitazione politica.
Il dibattito coinvolge anche il direttore dello Shin Bet, David Zini, e il ruolo delle autorità incaricate di garantire la continuità delle attività istituzionali.
L’obiettivo delle misure preventive è evitare che eventuali proteste degenerino in violenze o impediscano il normale passaggio alla nuova legislatura.
Herzog incarica Gadi Eisenkot di formare il governo
Parallelamente alle preoccupazioni per la sicurezza, Israele ha avviato ufficialmente il processo di formazione del nuovo governo.
Domenica 8 novembre, il presidente Isaac Herzog ha conferito a Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, il mandato per tentare di costruire una maggioranza parlamentare.
La decisione è arrivata al termine delle consultazioni con i rappresentanti dei partiti eletti alla Knesset.
Secondo i dati comunicati dalla Presidenza israeliana, le formazioni che rappresentano 67 deputati hanno raccomandato Eisenkot per la guida del governo.
Altri 46 parlamentari hanno espresso sostegno a Benjamin Netanyahu, mentre una formazione composta da sette deputati ha scelto di non indicare alcun candidato.
Il sostegno ricevuto durante le consultazioni ha quindi consentito a Eisenkot di ottenere il primo incarico per la formazione dell’esecutivo.
Tuttavia, le raccomandazioni dei partiti non equivalgono automaticamente a una maggioranza parlamentare già disponibile per votare la fiducia a un nuovo governo.
Eisenkot ha 28 giorni per formare una coalizione
La legislazione israeliana prevede che il parlamentare incaricato dal presidente disponga di 28 giorni per formare un governo.
Il capo dello Stato può concedere una proroga fino a un massimo di 14 giorni.
Durante questo periodo, Eisenkot dovrà negoziare con le diverse formazioni parlamentari per costruire una coalizione capace di ottenere almeno 61 voti su 120.
Il processo potrebbe rivelarsi complesso a causa delle divergenze politiche tra i partiti che hanno sostenuto la sua candidatura.
Se Eisenkot non riuscisse a formare un esecutivo entro i termini previsti, Herzog potrebbe affidare un nuovo mandato a un altro parlamentare.
Un eventuale ulteriore fallimento aprirebbe la strada ad altre procedure parlamentari e, in ultima istanza, a nuove elezioni.
I risultati delle elezioni del 27 ottobre
Le consultazioni hanno prodotto una situazione parlamentare nella quale nessuno dei principali blocchi dispone autonomamente della maggioranza assoluta.
Il Likud di Netanyahu è risultato il primo partito con 27 seggi, seguito da Yashar di Eisenkot con 21.
Il blocco che sosteneva il governo uscente ha ottenuto complessivamente 53 seggi, mentre le principali forze di opposizione non arabe ne hanno conquistati 48.
Le due formazioni a guida araba, Ra’am e Lista Unita, dispongono complessivamente di 19 seggi.
Questa distribuzione rende i negoziati particolarmente complessi.
Per raggiungere la maggioranza parlamentare, Eisenkot dovrà trovare un accordo con partiti che presentano posizioni differenti su sicurezza, questioni religiose, politiche sociali e rapporti con i palestinesi.
Likud prepara un ricorso contro i risultati elettorali
Il partito di Benjamin Netanyahu sta valutando un’azione giudiziaria per contestare, parzialmente o integralmente, l’esito delle elezioni.
Secondo Channel 12 e The Times of Israel, il Likud si sta preparando a presentare un ricorso presso il Tribunale distrettuale di Gerusalemme attraverso l’avvocato Ilan Bombach.
Le contestazioni riguardano principalmente il presunto utilizzo di applicazioni digitali destinate a monitorare la partecipazione degli elettori e favorirne la mobilitazione.
Bombach ha dichiarato che gli osservatori elettorali del Likud avrebbero presentato circa 700 segnalazioni riguardanti presunte violazioni delle regole.
Secondo il legale, tali attività potrebbero aver influenzato un numero significativo di voti.
La portata delle accuse rimane però da verificare e non è stato ancora stabilito se il ricorso riguarderà l’intero risultato nazionale o specifiche circoscrizioni elettorali.
Le accuse di irregolarità non sono state dimostrate
Le contestazioni del Likud si inseriscono in un confronto particolarmente acceso sull’affluenza degli elettori arabi israeliani.
Alcuni esponenti della destra hanno sostenuto che gruppi politici e organizzazioni esterne avrebbero favorito la partecipazione attraverso sistemi di mobilitazione contrari alle regole elettorali.
Sono state avanzate anche accuse di possibili finanziamenti stranieri, con riferimenti al Qatar.
Le autorità qatariote e i rappresentanti dei partiti arabi hanno respinto le accuse.
Secondo quanto riportato da Channel 12, le indagini sulle presunte interferenze non avrebbero finora prodotto elementi sufficienti per confermare alcune delle contestazioni iniziali.
Un’organizzazione indipendente di osservazione elettorale ha inoltre segnalato presunti utilizzi irregolari di applicazioni digitali da parte di attivisti di diverse formazioni politiche, compresi partiti della coalizione uscente.
Il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Sohlberg, ha sottolineato che le irregolarità oggetto di verifica non risultano, sulla base degli elementi disponibili, tali da modificare il risultato complessivo delle elezioni.
Eisenkot propone un governo nazionale di emergenza
Dopo aver ricevuto il mandato, Gadi Eisenkot ha espresso l’intenzione di costruire un governo sufficientemente ampio per affrontare le principali crisi del Paese.
Il leader di Yashar ha descritto la situazione israeliana come un periodo di particolare difficoltà politica, diplomatica e di sicurezza.
Secondo Eisenkot, il prossimo esecutivo dovrà affrontare le conseguenze dei conflitti regionali, ristabilire la fiducia nelle istituzioni e migliorare la stabilità politica.
Ha inoltre invitato i partiti a superare alcune delle divisioni emerse durante la campagna elettorale.
Il progetto di un governo nazionale di emergenza richiederebbe tuttavia compromessi significativi su questioni che hanno prodotto profonde divergenze tra le forze politiche.
Netanyahu e Smotrich invitati a partecipare al nuovo governo
Nel tentativo di ampliare il sostegno parlamentare, Eisenkot ha manifestato disponibilità ad avviare colloqui anche con il Likud di Benjamin Netanyahu.
Ha inoltre aperto alla possibilità di coinvolgere il partito Sionismo Religioso, guidato dal ministro delle Finanze uscente Bezalel Smotrich.
La proposta punta a costruire una coalizione più ampia rispetto al blocco che ha sostenuto inizialmente il suo incarico.
Tuttavia, un accordo con il Likud richiederebbe il superamento di forti contrasti politici.
Tra le principali divergenze figurano la gestione delle responsabilità per gli eventi del 7 ottobre 2023, la politica di sicurezza e la questione delle esenzioni dal servizio militare per gli studenti ultraortodossi.
Le dichiarazioni pubbliche delle diverse formazioni indicano che la possibilità di una collaborazione rimane ancora incerta.
Il ruolo decisivo dei partiti arabi
Uno degli aspetti centrali dei negoziati riguarda il possibile sostegno delle formazioni arabe presenti alla Knesset.
Ra’am e Lista Unita dispongono complessivamente di 19 seggi.
Le due formazioni hanno sostenuto la candidatura di Eisenkot durante le consultazioni presidenziali, contribuendo in modo significativo al raggiungimento delle 67 raccomandazioni.
Tuttavia, alcuni partiti del blocco non arabo che sostiene Eisenkot hanno espresso contrarietà all’ingresso delle formazioni arabe nella coalizione.
Eisenkot dovrà quindi valutare se cercare un accordo parlamentare più ampio, un governo di minoranza sostenuto dall’esterno o un’intesa con altre forze politiche.
La questione rappresenta uno dei nodi più complessi della fase negoziale.
Aryeh Deri lascia la Knesset ma rimane presidente di Shas
La giornata di domenica ha registrato anche un importante cambiamento nella rappresentanza parlamentare del partito ultraortodosso Shas.
Il suo presidente, Aryeh Deri, ha annunciato che non entrerà nella nuova Knesset, pur mantenendo la guida politica della formazione.
La decisione segue il risultato elettorale del 27 ottobre, che ha visto Shas scendere da 11 a sei seggi parlamentari.
Deri aveva manifestato la disponibilità a lasciare anche la presidenza del partito, ma il Consiglio dei Saggi della Torah gli ha chiesto di continuare a guidare il movimento.
Il dirigente politico ha accettato la decisione e continuerà quindi a coordinare le attività di Shas dall’esterno del Parlamento.
Altri due candidati di Shas rinunciano al seggio
Insieme ad Aryeh Deri, anche Moshe Abutbul e Dror Amos hanno rinunciato a entrare nella 26ª Knesset.
Le decisioni permetteranno l’ingresso di Uriel Buso e Yossi Taieb, che occupavano posizioni successive nella lista elettorale.
Shas manterrà comunque tutti e sei i seggi ottenuti alle elezioni.
Il partito continua a rappresentare una componente importante della politica israeliana, soprattutto per le questioni riguardanti le comunità religiose ultraortodosse.
Tra le sue principali priorità figura la regolamentazione del servizio militare per gli studenti delle scuole religiose.
La questione continua a dividere profondamente le forze parlamentari ed è destinata a influenzare anche i negoziati per la formazione del prossimo governo.
Il servizio militare degli ultraortodossi resta un nodo centrale
Il tema della coscrizione militare rappresenta una delle principali controversie politiche israeliane.
Il dibattito riguarda le condizioni attraverso le quali gli studenti delle istituzioni religiose ultraortodosse possono ottenere esenzioni o rinvii dal servizio militare.
Le formazioni religiose chiedono di tutelare la continuità degli studi nelle scuole talmudiche.
Altri partiti sostengono invece la necessità di una distribuzione più equa degli obblighi militari tra i cittadini.
La questione assume particolare importanza dopo anni di conflitti regionali e un forte impiego delle forze armate.
Un eventuale accordo su questo tema potrebbe influenzare la disponibilità dei partiti ultraortodossi a sostenere il nuovo esecutivo.
Gaza e sicurezza regionale tra le priorità del prossimo governo
La formazione del nuovo governo avviene in un momento delicato per la sicurezza israeliana e per gli equilibri del Medio Oriente.
Tra le principali questioni da affrontare figurano la situazione nella Striscia di Gaza, i rapporti con i Paesi della regione e le tensioni legate all’Iran.
Durante le consultazioni, il presidente Herzog ha sottolineato l’importanza di costruire un governo stabile, capace di affrontare le sfide interne e internazionali.
La prosecuzione degli sforzi diplomatici per Gaza e il dialogo con gli alleati saranno elementi centrali dell’agenda del prossimo esecutivo.
Eisenkot ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare la coesione nazionale e ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Israele, una settimana decisiva per la stabilità istituzionale
La settimana che si apre rappresenta un passaggio importante per il futuro politico israeliano.
La cerimonia di insediamento della 26ª Knesset, prevista per martedì 10 novembre, si svolgerà in un clima di particolare attenzione alla sicurezza.
Parallelamente, Eisenkot dovrà avviare i negoziati per costruire una maggioranza parlamentare, mentre il Likud valuta un ricorso contro i risultati delle elezioni.
Il ritiro di Aryeh Deri dalla Knesset e le discussioni sul ruolo dei partiti arabi aggiungono ulteriori elementi di complessità al quadro politico.
Con 67 raccomandazioni parlamentari, Gadi Eisenkot ha ottenuto il mandato per formare il governo, ma non dispone ancora di una coalizione certa.
La capacità delle forze politiche di raggiungere compromessi sarà determinante per garantire la continuità istituzionale ed evitare un nuovo periodo di instabilità.
Le preoccupazioni per possibili disordini davanti alla Knesset rendono inoltre centrale la tutela del regolare funzionamento del Parlamento e il rispetto dei risultati elettorali attraverso le procedure democratiche e giudiziarie previste dalla legge.
Fonti e verifiche: La Presidenza israeliana ha confermato le 67 raccomandazioni per Eisenkot e le 46 per Netanyahu. President Reuters ha confermato il conferimento del mandato l’8 novembre 2026. Reuters Le preoccupazioni per la sicurezza della Knesset sono state riportate da Maariv e riprese dal Jerusalem Post. זמן אמת+1 Le notizie sul possibile ricorso del Likud e sulle contestazioni ancora non dimostrate sono state riportate dal Times of Israel. The Times of Israel Il ritiro parlamentare di Aryeh Deri è stato confermato da Ynet e Times of Israel.
Precisazione: l’ipotizzato assalto alla Knesset è uno scenario di rischio segnalato dalla stampa, non un evento già verificatosi. Anche l’eventuale annullamento dei risultati elettorali non è stato disposto da alcun tribunale.