(AGENPARL) - Roma, 8 Novembre 2026 - I prezzi internazionali dei prodotti alimentari hanno registrato una diminuzione dell’1,2% nel mese di ottobre, grazie soprattutto al calo delle quotazioni di cereali, carne e prodotti lattiero-caseari. Lo ha comunicato venerdì 6 novembre l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), pubblicando il nuovo aggiornamento dell’indice mondiale dei prezzi alimentari.
Secondo i dati dell’organizzazione, il FAO Food Price Index è sceso a 133,9 punti, rispetto ai 135,6 punti registrati a settembre, interrompendo la recente fase di crescita dei prezzi delle principali materie prime alimentari.
Nonostante la flessione mensile, l’indice rimane superiore del 5,9% rispetto a ottobre 2025, segnalando che le pressioni sui mercati agricoli internazionali non sono completamente scomparse.
Il valore attuale risulta inoltre inferiore del 16,4% rispetto al massimo storico raggiunto nel marzo 2022, quando l’aumento dei costi energetici e le difficoltà nelle forniture agricole avevano provocato un’impennata dei prezzi alimentari mondiali.
La FAO ha evidenziato che la diminuzione delle quotazioni dei cereali, della carne e dei latticini è stata sufficiente a compensare il significativo rincaro dello zucchero e il lieve incremento dei prezzi degli oli vegetali.
Prezzi alimentari globali: l’indice FAO scende a 133,9 punti
L’indice FAO dei prezzi alimentari misura le variazioni mensili delle quotazioni internazionali di un paniere di prodotti agricoli e alimentari commercializzati sui mercati mondiali.
L’indicatore comprende cinque grandi categorie: cereali, oli vegetali, prodotti lattiero-caseari, carne e zucchero.
A ottobre 2026, tre di queste categorie hanno registrato una diminuzione dei prezzi rispetto al mese precedente.
| Categoria | Variazione mensile |
|---|---|
| Cereali | -4,5% |
| Carne | -1,2% |
| Prodotti lattiero-caseari | -1,1% |
| Oli vegetali | +0,3% |
| Zucchero | +6,6% |
La flessione più significativa ha riguardato i cereali, mentre lo zucchero ha registrato il maggiore aumento.
L’andamento differenziato delle categorie dimostra che i mercati alimentari continuano a essere influenzati da fattori specifici, tra cui condizioni meteorologiche, prospettive produttive, domanda internazionale e costi di trasporto.
Cereali in calo del 4,5%: diminuiscono grano e mais
Il settore cerealicolo ha registrato la riduzione più marcata nel mese di ottobre.
L’indice FAO dei prezzi dei cereali è sceso a 116,8 punti, con una diminuzione del 4,5% rispetto a settembre e del 12,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Il calo è stato determinato principalmente dalla diminuzione delle quotazioni internazionali del grano e del mais.
I prezzi del grano sono scesi dopo quattro mesi consecutivi di aumenti, riflettendo una domanda internazionale più debole e un miglioramento delle prospettive produttive in diversi Paesi esportatori.
Particolare importanza hanno assunto le previsioni favorevoli per il raccolto argentino, che hanno contribuito a rassicurare gli operatori sulla disponibilità futura di grano.
Anche le aspettative di un possibile miglioramento dei flussi commerciali dal Mar Nero hanno esercitato una pressione al ribasso sulle quotazioni, nonostante le persistenti difficoltà logistiche della regione.
Mais, raccolti americani e offerta sudamericana influenzano i mercati
Anche il mais ha registrato una diminuzione delle quotazioni internazionali.
Secondo la FAO, l’andamento è stato influenzato dall’avanzamento dei raccolti negli Stati Uniti e dalle aspettative di una disponibilità significativa di prodotto proveniente dal Sud America.
Le prospettive produttive di Brasile e Argentina continuano a svolgere un ruolo importante nella formazione dei prezzi internazionali.
Una maggiore disponibilità di mais può contribuire a contenere i costi delle materie prime utilizzate nell’alimentazione animale e in numerose attività industriali.
Tuttavia, l’evoluzione dei prezzi dipenderà anche dalle condizioni climatiche dei prossimi mesi e dall’andamento della domanda internazionale.
Riso in controtendenza: prezzi in aumento dell’1,6%
Non tutti i cereali hanno seguito la stessa tendenza.
I prezzi internazionali del riso sono aumentati dell’1,6% rispetto a settembre, principalmente a causa dei ritardi nei raccolti e delle condizioni meteorologiche sfavorevoli in alcune aree produttrici.
Il mercato del riso rimane particolarmente sensibile alle variazioni dell’offerta asiatica, considerando il peso di Paesi come India, Thailandia, Vietnam e Cina nella produzione e nel commercio mondiale.
Le condizioni meteorologiche possono incidere significativamente sui tempi di raccolta, sulla qualità delle produzioni e sulla disponibilità di prodotto destinato all’esportazione.
L’aumento delle quotazioni rappresenta quindi un segnale di attenzione per i Paesi che dipendono dalle importazioni di riso per garantire la sicurezza alimentare.
Zucchero, prezzi in aumento del 6,6%: massimo da dicembre 2024
Il dato più significativo in controtendenza riguarda il mercato dello zucchero.
Secondo la FAO, l’indice dei prezzi dello zucchero è aumentato del 6,6% a ottobre, registrando il quarto incremento mensile consecutivo.
Le quotazioni hanno raggiunto il livello più elevato da dicembre 2024.
Il rincaro è stato determinato soprattutto dalle difficoltà nella raccolta della canna da zucchero in Brasile, uno dei principali produttori ed esportatori mondiali.
Le piogge nelle aree produttive del Centro-Sud brasiliano hanno rallentato le operazioni di raccolta e lavorazione, alimentando le preoccupazioni sulla disponibilità di zucchero.
Ulteriori elementi di incertezza riguardano le prospettive produttive in India, Thailandia e Unione Europea.
Il rialzo dello zucchero dimostra quanto le condizioni meteorologiche possano incidere rapidamente sui prezzi delle materie prime agricole.
Oli vegetali, lieve aumento dello 0,3%
Il mercato degli oli vegetali ha registrato una variazione contenuta.
L’indice FAO della categoria è aumentato dello 0,3% rispetto a settembre, raggiungendo 199,2 punti.
L’incremento riflette soprattutto l’aumento delle quotazioni dell’olio di soia e dell’olio di girasole.
Questi rincari sono stati parzialmente compensati dalla diminuzione dei prezzi dell’olio di colza, mentre le quotazioni dell’olio di palma sono rimaste sostanzialmente stabili.
Gli oli vegetali rappresentano materie prime importanti sia per l’industria alimentare sia per la produzione di biocarburanti.
Per questo motivo, i loro prezzi sono influenzati non soltanto dai raccolti agricoli, ma anche dalla domanda industriale e dalle condizioni del mercato energetico.
L’indice rimane su livelli elevati rispetto agli ultimi anni, confermando la sensibilità del settore alle condizioni internazionali di approvvigionamento.
Latticini, prezzi in diminuzione dell’1,1%
La FAO ha registrato una riduzione dell’1,1% dei prezzi internazionali dei prodotti lattiero-caseari.
Il calo è stato determinato principalmente dalla diminuzione delle quotazioni del burro e dei formaggi.
L’abbondante disponibilità di prodotto sui mercati internazionali e una domanda relativamente contenuta hanno contribuito a esercitare pressioni al ribasso.
L’indice dei prodotti lattiero-caseari si è attestato a 117,8 punti, segnando un livello significativamente inferiore rispetto a quello registrato un anno prima.
La diminuzione dei prezzi potrebbe rappresentare un elemento favorevole per gli importatori e per le industrie alimentari che utilizzano latte e derivati come materie prime.
L’effetto sui prezzi pagati dai consumatori dipenderà tuttavia anche dai costi di produzione, trasporto e distribuzione nei diversi mercati nazionali.
Carne, quotazioni in calo dell’1,2%
Anche il settore della carne ha contribuito alla diminuzione dell’indice generale.
Secondo la FAO, i prezzi internazionali della carne sono scesi dell’1,2% nel mese di ottobre, portando l’indice della categoria a 125,5 punti.
La flessione ha riguardato principalmente carne suina, bovina e ovina, mentre le quotazioni del pollame sono rimaste relativamente stabili.
L’andamento riflette una combinazione di fattori, tra cui la disponibilità di prodotto e una domanda internazionale meno sostenuta.
La diminuzione dei prezzi sui mercati internazionali può contribuire a ridurre i costi di approvvigionamento degli importatori.
Tuttavia, i prezzi al dettaglio possono reagire con ritardo e risultano influenzati anche dalle condizioni economiche e produttive locali.
Produzione mondiale di cereali verso 2,999 miliardi di tonnellate
In un rapporto separato sulle prospettive dei mercati cerealicoli, la FAO ha previsto che la produzione mondiale nel 2026 possa raggiungere 2,999 miliardi di tonnellate.
Si tratterebbe del secondo livello produttivo più elevato mai registrato, nonostante una diminuzione dell’1,7% rispetto al record del 2025.
Il risultato evidenzia la capacità del settore agricolo mondiale di mantenere una produzione elevata anche in presenza di condizioni climatiche e logistiche complesse.
Le prospettive restano sostenute dalla produzione di grano e mais in diverse importanti regioni agricole.
Tuttavia, la FAO richiama l’attenzione sulle differenze tra le aree geografiche e sui rischi derivanti dalle condizioni meteorologiche.
La disponibilità complessiva di cereali non garantisce infatti automaticamente una distribuzione equilibrata delle risorse alimentari tra i Paesi.
Riso, produzione mondiale prevista in calo del 2,5%
La FAO prevede una riduzione della produzione mondiale di riso nel 2026, dopo diversi anni di crescita.
Le stime indicano un raccolto pari a circa 552 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 2,5% rispetto alla stagione precedente.
Si tratterebbe della prima contrazione significativa dopo quattro stagioni consecutive di aumento.
Tra le cause principali figurano condizioni meteorologiche meno favorevoli e una riduzione dei margini economici per alcuni produttori.
Il fenomeno climatico El Niño potrebbe inoltre influenzare le precipitazioni e la disponibilità idrica in diverse aree agricole.
La diminuzione della produzione di riso rappresenta un elemento importante per la sicurezza alimentare, considerando il ruolo centrale di questo cereale nell’alimentazione di miliardi di persone.
Consumi mondiali di cereali in lieve crescita
Secondo le previsioni della FAO, il consumo mondiale di cereali dovrebbe raggiungere 2,971 miliardi di tonnellate nella stagione 2026-2027, con un aumento dello 0,2% rispetto alla stagione precedente.
La domanda rimane sostenuta dai consumi alimentari e dall’utilizzo dei cereali nell’alimentazione animale e nelle attività industriali.
Le prospettive indicano una sostanziale stabilità dei consumi mondiali, pur in presenza di differenze significative tra le varie regioni.
Nei Paesi in via di sviluppo, la crescita della popolazione e la necessità di migliorare l’accesso agli alimenti continuano a influenzare la domanda.
Nelle economie più avanzate, invece, il mercato è maggiormente condizionato dall’andamento dei consumi industriali e del settore zootecnico.
Commercio internazionale di cereali previsto in diminuzione del 3,3%
La FAO prevede anche una contrazione degli scambi internazionali di cereali.
Il commercio mondiale nella stagione 2026-2027 dovrebbe attestarsi intorno a 507,7 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 3,3% rispetto all’anno precedente.
La riduzione è collegata principalmente alla diminuzione delle spedizioni di grano e alle difficoltà logistiche che interessano alcune regioni esportatrici.
Le restrizioni e le interruzioni delle rotte commerciali possono determinare costi aggiuntivi e ritardi nelle consegne.
Particolare attenzione viene dedicata ai flussi provenienti dalla regione del Mar Nero, tradizionalmente importante per le esportazioni mondiali di grano.
Le difficoltà logistiche potrebbero influenzare soprattutto i Paesi maggiormente dipendenti dalle importazioni alimentari.
Sicurezza alimentare, prezzi in calo ma rischi ancora presenti
La diminuzione dell’indice FAO rappresenta un segnale favorevole per i mercati alimentari internazionali.
Prezzi più contenuti delle materie prime possono contribuire ad alleggerire i costi sostenuti dai Paesi importatori e dalle imprese dell’industria alimentare.
Tuttavia, la riduzione delle quotazioni internazionali non comporta necessariamente un calo immediato dei prezzi nei supermercati.
I prezzi al consumo dipendono infatti anche dal costo dell’energia, dai trasporti, dai salari, dai tassi di cambio e dalle condizioni della distribuzione nazionale.
Inoltre, il livello dell’indice rimane superiore rispetto a ottobre 2025, indicando che le pressioni inflazionistiche sui prodotti alimentari non sono completamente rientrate.
Le vulnerabilità risultano particolarmente rilevanti nei Paesi a basso reddito, dove una quota elevata del bilancio familiare viene destinata all’acquisto di alimenti.
Cambiamenti climatici e instabilità geopolitica continuano a influenzare i prezzi
Le prospettive dei mercati alimentari rimangono esposte a numerosi fattori di rischio.
Le condizioni meteorologiche, gli eventi climatici estremi e le variazioni delle precipitazioni possono incidere sui raccolti e sulla disponibilità di prodotti agricoli.
Le tensioni geopolitiche possono invece influenzare i costi di trasporto, la disponibilità di fertilizzanti e le rotte commerciali.
Il mercato alimentare mondiale risente inoltre delle oscillazioni dei prezzi energetici, fondamentali per la produzione agricola e la distribuzione.
La FAO continua quindi a monitorare l’evoluzione delle condizioni produttive e commerciali, aggiornando periodicamente le proprie previsioni.
FAO, ottobre segna una tregua sui prezzi alimentari mondiali
Il calo dell’1,2% registrato a ottobre rappresenta un segnale di moderazione delle quotazioni internazionali, soprattutto per grano, mais, carne e latticini.
Allo stesso tempo, il forte aumento dello zucchero e la crescita degli oli vegetali dimostrano che le condizioni dei mercati rimangono differenziate.
Le prospettive produttive indicano un raccolto mondiale di cereali ancora molto elevato, nonostante una lieve diminuzione rispetto al record dell’anno precedente.
Con l’indice FAO a 133,9 punti e una produzione cerealicola mondiale prevista vicino ai 3 miliardi di tonnellate, i mercati alimentari mostrano segnali di maggiore disponibilità, ma rimangono esposti ai rischi climatici e geopolitici.
La sfida per i prossimi mesi sarà garantire una distribuzione efficiente delle risorse alimentari, contenere le interruzioni commerciali e sostenere la sicurezza alimentare delle popolazioni più vulnerabili.
