(AGENPARL) - Roma, 6 Novembre 2026 - Una grave crisi bancaria ha provocato uno sconvolgimento politico in Paraguay, spingendo il presidente Santiago Peña a presentare le proprie dimissioni dopo il collasso della banca digitale Ueno Bank, istituto finanziario con cui il capo dello Stato aveva intrattenuto precedenti rapporti economici.
Il fallimento della banca ha coinvolto circa 2,9 milioni di clienti, quasi la metà della popolazione del Paese, provocando il blocco temporaneo dell’accesso ai conti correnti e ai risparmi, proteste popolari e una crescente pressione politica sul governo.
La crisi ha raggiunto il suo punto culminante giovedì 5 novembre, quando Peña ha annunciato la decisione di lasciare la presidenza attraverso un videomessaggio diffuso sui social network.
Tuttavia, la Camera dei Deputati ha respinto le dimissioni e approvato all’unanimità, con 78 voti, l’avvio della procedura di impeachment, con l’obiettivo di consentire l’accertamento delle eventuali responsabilità politiche del presidente.
La vicenda è ora al centro di un procedimento parlamentare che potrebbe determinare ulteriori conseguenze istituzionali per il Paese sudamericano.
Ueno Bank, il collasso che ha paralizzato milioni di risparmiatori
La crisi è esplosa nella notte tra il 2 e il 3 novembre, quando la Banca Centrale del Paraguay (BCP) ha disposto l’avvio della procedura di risoluzione di Ueno Bank.
Secondo l’autorità monetaria, l’istituto presentava una grave insufficienza patrimoniale, con un indice di solvibilità sceso al di sotto del 50% del livello minimo richiesto dalla normativa bancaria.
La decisione ha comportato la sospensione delle normali attività dell’istituto e l’interruzione dell’accesso ai servizi finanziari per milioni di clienti.
L’applicazione digitale della banca ha smesso improvvisamente di mostrare i saldi, alimentando preoccupazione tra i risparmiatori e causando una rapida perdita di fiducia.
Ueno Bank aveva conosciuto una forte espansione negli ultimi anni, affermandosi come uno degli operatori più importanti nel settore bancario digitale paraguaiano.
Il suo collasso ha quindi prodotto conseguenze economiche e sociali di particolare rilievo, coinvolgendo famiglie, lavoratori e imprese che utilizzavano i servizi dell’istituto.
Proteste ad Asunción e richieste di responsabilità
La chiusura della banca ha provocato manifestazioni nella capitale Asunción e in altre aree del Paese.
Migliaia di cittadini hanno espresso preoccupazione per l’impossibilità di utilizzare i propri fondi, chiedendo chiarimenti alle autorità e garanzie sulla restituzione dei depositi.
Le proteste hanno assunto anche una dimensione politica, con richieste di trasparenza sulla gestione della banca e sui rapporti tra i suoi dirigenti e le istituzioni pubbliche.
La situazione ha alimentato un clima di tensione sociale, mentre le autorità finanziarie hanno cercato di rassicurare la popolazione sulla stabilità del resto del sistema bancario nazionale.
La Banca Centrale ha sottolineato che la crisi riguarda uno specifico istituto e non rappresenta necessariamente una condizione generalizzata del settore finanziario paraguaiano.
Santiago Peña accusato di conflitto di interessi
La crisi bancaria ha coinvolto direttamente il presidente Santiago Peña a causa dei suoi precedenti legami economici con il gruppo proprietario di Ueno Bank.
Secondo le contestazioni avanzate dall’opposizione parlamentare, il capo dello Stato avrebbe avuto rapporti finanziari con l’istituto e sarebbe coinvolto in presunti conflitti di interessi.
Le accuse riguardano anche la gestione di risorse pubbliche e previdenziali depositate presso la banca, oltre a presunte interferenze nell’attività degli organismi di controllo.
Particolare attenzione è stata riservata al ruolo degli ex dirigenti di Ueno Bank successivamente nominati in posizioni di responsabilità all’interno della Banca Centrale.
Tra questi figura Carlos Carvallo Spalding, già presidente dell’istituto finanziario e successivamente alla guida della banca centrale paraguaiana.
Carvallo ha lasciato il proprio incarico dopo l’esplosione dello scandalo.
Le accuse rivolte a Peña rimangono oggetto di accertamento e non costituiscono responsabilità giudiziarie definitivamente dimostrate.
Il presidente annuncia le dimissioni per preservare la stabilità
Di fronte all’aggravarsi della crisi, Santiago Peña ha annunciato giovedì la decisione di rassegnare le dimissioni dalla presidenza della Repubblica.
In un videomessaggio, il capo dello Stato ha spiegato di aver preso questa decisione per contribuire a preservare la stabilità istituzionale e la pace sociale.
«Ho preso la decisione di presentare le mie dimissioni dalla Presidenza della Repubblica. Lo faccio pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche», ha dichiarato.
Peña ha inoltre espresso il proprio rammarico per le difficoltà affrontate dai cittadini, sottolineando che la tutela dei risparmiatori rappresenta una priorità.
Il messaggio è stato diffuso mentre il Parlamento stava discutendo l’avvio della procedura di destituzione nei suoi confronti.
Il Parlamento respinge le dimissioni e avvia l’impeachment
La decisione del presidente non ha interrotto il procedimento parlamentare.
La Camera dei Deputati ha infatti approvato all’unanimità, con 78 voti favorevoli, la richiesta di impeachment, respingendo contestualmente le dimissioni presentate da Peña.
La scelta è stata motivata dalla volontà di consentire il proseguimento dell’accertamento delle responsabilità politiche, evitando che le dimissioni potessero determinare conseguenze sulla posizione istituzionale e sulle immunità dell’ex capo dello Stato.
Il procedimento è quindi passato al Senato, chiamato a valutare le accuse e a pronunciarsi secondo le disposizioni costituzionali.
Venerdì 6 novembre, il Senato ha avviato una sessione straordinaria dedicata alla vicenda, mentre Peña ha chiesto ulteriori 72 ore per preparare la propria difesa.
La richiesta è stata respinta, lasciando aperta una situazione di forte incertezza istituzionale.
Le dimissioni presentate da Peña non risultavano ancora formalmente accettate, e il vicepresidente Pedro Alliana non aveva ancora assunto ufficialmente la presidenza al momento degli ultimi aggiornamenti.
La Banca Centrale avvia la restituzione dei depositi
Parallelamente alla crisi politica, le autorità monetarie hanno avviato le procedure per consentire ai clienti di Ueno Bank di recuperare i propri risparmi.
La Banca Centrale del Paraguay ha annunciato l’attivazione del Fondo di Garanzia dei Depositi, che tutela i risparmiatori entro i limiti stabiliti dalla legislazione nazionale.
La copertura massima prevista è pari a 75 salari minimi mensili, corrispondenti a circa 228,3 milioni di guaraní per depositante e per istituto bancario.
Nella serata di giovedì sono iniziati i primi pagamenti a favore di un gruppo di clienti che soddisfacevano i requisiti previsti.
La fase iniziale riguarda depositi fino a 10 milioni di guaraní, con procedure destinate a consentire il trasferimento delle somme verso altri istituti finanziari.
L’autorità monetaria ha assicurato che continuerà ad adottare misure per proteggere i depositanti e gestire in maniera ordinata la risoluzione della banca.
Indagini sui dirigenti e sui fondi pubblici
La vicenda ha assunto anche una dimensione giudiziaria.
Le autorità hanno avviato indagini sulla gestione finanziaria di Ueno Bank e sulle responsabilità dei suoi vertici.
Secondo le informazioni diffuse dai media locali e internazionali, otto dirigenti dell’istituto sono stati coinvolti in provvedimenti delle autorità investigative.
Gli accertamenti riguardano le operazioni finanziarie della banca, la gestione del patrimonio e il possibile utilizzo di risorse provenienti da enti pubblici.
Particolare attenzione è rivolta ai fondi previdenziali e alle somme depositate da organismi statali, il cui coinvolgimento ha alimentato ulteriori interrogativi sulla vigilanza bancaria e sui meccanismi di controllo.
Le indagini dovranno chiarire le circostanze che hanno portato al deterioramento della situazione patrimoniale dell’istituto e verificare l’eventuale esistenza di comportamenti illeciti.
Un duro colpo alla fiducia nel sistema finanziario paraguaiano
Il collasso di Ueno Bank rappresenta una grave sfida per l’economia del Paraguay, soprattutto per l’elevato numero di cittadini coinvolti.
L’interruzione dei servizi bancari ha avuto conseguenze immediate sulle transazioni quotidiane, sui pagamenti e sull’accesso alla liquidità.
La crisi ha inoltre sollevato interrogativi sulla capacità delle istituzioni di vigilanza di individuare tempestivamente eventuali squilibri finanziari nelle banche in rapida espansione.
Il governo e la Banca Centrale devono ora affrontare una duplice esigenza: garantire la tutela dei depositanti e ristabilire la fiducia nel sistema finanziario.
Il ripristino dell’accesso ai risparmi e la trasparenza delle indagini saranno elementi fondamentali per contenere le conseguenze economiche e sociali dello scandalo.
Paraguay, futuro politico incerto dopo la crisi bancaria
La vicenda di Ueno Bank ha provocato una delle più gravi crisi politiche della presidenza di Santiago Peña, iniziata nell’agosto 2023.
Le dimissioni annunciate dal capo dello Stato, la decisione della Camera dei Deputati di respingerle e l’avvio del procedimento di impeachment hanno aperto una fase di incertezza sul futuro della leadership nazionale.
Il Senato dovrà valutare le contestazioni parlamentari, mentre le autorità finanziarie proseguiranno le operazioni per garantire la restituzione dei depositi.
Il caso Ueno Bank mette al centro del dibattito nazionale la trasparenza delle istituzioni, la gestione delle risorse pubbliche e la tutela del risparmio, questioni che assumono un’importanza decisiva per la stabilità economica e politica del Paraguay.
L’evoluzione della crisi dipenderà dalle decisioni del Parlamento, dagli sviluppi delle indagini e dalla capacità delle autorità di assicurare una soluzione ordinata alla crisi bancaria che ha coinvolto milioni di cittadini.
