(AGENPARL) - Roma, 6 Novembre 2026 - Si aggrava l’emergenza sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove l’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo continua a provocare migliaia di vittime, mettendo sotto forte pressione le strutture ospedaliere e i sistemi di prevenzione nelle province orientali del Paese.
Secondo i dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), aggiornati al 5 novembre, nella RDC sono stati registrati 10.741 casi confermati e 5.230 decessi, con un tasso di letalità calcolato sui casi confermati di circa il 48,7%.
Altre statistiche circolate nei giorni precedenti, attribuite alle autorità sanitarie congolesi, hanno indicato 10.414 casi e 5.372 decessi, corrispondenti a una letalità del 51,6%. La differenza tra i due conteggi evidenzia le difficoltà nella raccolta e nell’armonizzazione dei dati epidemiologici.
Le autorità sanitarie hanno spiegato che le revisioni retrospettive delle statistiche possono modificare il tasso di mortalità registrato senza necessariamente indicare un improvviso aumento della pericolosità del virus.
Epidemia di Ebola, migliaia di vittime e contagi in aumento
L’attuale epidemia, identificata ufficialmente nella primavera del 2026, interessa principalmente le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, dove persistono importanti difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie.
Il virus responsabile appartiene alla specie Bundibugyo, meno frequentemente coinvolta nelle epidemie rispetto al virus Ebola Zaire, responsabile di alcune delle più gravi emergenze sanitarie registrate in Africa.
Il nuovo focolaio ha progressivamente interessato diverse province, rendendo necessaria una risposta sanitaria coordinata tra le autorità congolesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e le organizzazioni internazionali impegnate nella prevenzione delle epidemie.
Secondo l’ECDC, la trasmissione comunitaria rimane attiva e le province maggiormente colpite continuano a registrare nuovi casi e decessi.
Ituri e Nord Kivu, le province più colpite
Le province di Ituri e Nord Kivu rappresentano i principali epicentri dell’emergenza.
I dati epidemiologici aggiornati al 5 novembre indicano che l’Ituri ha registrato complessivamente 7.515 casi confermati, con 3.541 decessi, mentre nel Nord Kivu sono stati segnalati 2.629 casi e 1.441 morti.
Altri focolai sono stati documentati nelle province di Haut-Uélé, Tshopo, Sud Kivu, Bas-Uélé, Sud Ubangi e Nord Ubangi.
La diffusione geografica dell’epidemia rende particolarmente complesso il lavoro delle squadre sanitarie, chiamate a raggiungere comunità spesso isolate e località caratterizzate da infrastrutture insufficienti.
La mobilità della popolazione, gli spostamenti transfrontalieri e le difficoltà nel monitoraggio dei contatti rappresentano ulteriori ostacoli al contenimento del virus.
Beni, centri di trattamento oltre la capacità di accoglienza
La pressione sulle strutture sanitarie è particolarmente evidente nella città di Beni, nel Nord Kivu, dove i centri specializzati nel trattamento dell’Ebola hanno superato la propria capacità di accoglienza.
Secondo quanto riportato il 3 novembre dall’emittente congolese Radio Okapi, i due centri di trattamento presenti nella città ospitavano circa 80 pazienti, rispetto a una disponibilità iniziale di circa 60 posti letto.
Il dottor Jérémie Muhindo, responsabile della commissione per la presa in carico dei pazienti nell’ambito della risposta all’Ebola a Beni, ha segnalato che le strutture sanitarie non dispongono più di spazi sufficienti per gestire adeguatamente l’afflusso di malati.
Le autorità stanno valutando l’ampliamento dei centri esistenti e la realizzazione di nuove strutture per aumentare la capacità di trattamento.
Gli ospedali di Beni accolgono anche pazienti provenienti dalle zone sanitarie limitrofe di Mutwanga, Oïcha, Kalunguta e Mabalako, aumentando ulteriormente la pressione sui servizi disponibili.
Cresce la preoccupazione per i bambini e gli studenti contagiati
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la presenza di bambini tra i pazienti ricoverati nei centri di trattamento.
Secondo gli operatori sanitari locali, tra i circa 80 malati assistiti a Beni figuravano una decina di bambini di età compresa tra nove mesi e dodici anni, alcuni dei quali frequentavano istituti scolastici.
La presenza di studenti contagiati ha sollevato interrogativi sui possibili luoghi di trasmissione del virus.
Le autorità sanitarie stanno cercando di accertare se le infezioni siano avvenute nelle abitazioni, nelle comunità o negli ambienti scolastici.
La sorveglianza epidemiologica e il tracciamento dei contatti rimangono fondamentali per identificare tempestivamente le persone esposte e impedire l’apertura di nuovi focolai.
Come si trasmette il virus Ebola
L’Ebola è una malattia virale grave che può provocare febbre elevata, debolezza, dolori muscolari, vomito, diarrea e, nei casi più gravi, emorragie e insufficienza multiorgano.
Il virus non si trasmette attraverso l’aria come l’influenza o il morbillo, ma principalmente attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni e altri fluidi corporei di persone infette o decedute a causa della malattia.
Il contagio può verificarsi anche attraverso materiali e superfici contaminati da fluidi infetti.
Le persone diventano contagiose dopo la comparsa dei sintomi, motivo per cui il riconoscimento precoce dei casi e l’isolamento sanitario sono essenziali per interrompere la trasmissione.
Tra le principali misure di prevenzione figurano l’igiene delle mani, l’uso di dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario, la gestione sicura dei pazienti e il monitoraggio delle persone entrate in contatto con casi confermati.
Nessun vaccino specificamente autorizzato contro il virus Bundibugyo
La gestione dell’epidemia presenta ulteriori difficoltà a causa della limitata disponibilità di strumenti medici specifici contro il virus Bundibugyo.
Attualmente non esistono vaccini o trattamenti antivirali specificamente autorizzati per questa variante.
I vaccini approvati contro l’Ebola causata dal virus Zaire non garantiscono automaticamente protezione contro il Bundibugyo.
La presa in carico dei pazienti si basa quindi principalmente su cure di supporto, controllo delle complicazioni, mantenimento dell’equilibrio idrico ed elettrolitico e trattamento delle eventuali infezioni concomitanti.
L’accesso tempestivo all’assistenza sanitaria può migliorare le possibilità di sopravvivenza, rendendo particolarmente importante il rafforzamento dei centri di trattamento nelle aree più colpite.
Violenza e sfiducia ostacolano il lavoro degli operatori sanitari
Oltre alle difficoltà mediche, la risposta all’epidemia deve affrontare importanti problemi di sicurezza.
Nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, la presenza di gruppi armati e i conflitti locali rendono difficile raggiungere alcune comunità e garantire la continuità dei programmi sanitari.
A questi problemi si aggiungono episodi di ostilità nei confronti degli operatori sanitari, alimentati anche dalla diffusione di informazioni false sulla malattia.
In alcune località sono state segnalate aggressioni contro personale medico e strutture sanitarie, con conseguenze sulla capacità di assistere i pazienti e svolgere attività di prevenzione.
La sfiducia può inoltre indurre alcune famiglie a ritardare la richiesta di assistenza o a sottrarsi alle procedure di isolamento, aumentando il rischio di ulteriori trasmissioni.
Le organizzazioni sanitarie sottolineano quindi l’importanza di coinvolgere le comunità locali, le autorità tradizionali e i responsabili religiosi per migliorare la comprensione delle misure di prevenzione.
Ebola oltre i confini congolesi: casi anche in altri Paesi
L’epidemia ha assunto anche una dimensione internazionale.
Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie internazionali, casi collegati al focolaio congolese sono stati identificati in altri Paesi, tra cui Uganda, Kenya, Nigeria e Francia.
In Kenya, alla fine di ottobre risultavano nove casi confermati e due decessi, collegati all’introduzione del virus attraverso una persona proveniente dalla RDC.
In Nigeria è stato identificato un caso successivamente trasferito in Svizzera per ricevere assistenza sanitaria.
Le autorità europee continuano a monitorare la situazione, valutando i rischi di importazione dei casi e le misure necessarie per il tracciamento dei contatti.
Il coordinamento tra gli Stati interessati rimane fondamentale per limitare la diffusione internazionale della malattia.
OMS e Africa CDC impegnati nella risposta all’emergenza
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) continuano a sostenere gli interventi di risposta all’epidemia.
Le principali priorità comprendono il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, la disponibilità di personale sanitario specializzato e l’ampliamento delle strutture di trattamento.
Particolare attenzione viene dedicata alla protezione degli operatori sanitari, alla disponibilità dei dispositivi di sicurezza e al miglioramento della capacità diagnostica.
Il coordinamento con le autorità locali è inoltre essenziale per garantire il trasporto sicuro dei pazienti e la gestione dei casi nelle aree difficilmente accessibili.
Le attività di comunicazione sanitaria svolgono un ruolo importante per contrastare le false informazioni e favorire la collaborazione della popolazione.
Una crisi sanitaria che richiede interventi urgenti
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie del continente africano.
L’elevato numero di vittime, il sovraffollamento dei centri di trattamento e la diffusione del virus in numerose province evidenziano le difficoltà del sistema sanitario nel contenere il focolaio.
La revisione delle statistiche sulla mortalità dimostra inoltre la necessità di disporre di dati affidabili e costantemente aggiornati per valutare l’evoluzione della malattia.
Con oltre 10.700 casi confermati e più di 5.200 decessi secondo l’ultimo aggiornamento dell’ECDC, la priorità rimane rafforzare la capacità di trattamento, proteggere gli operatori sanitari e interrompere le catene di trasmissione.
Il contenimento dell’epidemia dipenderà dall’efficacia degli interventi sanitari, dalla disponibilità delle risorse necessarie e dalla collaborazione delle comunità locali, in un contesto reso particolarmente difficile dall’insicurezza e dalla fragilità delle infrastrutture.
