(AGENPARL) - Roma, 5 Novembre 2026 - Si è svolto ieri, 4 novembre, presso il Senato della Repubblica, l’incontro “Eczema cronico delle mani: consapevolezza della patologia, qualità di vita delle persone e le professioni più a rischio”, promosso dal Senatore Ignazio Zullo, per approfondire l’impatto di una patologia che interessa circa un milione di italiani e che, nelle forme croniche, può compromettere significativamente la qualità della vita e la capacità lavorativa.
Al centro del confronto, il legame tra Eczema Cronico delle Mani e attività professionale, con particolare attenzione alle categorie maggiormente esposte a sostanze irritanti, detergenti, acqua e altri fattori di rischio ambientali. Istituzioni, società scientifiche, pazienti e rappresentanti del mondo del lavoro hanno condiviso la necessità di rafforzare la consapevolezza della patologia, favorire una diagnosi tempestiva e promuovere percorsi di presa in carico che integrino trattamento clinico e prevenzione. Un’esigenza resa ancora più evidente dai dati sull’impatto occupazionale: oltre il 70% dei pazienti riferisce difficoltà nello svolgimento delle attività manuali, soprattutto lavorative.
In questo scenario, la Medicina del Lavoro assume un ruolo fondamentale nel riconoscimento precoce dei fattori professionali, nella prevenzione dell’aggravamento della patologia e nella tutela della continuità occupazionale.
Il Dr. Paolo Mascagni, Direttore S.C. di Medicina del Lavoro, Igiene e Tossicologia Industriale e Ambientale dell’Ospedale PIO XI – Desio (ASST della Brianza) approfondisce il contributo del Medico Competente nella gestione dell’Eczema Cronico delle Mani, evidenziando l’importanza di un approccio integrato che metta in relazione quadro clinico, esposizioni professionali e misure di prevenzione, con l’obiettivo di tutelare la salute dei lavoratori e contrastare il rischio di esclusione professionale.
«La dermatite cronica delle mani (eczema cronico delle mani) rappresenta una problematica rilevante in Medicina del Lavoro, sia per la sua frequenza nei lavoratori esposti a specifici agenti professionali, sia per le importanti ripercussioni sulla qualità della vita, sulla capacità lavorativa e sulla continuità occupazionale.
Le dermatosi professionali costituiscono circa il 20–40% delle malattie professionali nei Paesi industrializzati e fino al 40% dei lavoratori può sviluppare una dermatite occupazionale nel corso della propria carriera. Le forme più frequenti sono le dermatiti da contatto, irritative e allergiche, spesso caratterizzate da un andamento cronico e recidivante.
I settori maggiormente coinvolti comprendono acconciatura ed estetica, sanità, industria alimentare, metalmeccanica, pulizie, edilizia e agricoltura. Alcuni dati epidemiologici evidenziano una prevalenza lifetime dell’eczema delle mani pari al 38,2% nei parrucchieri (37,5% negli apprendisti e 37% nei professionisti) e al 33,4% negli operatori sanitari. Si tratta quindi di un problema tutt’altro che marginale, con conseguenze professionali significative: nel settore dell’acconciatura, da un terzo alla metà dei lavoratori con patologie professionali può essere costretta ad abbandonare l’attività.
In questo scenario, il Medico Competente riveste un ruolo peculiare perché rappresenta il professionista in grado di integrare quadro clinico, storia lavorativa, esposizioni professionali e sistema di prevenzione aziendale. Il suo intervento, nell’ambito del D.Lgs. 81/08, non si limita alla sorveglianza sanitaria, ma si sviluppa lungo tutto il percorso lavorativo, attraverso tre livelli di prevenzione:
- prevenzione primaria – prima dell’inizio dell’attività: identificazione di eventuali condizioni di ipersuscettibilità, informazione sui rischi cutanei specifici e indicazione delle idonee misure di protezione, con l’obiettivo di evitare l’insorgenza della patologia.
- Prevenzione secondaria – durante l’attività lavorativa: sorveglianza sanitaria mirata, riconoscimento delle manifestazioni cutanee precoci, individuazione del possibile rapporto tra dermatite ed esposizione professionale, informazione e formazione sull’utilizzo corretto delle protezioni e avvio della segnalazione di malattia professionale quando ne ricorrano i presupposti.
- Prevenzione terziaria – alla cessazione dell’attività: attenzione alla progressione della patologia, promozione degli accertamenti e degli screening necessari e contributo alla limitazione delle complicanze e al recupero funzionale.
La peculiarità del Medico Competente emerge soprattutto nella gestione della cronicità: la diagnosi e il trattamento dermatologico, pur fondamentali, non sono sufficienti se non vengono accompagnati da un’analisi delle condizioni lavorative che hanno determinato o aggravato la malattia. È necessario intervenire sull’organizzazione del lavoro, sulle esposizioni, sulle procedure operative e sulle misure di protezione, favorendo, quando necessario, l’adattamento della mansione e il reinserimento lavorativo.
Il Medico Competente diventa quindi il punto di raccordo tra dermatologo, lavoratore e azienda, trasformando la gestione della dermatite cronica delle mani da semplice problema clinico individuale a intervento integrato di prevenzione, tutela della salute e promozione del benessere lavorativo.
L’obiettivo finale non è soltanto curare la dermatite, ma soprattutto evitare che essa diventi causa di esclusione professionale, perdita di capacità lavorativa o abbandono precoce dell’attività.»
