(AGENPARL) - Roma, 30 Ottobre 2026 - Il programma EIC Pathfinder Open 2026 ha ricevuto 2.103 proposte, ma soltanto 43 sono state selezionate, con un tasso di successo del 2,04%. La ricercatrice ed esperta di cooperazione europea Annika Jaansoo solleva una questione che va oltre la scarsità dei finanziamenti: un sistema sempre più competitivo potrebbe scoraggiare ricercatori, imprese innovative e professionisti, spingendoli ad abbandonare progressivamente i grandi programmi europei. Il rischio è che la selezione non premi soltanto l’eccellenza scientifica, ma finisca per favorire chi può permettersi di sostenere ripetuti insuccessi.
Il 2% che mette in discussione il sistema europeo dell’innovazione
Un tasso di successo estremamente basso viene spesso interpretato come la dimostrazione dell’elevata qualità di un programma di finanziamento: soltanto i progetti migliori riescono a superare una selezione particolarmente rigorosa.
Ma esiste un’altra possibile interpretazione.
Quando le probabilità di ottenere un finanziamento diventano molto ridotte, la competizione non riguarda più soltanto la qualità scientifica delle proposte. Riguarda anche la capacità economica e organizzativa dei candidati di sostenere candidature ripetute, assorbire i costi dei rifiuti e continuare a partecipare.
È questa la questione sollevata da Annika Jaansoo, esperta di cooperazione transfrontaliera, programmi Interreg e processi di finanziamento europei, in un intervento dedicato alla crescente difficoltà di accedere ai fondi dell’Unione europea.
Il caso preso in esame è quello dell’EIC Pathfinder Open 2026, uno degli strumenti del Consiglio europeo per l’innovazione destinati a sostenere progetti scientifici e tecnologici ad alto rischio e ad alto potenziale innovativo.
I dati ufficiali sono particolarmente significativi.
Proposte presentate
2.103
Progetti selezionati
43
Tasso di selezione
2,04%
43 progetti selezionati2.060 non selezionati
Dati EIC Pathfinder Open 2026. I progetti selezionati sono nella fase di preparazione degli accordi di sovvenzione; la selezione non equivale ancora all’erogazione definitiva.
Il 14 ottobre 2026, il Consiglio europeo per l’innovazione ha ufficialmente annunciato la selezione di 43 progetti, riguardanti settori come l’informatica quantistica, le terapie innovative, le tecnologie industriali avanzate e le soluzioni per la resilienza climatica. European Innovation Council+1
Il programma dispone di un budget indicativo di 166 milioni di euro, mentre le richieste complessive di finanziamento presentate dai candidati hanno superato gli 8,2 miliardi.
La distanza tra domanda e risorse disponibili è quindi enorme.
Il problema non è soltanto quanti progetti possono essere finanziati.
È comprendere quali conseguenze produca nel tempo una competizione così selettiva sull’intero ecosistema europeo della ricerca.
Dal 2021 al 2026: le candidature sono più che raddoppiate
L’evoluzione del numero delle candidature mostra con chiarezza quanto sia cresciuta la pressione competitiva.
Nel 2021, il primo bando EIC Pathfinder Open aveva ricevuto 908 proposte, delle quali 868 risultarono ammissibili alla valutazione.
Nel 2026 il numero delle candidature presentate è salito a 2.103, con un incremento di circa il 132%.
Candidature EIC Pathfinder Open
Numero di proposte presentate nel 2021 e nel 2026
060012001800240020212026
La cifra del 2021 è documentata nelle statistiche della prima edizione del programma, mentre quella del 2026 è stata confermata dal comunicato ufficiale del Consiglio europeo per l’innovazione del 20 maggio 2026. readkong.com+2
In termini assoluti, si tratta di un segnale di forte interesse per i finanziamenti europei.
Un numero maggiore di candidature può indicare un ecosistema scientifico dinamico, una crescente attrattività del programma e una domanda significativa di capitali destinati alle tecnologie emergenti.
Tuttavia, se l’aumento delle domande non è accompagnato da una crescita proporzionata delle risorse disponibili, la percentuale di progetti finanziati inevitabilmente diminuisce.
Nel 2021 furono inizialmente selezionate 56 proposte su 868 ammissibili, pari a circa il 6,5%.
Nel 2026, considerando le 43 proposte selezionate sulle 2.103 presentate, il rapporto scende a circa il 2%.
Il confronto utilizza denominatori non perfettamente identici, ma evidenzia comunque il progressivo restringimento dell’accesso ai finanziamenti.
La selezione non misura chi abbandona: il problema dei candidati invisibili
Il punto centrale dell’analisi di Annika Jaansoo riguarda una dimensione che le statistiche ufficiali non riescono a descrivere completamente.
I tassi di successo misurano il rapporto tra le proposte presentate e quelle selezionate.
Non misurano, invece, quante persone abbiano deciso di non candidarsi più.
È una distinzione fondamentale.
Un ricercatore che smette di partecipare ai bandi non compare necessariamente in alcuna statistica dedicata ai progetti respinti.
Un’impresa innovativa che rinuncia a presentare una nuova domanda non viene registrata come un’opportunità perduta.
Un consorzio internazionale che decide di non affrontare un altro processo di candidatura può interrompere una collaborazione prima ancora che questa venga formalizzata.
Jaansoo richiama una testimonianza particolarmente significativa, ricevuta in risposta a un suo precedente intervento: un ricercatore avrebbe ottenuto un solo finanziamento a fronte di 29 candidature presentate in tre anni.
Secondo il racconto riportato dall’esperta, il ricercatore avrebbe dichiarato di essere vicino ad abbandonare definitivamente il sistema dei grandi bandi.
Si tratta di una testimonianza individuale, non di una misura statistica generale, ma evidenzia un possibile fenomeno di progressivo scoraggiamento.
Il rischio è che la competizione finisca per selezionare non soltanto i progetti, ma anche la capacità di resistenza economica e psicologica delle persone che li propongono.
Il tasso di successo conta chi partecipa. Non conta chi ha smesso di provarci.
Questa è la questione più importante sollevata dal dibattito.
Quando la capacità di sostenere i fallimenti diventa un vantaggio competitivo
Le grandi università e le organizzazioni di ricerca strutturate possono generalmente contare su uffici specializzati nella progettazione europea, personale amministrativo e sistemi consolidati di supporto ai ricercatori.
Le organizzazioni più piccole affrontano condizioni differenti.
Una startup può non disporre di risorse sufficienti per dedicare mesi alla preparazione di una candidatura.
Un ricercatore indipendente può avere difficoltà a coordinare partnership internazionali complesse.
Una piccola impresa tecnologica può essere costretta a scegliere tra investire nello sviluppo del prodotto e sostenere i costi della partecipazione ai bandi.
Non significa che le organizzazioni più grandi ottengano automaticamente finanziamenti.
Significa che possono avere una maggiore capacità di assorbire le conseguenze economiche delle candidature respinte.
In un sistema caratterizzato da tassi di successo estremamente bassi, questa differenza potrebbe diventare particolarmente rilevante.
L’eccellenza scientifica e la solidità amministrativa sono entrambe importanti, ma non coincidono necessariamente.
Il rischio da esaminare è che la selezione finisca per attribuire un vantaggio strutturale agli attori che possiedono maggiori risorse organizzative.
Una tale dinamica potrebbe ridurre progressivamente la diversità dei partecipanti e penalizzare alcuni progetti scientifici potenzialmente validi.
L’intelligenza artificiale riduce i costi di scrittura, ma non quelli del rifiuto
Un altro elemento centrale dell’intervento di Jaansoo riguarda l’effetto dell’intelligenza artificiale generativa.
L’IA sta trasformando la preparazione delle candidature, permettendo di elaborare testi, organizzare documenti, sintetizzare informazioni e strutturare proposte in tempi potenzialmente inferiori rispetto al passato.
Ma questa semplificazione potrebbe produrre una conseguenza inattesa.
Se preparare una domanda diventa più semplice, aumenta anche la possibilità che più organizzazioni partecipino alla competizione.
Quando il numero delle proposte cresce più rapidamente dei finanziamenti disponibili, la probabilità media di selezione diminuisce.
Come osserva Jaansoo, l’intelligenza artificiale può rendere meno costoso scrivere una candidatura, senza rendere meno costoso perderla.
Il costo del rifiuto comprende infatti molto più della preparazione documentale.
Comprende il tempo di coordinamento, le energie dedicate al progetto, le opportunità alternative non perseguite e la necessità di riorganizzare attività e collaborazioni.
Va comunque sottolineato che non esistono, nei dati qui esaminati, elementi sufficienti per attribuire direttamente all’intelligenza artificiale l’aumento delle candidature EIC Pathfinder dal 2021 al 2026.
La diffusione degli strumenti generativi può essere uno dei fattori da studiare, ma l’aumento della domanda dipende anche dall’attrattività del programma, dalla disponibilità di alternative e dall’evoluzione dell’ecosistema scientifico.
Il problema è quindi comprendere se gli attuali criteri di valutazione siano ancora adeguati a un contesto nel quale la qualità formale delle proposte può essere migliorata attraverso strumenti tecnologici sempre più accessibili.
La fuga verso i finanziatori più piccoli non risolve necessariamente il problema
Secondo le testimonianze raccolte da Jaansoo, alcuni candidati stanno progressivamente orientando la propria attenzione verso finanziatori più piccoli, considerando eccessivamente ridotte le possibilità di ottenere risorse dai grandi programmi europei.
Questa strategia può apparire razionale.
I bandi nazionali, regionali o settoriali possono offrire procedure differenti, finanziamenti più contenuti e, in determinati casi, una competizione meno intensa.
Tuttavia, lo spostamento della domanda verso questi strumenti potrebbe aumentare progressivamente anche la loro pressione competitiva.
Un sistema di finanziamento non può essere valutato soltanto osservando il numero delle domande presentate ai programmi principali.
Occorre analizzare come ricercatori e imprese si distribuiscano tra le diverse opportunità.
Se una quota crescente di candidati rinuncia ai grandi finanziamenti perché ritiene la competizione insostenibile, sarebbe importante comprendere dove quelle competenze e quelle idee finiscano.
Continuano a produrre innovazione grazie ad altre fonti?
Vengono finanziate da investitori privati?
Oppure vengono abbandonate?
Sono interrogativi ai quali le statistiche sulle candidature, da sole, non possono rispondere.
Il rischio per l’Europa: perdere capitale scientifico prima ancora di valutarlo
La competitività tecnologica europea non dipende esclusivamente dall’ammontare delle risorse pubbliche stanziate.
Dipende anche dalla capacità di mantenere attivi ricercatori, imprenditori, competenze scientifiche e collaborazioni internazionali.
Quando partecipare a un programma diventa particolarmente costoso e l’accesso alle risorse estremamente limitato, alcune organizzazioni potrebbero rivedere le proprie strategie.
Ciò non significa che ogni candidatura respinta rappresenti necessariamente un’occasione di innovazione perduta.
La selezione resta indispensabile, soprattutto nei programmi che finanziano ricerca tecnologica avanzata, caratterizzata da elevata incertezza.
Ma esiste una differenza importante tra un processo capace di individuare progetti promettenti e un sistema nel quale il numero delle candidature supera così ampiamente le risorse disponibili da rendere la probabilità di finanziamento molto ridotta persino per proposte scientificamente valide.
Il rischio non è soltanto economico.
È anche organizzativo e strategico.
La rinuncia di ricercatori esperti, la difficoltà di coinvolgere nuovi soggetti e l’eventuale riduzione della partecipazione delle piccole imprese potrebbero compromettere la varietà delle idee presenti nell’ecosistema europeo.
Per verificare se questo fenomeno si stia effettivamente manifestando, servirebbero dati longitudinali sui partecipanti, analisi delle candidature ripetute e indagini sulle organizzazioni che hanno smesso di presentare proposte.
Ripensare la valutazione: candidati e valutatori allo stesso tavolo
La proposta avanzata da Annika Jaansoo non consiste semplicemente nell’aumentare il budget disponibile.
L’esperta sostiene la necessità di riprogettare il processo di finanziamento attraverso sperimentazioni graduali, coinvolgendo direttamente candidati e valutatori.
Si tratta di un’impostazione che sposta l’attenzione dalle singole procedure all’architettura complessiva del sistema.
Un processo di riforma potrebbe partire dall’analisi dei principali costi sostenuti dai partecipanti, delle difficoltà incontrate dai valutatori e dei fattori che influenzano la decisione di continuare o interrompere la partecipazione ai bandi.
Tra le soluzioni che potrebbero essere sperimentate figurano procedure preliminari più semplici, valutazioni articolate in due fasi e finanziamenti iniziali di dimensioni ridotte, con possibilità di ampliamento sulla base dei risultati.
Una parte di queste innovazioni è già oggetto di attenzione a livello europeo.
Il programma di lavoro EIC 2026 introduce, tra le altre misure, un progetto pilota per le EIC Advanced Innovation Challenges, con un sistema di finanziamento articolato in due fasi. Sono inoltre previste semplificazioni nella valutazione dell’EIC Accelerator. European Innovation Council
Queste iniziative dimostrano che il tema dell’efficienza delle procedure è già presente nel dibattito istituzionale.
Resta da stabilire quanto le innovazioni introdotte possano ridurre effettivamente i costi di partecipazione, preservando l’affidabilità e l’imparzialità della selezione.
L’eccellenza non può essere misurata soltanto dalla scarsità dei finanziamenti
Un programma estremamente competitivo può finanziare progetti scientifici di altissimo livello.
Ma un basso tasso di successo, di per sé, non dimostra necessariamente che il sistema stia identificando tutte le opportunità più promettenti.
La percentuale di proposte finanziate dipende infatti da almeno tre elementi: il volume delle candidature, la disponibilità delle risorse e la struttura del processo selettivo.
Quando il budget rimane relativamente limitato rispetto alla domanda, la percentuale di successo tende inevitabilmente a diminuire.
Questo può verificarsi anche se la qualità media delle candidature rimane elevata.
Una valutazione più completa dell’efficacia dovrebbe quindi considerare non soltanto quanti progetti vengono selezionati, ma anche quali risultati producono nel medio e lungo periodo.
È altrettanto importante comprendere se i progetti respinti riescano successivamente a ottenere finanziamenti alternativi e a raggiungere risultati comparabili.
Queste informazioni permetterebbero di valutare meglio l’affidabilità predittiva delle procedure.
In assenza di tali dati, il tasso di successo rischia di essere interpretato come un indicatore di qualità quando misura principalmente il rapporto tra domanda e offerta di finanziamenti.
Il costo invisibile dell’innovazione europea
Il problema sollevato da Jaansoo si collega a una questione più ampia, già documentata dalla valutazione intermedia di Horizon Europe.
La Commissione europea ha stimato che tra il 2021 e il 2024 i candidati abbiano sostenuto costi compresi tra 1,92 e 2,82 miliardi di euro per preparare le proposte di finanziamento.
Sull’intera durata del programma 2021-2027, la spesa complessiva stimata potrebbe raggiungere una cifra compresa tra 3,1 e 4,5 miliardi di euro.
Si tratta di costi sostenuti dai candidati, non di somme automaticamente sottratte al bilancio pubblico della ricerca.
Tuttavia, rappresentano risorse economiche e professionali che devono essere considerate nella valutazione dell’efficienza complessiva del sistema.
La questione diventa ancora più rilevante quando si combina l’elevato costo di partecipazione con percentuali di selezione vicine al 2%.
Non sarebbe corretto applicare automaticamente il costo medio di tutte le candidature Horizon Europe al singolo bando EIC Pathfinder, perché le procedure e le caratteristiche dei programmi possono essere diverse.
Ma il confronto evidenzia una questione generale: un sistema di finanziamento deve considerare anche il costo complessivo sostenuto da coloro che non ottengono risorse.
L’efficienza non dipende soltanto dalla capacità di selezionare progetti scientificamente validi, ma anche dal rapporto tra i benefici della selezione e le risorse complessivamente impiegate per realizzarla.
L’Europa deve evitare che la selezione diventi una barriera all’innovazione
I risultati dell’EIC Pathfinder Open 2026 evidenziano la forte domanda di finanziamenti per la ricerca tecnologica avanzata.
Le 2.103 candidature ricevute confermano l’interesse di università, centri di ricerca e imprese verso strumenti capaci di sostenere tecnologie potenzialmente rivoluzionarie.
La selezione di 43 progetti dimostra, allo stesso tempo, quanto limitata sia la capacità del programma di soddisfare questa domanda.
Le riflessioni di Annika Jaansoo invitano a considerare una dimensione spesso trascurata nel dibattito sulla competitività europea: il comportamento di chi partecipa ripetutamente ai bandi, affronta numerosi rifiuti e può infine decidere di abbandonare il sistema.
Non esistono ancora dati sufficienti per stabilire quanto questo fenomeno sia diffuso e quale impatto produca sull’innovazione europea.
Ma proprio per questo sarebbe utile misurarlo.
Una politica pubblica realmente orientata all’innovazione dovrebbe valutare non soltanto i progetti finanziati, ma anche l’accessibilità del sistema e i suoi effetti sulla capacità di partecipazione nel lungo periodo.
La proposta di coinvolgere candidati e valutatori nella sperimentazione di nuove procedure rappresenta una possibile direzione di lavoro.
Non si tratta di eliminare la competizione, né di rinunciare agli standard scientifici.
Si tratta di comprendere come mantenere un processo selettivo rigoroso senza trasformare la partecipazione in un impegno sostenibile soltanto per chi dispone di risorse economiche e amministrative sufficienti ad affrontare molti tentativi.
La domanda fondamentale, quindi, non è soltanto quanti progetti eccellenti l’Europa riesca a finanziare. È anche quanti ricercatori e innovatori potenzialmente eccellenti rischi di perdere lungo il percorso.
Perché il futuro tecnologico europeo dipenderà non soltanto dalla qualità dei progetti selezionati oggi, ma anche dalla capacità di conservare la fiducia, le competenze e la partecipazione di chi potrebbe realizzare le innovazioni di domani.
Approfondimenti: Annika Jaansoo – Profilo professionale · EIC Pathfinder Open – Commissione europea · Risultati ufficiali EIC Pathfinder Open 2026

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Horizon Europe, the funding paradox: Only 2% of EIC pathfinder projects are selected as europe risks Losing its innovators
The EIC Pathfinder Open 2026 programme received 2,103 proposals, but only 43 were selected, resulting in a success rate of just 2.04%. Researcher and European cooperation expert Annika Jaansoo raises an issue that goes far beyond funding scarcity: an increasingly competitive system may discourage researchers, innovative companies, and experienced professionals, gradually pushing them away from major European funding programmes. The risk is that selection processes may reward not only scientific excellence, but also those who can afford to endure repeated rejections.
The 2% success rate that raises questions about europe’s innovation system
An extremely low success rate is often interpreted as evidence of a funding programme’s high standards: only the very best projects make it through a particularly rigorous selection process.
But there is another possible interpretation.
When the chances of securing funding become exceptionally low, competition is no longer solely about the scientific quality of proposals. It also becomes a question of applicants’ financial and organisational capacity to sustain repeated applications, absorb the costs of rejection, and continue participating.
This is the issue raised by Annika Jaansoo, an expert in cross-border cooperation, Interreg programmes, and European funding processes, in a recent commentary addressing the growing difficulty of accessing EU funding.
The case under examination is EIC Pathfinder Open 2026, one of the European Innovation Council’s funding instruments designed to support high-risk scientific and technological projects with significant innovation potential.
The official figures are particularly striking.
- 2,103 proposals submitted
- 43 projects selected
- 2.04% selection rate
- 2,060 proposals not selected
On 14 October 2026, the European Innovation Council officially announced the selection of 43 projects, covering fields such as quantum computing, innovative therapies, advanced industrial technologies, and climate resilience solutions.
The selected projects are proceeding through the grant agreement preparation stage; selection does not yet mean that funding has been definitively disbursed.
The programme has an indicative budget of €166 million, while the total funding requested by applicants exceeded €8.2 billion.
The gap between demand and available resources is therefore enormous.
The issue is not simply how many projects can receive funding.
It is understanding the long-term consequences that such an extraordinarily selective system may have on the entire European research ecosystem.
From 2021 to 2026: Applications have more than doubled
The evolution in application numbers clearly illustrates how competitive pressure has intensified.
In 2021, the first EIC Pathfinder Open call received 908 proposals, of which 868 were eligible for evaluation.
By 2026, the number of submitted applications had risen to 2,103, representing an increase of approximately 132%.
The 2021 figure is documented in the statistics from the programme’s first edition, while the 2026 figure was confirmed in the European Innovation Council’s official announcement of 20 May 2026.
In absolute terms, these figures indicate strong interest in European research funding.
A growing number of applications may reflect a dynamic scientific ecosystem, the increasing attractiveness of the programme, and significant demand for investment in emerging technologies.
However, when the number of applications rises without a proportional increase in available funding, the percentage of successful proposals inevitably declines.
In 2021, 56 proposals were initially selected out of 868 eligible applications, representing approximately 6.5%.
In 2026, with 43 projects selected from 2,103 submissions, the selection rate fell to approximately 2%.
Although these figures use slightly different denominators, the comparison highlights the increasingly restricted access to funding.
The selection process does not measure who gives up: The problem of invisible applicants
The central point of Annika Jaansoo’s analysis concerns a dimension that official statistics cannot fully capture.
Success rates measure the relationship between applications submitted and projects selected.
They do not measure how many people have decided to stop applying altogether.
This distinction is fundamental.
A researcher who stops participating in funding calls does not necessarily appear in any statistics concerning rejected proposals.
An innovative company that abandons plans to submit another application is not recorded as a lost opportunity.
An international consortium that decides against another application process may discontinue a collaboration before it has even been formally established.
Jaansoo highlights a particularly revealing testimony received in response to one of her previous posts: a researcher reportedly secured funding for just one project out of 29 applications submitted over three years.
According to Jaansoo’s account, the researcher indicated that one more rejection could lead them to leave the system of major funding calls entirely.
This is an individual testimony, not a general statistical measure, but it illustrates a potential pattern of growing discouragement.
The risk is that competition may ultimately select not only projects, but also the financial and psychological resilience of the people proposing them.
The success rate counts those who apply. It does not count those who have stopped trying.
This is the most important issue raised by the debate.
When the ability to absorb failure becomes a competitive advantage
Large universities and established research organisations can generally rely on specialised European project offices, administrative personnel, and well-developed support systems for researchers.
Smaller organisations operate under different conditions.
A startup may lack the resources needed to devote months to preparing a funding application.
An independent researcher may struggle to coordinate complex international partnerships.
A small technology company may be forced to choose between investing in product development and covering the costs of participating in competitive funding calls.
This does not mean that larger organisations automatically receive funding.
It means they may have a greater capacity to absorb the financial consequences of rejected applications.
In a system characterised by extremely low success rates, this difference may become particularly significant.
Scientific excellence and administrative strength are both important, but they are not necessarily the same thing.
The risk worth examining is whether selection processes ultimately provide a structural advantage to organisations with greater institutional resources.
Such a dynamic could gradually reduce the diversity of applicants and disadvantage potentially valuable scientific projects.
Artificial intelligence makes proposals cheaper to write, but not cheaper to lose
Another central element of Jaansoo’s argument concerns the impact of generative artificial intelligence.
AI is transforming grant preparation by making it possible to draft text, organise documentation, summarise information, and structure proposals in potentially less time than before.
However, this simplification may produce an unintended consequence.
If preparing an application becomes easier, more organisations may enter the competition.
When the number of proposals grows faster than the available funding, the average probability of selection falls.
As Jaansoo observes, artificial intelligence may make grant applications cheaper to write without making rejection any less costly.
The cost of rejection involves much more than document preparation.
It includes coordination time, effort invested in project development, alternative opportunities not pursued, and the need to reorganise activities and partnerships.
It is important, however, to emphasise that the data examined here are not sufficient to directly attribute the increase in EIC Pathfinder applications between 2021 and 2026 to artificial intelligence.
The spread of generative tools may be one factor worth investigating, but rising application numbers also depend on programme attractiveness, alternative funding opportunities, and developments within the scientific ecosystem.
The central question is whether current evaluation criteria remain appropriate in an environment where the formal quality of proposals can increasingly be enhanced through widely accessible technological tools.
Moving to smaller funders does not necessarily solve the problem
According to the testimonies gathered by Jaansoo, some applicants are gradually redirecting their efforts toward smaller funding bodies because they consider their chances of securing grants from major European programmes excessively low.
This strategy may appear rational.
National, regional, or sector-specific funding calls may offer different procedures, smaller grants, and, in some cases, less intense competition.
However, shifting demand toward these instruments may gradually increase competitive pressure there as well.
A funding system cannot be adequately assessed solely by examining the number of applications submitted to its flagship programmes.
It is also necessary to understand how researchers and companies distribute themselves across different funding opportunities.
If a growing share of applicants abandons major programmes because competition has become unsustainable, it is important to determine what happens to their expertise and ideas.
Do they continue innovating through alternative funding sources?
Do they receive private investment?
Or are their projects abandoned?
Application statistics alone cannot answer these questions.
The risk for europe: Losing scientific talent before it is even evaluated
Europe’s technological competitiveness does not depend exclusively on the amount of public funding allocated to research.
It also depends on its ability to retain active researchers, entrepreneurs, scientific expertise, and international partnerships.
When participation in a programme becomes particularly expensive and access to resources extremely limited, some organisations may reconsider their strategies.
This does not mean that every rejected application necessarily represents a lost innovation opportunity.
Selection remains essential, particularly in programmes supporting advanced technological research characterised by substantial uncertainty.
However, there is an important difference between a process capable of identifying promising projects and a system in which applications so greatly exceed available resources that funding becomes extremely unlikely even for scientifically sound proposals.
The risk is not exclusively financial.
It is also organisational and strategic.
The withdrawal of experienced researchers, difficulties attracting new participants, and a potential decline in small-business participation could undermine the diversity of ideas within Europe’s innovation ecosystem.
To establish whether this phenomenon is actually occurring, longitudinal data on applicants, analyses of repeated submissions, and surveys of organisations that have stopped applying would be needed.
Rethinking evaluation: Applicants and evaluators at the same table
Annika Jaansoo’s proposal is not simply to increase the available budget.
She argues for redesigning the funding process through gradual experimentation, directly involving applicants and evaluators.
This approach shifts attention from individual procedures to the overall architecture of the funding system.
A reform process could begin by analysing the main costs incurred by applicants, the difficulties experienced by evaluators, and the factors influencing decisions to continue or stop participating in funding calls.
Potential solutions include simpler preliminary procedures, two-stage evaluations, and smaller initial grants that can be expanded on the basis of results.
Some of these innovations are already receiving attention at the European institutional level.
The EIC Work Programme 2026 introduces, among other measures, a pilot initiative for the EIC Advanced Innovation Challenges, featuring a two-stage funding mechanism. Simplifications to the EIC Accelerator evaluation process are also envisaged.
These initiatives demonstrate that procedural efficiency is already part of the institutional debate.
What remains to be established is the extent to which the changes introduced can actually reduce participation costs while preserving the reliability and impartiality of project selection.
Excellence cannot be measured by funding scarcity alone
A highly competitive programme can fund scientific projects of exceptional quality.
However, a low success rate does not, by itself, demonstrate that the system is identifying all the most promising opportunities.
The percentage of funded proposals depends on at least three elements: application volume, available resources, and the structure of the selection process.
When funding remains relatively limited compared with demand, the success rate inevitably decreases.
This can happen even when the average quality of applications remains high.
A more comprehensive assessment of effectiveness should therefore consider not only how many projects are selected, but also the results they produce in the medium and long term.
It is equally important to understand whether rejected projects subsequently obtain alternative funding and achieve comparable outcomes.
Such information would make it possible to assess more accurately the predictive reliability of evaluation procedures.
Without these data, the success rate risks being interpreted as an indicator of quality when it primarily measures the relationship between funding demand and supply.
The invisible cost of european innovation
The issue raised by Jaansoo connects to a broader problem already documented in the interim evaluation of Horizon Europe.
The European Commission estimated that applicants incurred costs of between €1.92 billion and €2.82 billion between 2021 and 2024 in preparing funding proposals.
Over the full duration of the 2021–2027 programme, total estimated expenditure could reach between €3.1 billion and €4.5 billion.
These are costs borne by applicants, not amounts automatically deducted from the public research budget.
Nevertheless, they represent economic and professional resources that must be considered when assessing the overall efficiency of the system.
The issue becomes even more significant when high participation costs are combined with selection rates close to 2%.
It would not be appropriate to automatically apply the average application cost across Horizon Europe to an individual EIC Pathfinder call, as procedures and programme characteristics may differ.
However, the comparison highlights a broader issue: a funding system must also account for the total costs borne by applicants who do not receive funding.
Efficiency depends not only on the ability to select scientifically sound projects, but also on the relationship between the benefits of selection and the total resources invested in achieving it.
Europe must ensure that selection does not become a barrier to innovation
The results of EIC Pathfinder Open 2026 demonstrate the strong demand for funding in advanced technological research.
The 2,103 applications received confirm the interest of universities, research institutions, and companies in instruments capable of supporting potentially transformative technologies.
At the same time, the selection of just 43 projects illustrates how limited the programme’s capacity is to meet this demand.
Annika Jaansoo’s reflections invite consideration of a dimension often overlooked in discussions about European competitiveness: the behaviour of those who repeatedly apply for funding, experience numerous rejections, and may eventually decide to leave the system.
There are not yet sufficient data to establish how widespread this phenomenon is or what impact it has on European innovation.
That is precisely why it should be measured.
A public policy genuinely focused on innovation should evaluate not only funded projects, but also the accessibility of the system and its long-term effects on participation.
The proposal to involve applicants and evaluators in experimenting with new procedures represents one possible direction.
The objective is not to eliminate competition or abandon scientific standards.
It is to understand how rigorous selection can be maintained without turning participation into an undertaking that only organisations with sufficient financial and administrative resources can sustain through repeated attempts.
The fundamental question, therefore, is not only how many excellent projects Europe manages to fund. It is also how many potentially excellent researchers and innovators it risks losing along the way.
Because Europe’s technological future will depend not only on the quality of the projects selected today, but also on its ability to retain the confidence, expertise, and participation of those who could deliver tomorrow’s breakthroughs.ì
Further reading: Annika Jaansoo – Professional Profile · EIC Pathfinder Open – European Commission · Official EIC Pathfinder Open 2026 Results