(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2026 - Gerusalemme, 28 ottobre 2026 — Il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu contesta la regolarità delle elezioni israeliane del 27 ottobre e accusa le formazioni politiche arabe di presunte frodi, intimidazioni e compravendita di voti. Il Likud sostiene di aver consegnato centinaia di testimonianze alle autorità e chiede un’indagine immediata. Le accuse arrivano mentre Ra’am e Lista Unita si avviano verso un risultato storico, con una proiezione fino a 19 seggi alla Knesset. Un funzionario della Commissione elettorale centrale ha però respinto le contestazioni di frode elettorale.
Israele, il Likud contesta le elezioni e accusa i partiti arabi
Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 entrano in una nuova fase di tensione politica, con il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu che mette apertamente in discussione la regolarità della consultazione.
Il Likud sostiene che il voto sia stato alterato da presunte irregolarità attribuite ai partiti politici a guida araba e chiede l’apertura di un’indagine da parte della polizia, dello Shin Bet e della Commissione elettorale centrale.
La denuncia arriva il giorno successivo alle elezioni, mentre prosegue la definizione dei risultati e resta incerta la possibilità di formare una maggioranza parlamentare.
In un comunicato, il partito di Netanyahu afferma:
«Le elezioni in Israele sono state rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo e l’eliminazione dello Stato ebraico attraverso gravi reati penali quali corruzione, minacce, violenza, falsificazione e utilizzo di software illegali per mobilitare gli elettori».
Si tratta di accuse formulate dal Likud, non di fatti accertati dalle autorità.
Il comunicato utilizza espressioni particolarmente gravi nei confronti delle formazioni arabe, che partecipano legalmente alle elezioni israeliane e sono rappresentate nella Knesset.
La Commissione elettorale centrale, secondo il resoconto fornito, ha già respinto le accuse generali di frode elettorale.
Il Likud sostiene di aver consegnato centinaia di testimonianze
Il partito del premier afferma di aver trasmesso alla polizia, allo Shin Bet e alla Commissione elettorale centrale un ampio insieme di segnalazioni relative a presunte irregolarità.
Secondo il Likud, il materiale comprenderebbe centinaia di testimonianze e documenti riguardanti diversi episodi.
Tra le contestazioni indicate nel comunicato figurano:
- Presunte compravendite di voti e distribuzioni di denaro.
- Minacce e violenze nei confronti di componenti delle commissioni elettorali.
- Presenze irregolari di più persone negli spazi riservati alla votazione.
- Episodi di presunto doppio voto.
- Discrepanze tra il numero delle buste elettorali e quello degli elettori registrati.
- Utilizzo di software che il Likud definisce illegali per la mobilitazione degli elettori.
Il partito sostiene inoltre che tra i materiali consegnati figurerebbero migliaia di buste contenenti contanti e ricevute attribuite a Ra’am.
Queste affermazioni richiedono verifiche indipendenti.
Il testo del comunicato, da solo, non permette di stabilire l’autenticità dei documenti, il contesto degli episodi denunciati, l’eventuale responsabilità di singoli individui o l’esistenza di un sistema organizzato di frode.
La distinzione è fondamentale: la presentazione di una denuncia non equivale alla dimostrazione di un reato.
Polizia e Shin Bet chiamati in causa: cosa chiede Netanyahu
La richiesta del Likud coinvolge tre istituzioni con funzioni differenti.
La polizia israeliana è chiamata a verificare eventuali condotte penalmente rilevanti, qualora emergano elementi concreti che giustifichino un’indagine.
Lo Shin Bet, servizio di sicurezza interna israeliano, viene citato dal partito nella richiesta di intervento.
La Commissione elettorale centrale è invece l’organismo responsabile dell’amministrazione e della supervisione delle elezioni.
Il Likud chiede un esame approfondito delle segnalazioni e una risposta immediata da parte della Commissione.
La richiesta politica, tuttavia, non implica che tutte le autorità coinvolte abbiano già confermato l’esistenza di irregolarità.
Non risultano, nel materiale fornito, conclusioni investigative che dimostrino una manipolazione generalizzata del risultato elettorale.
La Commissione elettorale respinge le accuse di frode
La posizione della Commissione elettorale centrale rappresenta uno degli elementi più importanti della vicenda.
Secondo il resoconto, nella mattinata del 28 ottobre un funzionario della Commissione, intervistato da Channel 12, ha respinto le accuse di frode elettorale.
La risposta istituzionale contrasta quindi con la ricostruzione presentata dal Likud.
Questo non significa che eventuali episodi individuali non possano essere esaminati o perseguiti, qualora emergano prove.
Significa però che, allo stato delle informazioni riportate, non è stata accertata una frode diffusa capace di dimostrare che le elezioni siano state «rubate».
Per sostenere una conclusione di questo tipo sarebbero necessari accertamenti documentati, verifiche sulle schede e sui registri elettorali, eventuali provvedimenti delle autorità competenti e una valutazione dell’effetto delle irregolarità sul risultato.
La contestazione politica del voto e l’accertamento giuridico di una frode sono due questioni distinte.
Ra’am e Lista Unita verso un risultato storico: fino a 19 seggi
Partiti arabi
Fino a 19
Seggi nelle proiezioni citate
Knesset
61
Seggi per la maggioranza assoluta
Le cifre sui partiti arabi sono proiezioni riportate nel materiale, non risultati ufficiali definitivi.
Le accuse del Likud arrivano in un momento particolarmente significativo per i partiti arabi israeliani.
Ra’am e Lista Unita, formazioni che partecipano al sistema elettorale israeliano, avrebbero ottenuto un numero record di voti.
Le proiezioni citate nel resoconto indicano la possibilità di conquistare complessivamente fino a 19 seggi alla Knesset.
Un simile risultato rappresenterebbe un importante rafforzamento della loro presenza parlamentare.
La sua rilevanza non sarebbe soltanto simbolica.
Con nessuno dei principali blocchi politici in grado di raggiungere autonomamente la maggioranza, i parlamentari delle formazioni arabe potrebbero assumere un ruolo determinante negli equilibri della prossima legislatura.
Il successo elettorale dei partiti arabi, tuttavia, non costituisce di per sé un elemento di sospetto o una prova di irregolarità.
Un aumento della partecipazione o dei voti ricevuti da una formazione politica deve essere distinto da eventuali violazioni della legge elettorale, che richiedono prove specifiche.
Perché i seggi dei partiti arabi complicano la formazione del governo
Il Parlamento israeliano conta 120 deputati.
Per disporre di una maggioranza assoluta autonoma occorrono 61 seggi.
Le proiezioni elettorali diffuse dopo il voto indicano che né il blocco guidato da Netanyahu né quello dei partiti a guida ebraica contrari al premier dispongono, da soli, dei numeri necessari.
La presenza di un consistente gruppo parlamentare arabo rende quindi più complesso il quadro politico.
Per l’opposizione, il sostegno delle formazioni arabe potrebbe rappresentare una possibilità per costruire un’alternativa al governo uscente.
Tuttavia, non tutti i partiti contrari a Netanyahu sono disponibili a una collaborazione politica di questo tipo.
Durante la campagna elettorale, il Likud ha sostenuto ripetutamente che un accordo con i partiti arabi sarebbe illegittimo sul piano politico.
Le dichiarazioni odierne si inseriscono in questa linea di contrapposizione.
È però necessario distinguere la critica politica a una possibile alleanza dalla legittimità della partecipazione elettorale.
Ra’am e Lista Unita sono formazioni politiche che concorrono alle elezioni e i cui rappresentanti possono ottenere seggi in Parlamento secondo le norme vigenti.
Il rapporto tra accuse di frode e risultato elettorale
La tempistica delle dichiarazioni del Likud assume un rilievo politico particolare.
Le contestazioni arrivano infatti mentre il partito di Netanyahu cerca di comprendere se esistano i numeri per formare una nuova coalizione.
Il risultato dei partiti arabi potrebbe rendere impossibile a entrambi i principali blocchi raggiungere una maggioranza autonoma.
In questo contesto, le accuse di frode possono alimentare tensioni tra gli schieramenti e aumentare la pressione sulle istituzioni incaricate di certificare il risultato.
Ciò non dimostra, tuttavia, che le denunce siano state formulate esclusivamente per ragioni politiche.
Allo stesso modo, il fatto che le accuse provengano da un partito direttamente interessato al risultato non consente di escludere a priori la possibilità che singole irregolarità siano effettivamente avvenute.
La questione deve essere affrontata attraverso verifiche documentali e investigative, non attraverso dichiarazioni contrapposte.
Le accuse contro Ra’am: responsabilità individuali e responsabilità dei partiti
Uno degli aspetti più delicati riguarda il riferimento diretto a Ra’am.
Il Likud sostiene che parte delle presunte prove sarebbe riconducibile al partito arabo.
Anche in questo caso, occorre distinguere tra eventuali condotte di singoli individui e una responsabilità organizzata attribuibile a un’intera formazione politica.
La presenza di denaro, ricevute o segnalazioni, se effettivamente documentata, non sarebbe sufficiente da sola a dimostrare un sistema coordinato di compravendita di voti.
Sarebbe necessario accertare l’origine dei materiali, il loro utilizzo, i soggetti coinvolti e l’eventuale collegamento con condotte vietate dalla legge.
Nel materiale fornito non compare una nuova replica di Ra’am alle accuse contenute nel comunicato del Likud.
Per questo motivo non è possibile attribuire al partito una risposta specifica che non sia stata riportata.
Il rischio di una crisi di fiducia nelle istituzioni elettorali
La contestazione della regolarità di un’elezione rappresenta un passaggio particolarmente delicato in qualsiasi sistema democratico.
Le accuse di brogli possono essere legittimamente sottoposte alle autorità quando accompagnate da elementi verificabili.
Ma quando vengono formulate in termini generali, senza che sia stata ancora dimostrata una frode sistematica, possono incidere sulla fiducia dei cittadini nel processo elettorale.
Nel caso israeliano, la situazione è resa ancora più sensibile dall’incertezza sulla formazione del nuovo governo.
L’eventuale apertura di indagini, la verifica delle segnalazioni e le conclusioni delle autorità saranno decisive per chiarire la fondatezza delle accuse.
La trasparenza delle procedure elettorali e la distinzione tra contestazioni politiche e accertamenti ufficiali assumono quindi un’importanza centrale.
Cosa potrebbe accadere nelle prossime ore
La vicenda potrebbe svilupparsi su due piani paralleli.
Il primo è quello elettorale e istituzionale: il completamento dello scrutinio, la definizione dei seggi e le successive consultazioni per la formazione del governo.
Il secondo riguarda le accuse del Likud: l’eventuale esame dei materiali consegnati alle autorità e la possibilità di verificare le singole segnalazioni.
Al momento, sulla base del testo fornito, non risulta una decisione ufficiale che annulli voti, modifichi i risultati o accerti una frode diffusa.
Anche un’eventuale indagine non comporterebbe automaticamente la revisione dell’esito elettorale.
Per arrivare a conseguenze di questo tipo sarebbero necessari accertamenti e decisioni delle autorità competenti secondo le procedure previste.
Accuse pesanti, ma nessuna frode diffusa accertata
Il Likud di Benjamin Netanyahu ha lanciato accuse particolarmente gravi contro i partiti arabi dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026.
Il partito sostiene che il voto sia stato «rubato» attraverso presunte irregolarità, compravendita di voti, intimidazioni e altri comportamenti illegali.
Afferma inoltre di aver consegnato alle autorità centinaia di testimonianze e ulteriori materiali a sostegno delle denunce.
La Commissione elettorale centrale, tuttavia, ha respinto le accuse generali di frode elettorale, secondo quanto riportato.
Allo stato delle informazioni disponibili, non esistono elementi verificati nel materiale che consentano di affermare che le elezioni israeliane siano state rubate o manipolate su vasta scala.
La controversia si sviluppa mentre i partiti arabi si avviano verso un risultato parlamentare storico e la formazione del nuovo governo resta incerta.
Saranno le verifiche delle autorità e i risultati elettorali definitivi a chiarire, rispettivamente, la fondatezza delle accuse e i futuri equilibri politici di Israele.
Fonte: dichiarazioni del Likud e risposta attribuita a un funzionario della Commissione elettorale centrale nell’intervista a Channel 12, secondo il resoconto fornito. Le accuse di frode sono riportate come contestazioni del partito e non come fatti accertati.
