(AGENPARL) - Roma, 27 Ottobre 2026 - Rifondazione comunista è a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti dei teatri e del personale scritturato che scioperano oggi a seguito della rottura delle trattative tra i sindacati di categoria e la parte datoriale. Il coordinamento unitario dello Spettacolo dal vivo di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil ha deciso la mobilitazione a causa del fallimento del tavolo di confronto con la Federvivo per il rinnovo del contratto nazionale scaduto da anni e la cui ultima revisione risale al 2018.
Le proposte della controparte sono state ritenute inaccettabili non solo perché non “scalfiscono” neanche il tasso di inflazione che è arrivato al 23 % (nei 9 anni di blocco contrattuale) ma per la dignità stessa delle professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura.
Alcuni dati: ad oggi la paga media mensile di un dipendente di un teatro è di 1.433,43 euro mentre per il personale scritturato – che vuol dire per esempio, e tra le altre, la professione di attore, professore d’orchestra, macchinista, ballerino, eccetera – il minimo contrattuale giornaliero medio è oggi di 58,69 euro lordi. In tutto questo il lavoro femminile è valutato il 19,4 % in meno.
Il lavoro nella produzione culturale è quasi sempre precario, intermittente, spesso in nero. Difficilmente si riesce ad avere i requisiti necessari per accedere alla pensione.
Rifondazione comunista si è sempre battuta perché a tutte e tutti coloro che con qualsiasi mansione e professionalità lavorano in questi settori fossero riconosciuti tutti i diritti degli altri lavoratori, perché fosse riconosciuto come lavoro, e come tale retribuito, tutti i periodi di apparente “non lavoro” così come quelli dedicati alla formazione professionale.
La posizione della Federvivo non è un’anomalia nel sistema, ma fa parte della più generale politica pubblica di tutti questi ultimi anni nei confronti della produzione artistica in generale e del lavoro nella cultura. Considerati tutti e due come fattori “accessori” e non utili per la crescita e lo sviluppo della società.
Anche per lo spettacolo dal vivo, come negli altri settori, si è guardato ai risultati sul mercato, si sono favorite le iniziative private, si sono destinati i fondi pubblici in base solo alla capacità di autofinanziamento, di riempire le sale, sul prezzo dei biglietti, spingendo nella sostanza i teatri a fare scelte commerciali più che a puntare alla qualità artistica e professionale.
Quello che si è messo e si mette in discussione è il ruolo stesso del teatro, quello a cui pensavano Grassi e Strehler quando fondarono il Piccolo di Milano (primo teatro stabile pubblico in Italia – 1947): “Noi vorremmo….il riconoscimento del teatro d’arte come attività di interesse pubblico, tesa alla formazione morale, civile e culturale dello spettatore/cittadino; lo svincolamento del teatro dall’iniziativa privata e la sua tutela da parte dello Stato, garante della ‘laicità’ e dell’autonomia dell’istituto; l’esigenza di conferire carattere stabile all’attività teatrale, come garanzia di qualità produttiva, continuità del lavoro e di relazione con l’utenza; il principio dell’eccellenza qualitativa delle istituzioni finanziate dallo Stato…”.
Anche per questo Rifondazione comunista è a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori del teatro nella loro lotta per il riconoscimento delle loro professionalità,
della qualità del lavoro artistico e culturale e per il ruolo che svolgono per la formazione e la crescita individuale e collettiva.
Il lavoro non è un “accessorio”, ma la condizione stessa di un teatro come “servizio pubblico”.
Stefania Brai, responsabile nazionale cultura Partito della Rifondazione Comunista