(AGENPARL) - Roma, 20 Ottobre 2026 - La diffida da circa 41 milioni di euro della Curatela di Latina Ambiente non è un incidente contabile. È il risultato di vent’anni in cui il Comune di Latina è stato sistematicamente piegato a equilibri di potere, spartizioni e convenienze di partito, a danno degli interessi dei cittadini. Da Vincenzo Zaccheo a Matilde Celentano, amministrazioni di ogni colore hanno anteposto la tenuta delle maggioranze, le poltrone e le alleanze tattiche alla tutela dei conti e del servizio rifiuti.
La scelta del 2006 di affidare la riscossione della TIA a Latina Ambiente ha creato una discrasia strutturale mai sanata. Il tavolo tecnico del 2014 quantificò un importo (tra 10 e 14 milioni) e predisse una bozza di accordo: non venne mai formalizzato perché la maggioranza Di Giorgi si fratturò su equilibri interni (uscita di Forza Italia, tensioni con FdI e alleati) e non sulla sostanza dei conti. Sotto Coletta il rifiuto di certificare i crediti contribuì al fallimento del 2016. Sotto Celentano la transazione da 6 milioni sui crediti commerciali ha lasciato aperta la partita TIA, mentre i tavoli tecnici hanno oscillato senza decisione. Oggi la Curatela chiede fino a 41 milioni e il rischio di dissesto è concreto.
Nel frattempo i servizi sono già compromessi: la raccolta non è puntuale, i rifiuti restano per giorni nei mastelli in strada, il decoro e l’igiene urbana sono sistematicamente sacrificati. Non si tratta di difficoltà temporanee, ma del sintomo di un’amministrazione incapace di garantire l’ordinario mentre lascia pendere una bomba contabile da decine di milioni.
Se la sindaca Matilde Celentano non è in grado di chiudere questa partita con una soluzione che tuteli il bilancio comunale, eviti il default e ripristini un servizio di raccolta puntuale e dignitoso, non ha alternative: si dimetta per manifesta incapacità. Continuare a scaricare le responsabilità sul passato, a mediare tra correnti e a non decidere significa perpetuare il danno ai cittadini. Gli interessi della città non possono essere subordinati agli equilibri di potere, né allora né
