(AGENPARL) - Roma, 16 Ottobre 2026 - La crisi prende forma all’inizio di ottobre, quando il prezzo del gasolio agricolo e del carburante per l’autotrasporto supera livelli che molte imprese definiscono insostenibili. È il punto di rottura di una tensione che da mesi attraversa le filiere agricole e logistiche di tutta italia: costi di produzione in aumento, ricavi in calo, prezzi agricoli che non coprono più le spese. Da qui parte una mobilitazione che dal Mezzogiorno risale verso il resto del Paese, intrecciando proteste diverse ma unite dalla stessa denuncia.
Tra il 3 e il 7 ottobre compaiono i primi segnali: trattori che rallentano la statale 16 in Puglia, presidi spontanei ai caselli, camion fermi ai margini delle aree industriali in Calabria e Sicilia. Sembrano episodi isolati, ma nel giro di pochi giorni diventano un movimento coordinato. Gli agricoltori protestano per il rincaro del carburante agricolo e il crollo dei prezzi dell’olio, del grano e dell’ortofrutta; gli autotrasportatori denunciano remunerazioni dimezzate, costi dei traghetti in aumento e difficoltà nei rifornimenti.
Il 9 ottobre la situazione cambia scala. In Calabria oltre 800 autotrasportatori annunciano un fermo dal 16 al 20 ottobre, con presidi nei nodi strategici: l’aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro, gli svincoli dell’A2. In Puglia la crisi dei carburanti si intreccia con il blocco alla raffineria Eni di Taranto, lasciando distributori a secco nel Tarantino e nel Foggiano. In Sicilia si prepara un fermo dei Tir nei porti dal 16 al 22 ottobre, aggravato dai rincari dei traghetti e dall’impatto dell’ETS sulle imprese che esportano ortofrutta verso il Nord.
Intanto, a Roma, la Cia-Agricoltori Italiani apre la mobilitazione nazionale davanti a Montecitorio. Il 13 ottobre lancia lo slogan «I conti non tornano», denunciando la distanza crescente tra i prezzi riconosciuti agli agricoltori e quelli pagati dai consumatori. Dopo le prime due giornate, l’organizzazione annuncia nuovi presidi il 20, 21 e 22 ottobre, portando al centro del dibattito la sostenibilità economica delle aziende e il futuro della PAC.
Nel Mezzogiorno la protesta si allarga. In Calabria il Movimento Popolare Nazionale annuncia quattro presidi fissi dal 16 ottobre: Gioia Tauro, Lamezia Terme, San Marco Argentano, Vibo Marina. A Corigliano-Rossano pescatori, agricoltori e allevatori si riuniscono in un sit-in contro il caro gasolio. Sul Gargano gli olivicoltori della Piana di Macchia organizzano una protesta dalle 6 alle 18 del 16 ottobre, denunciando un prezzo dell’olio dimezzato e costi agricoli in crescita.
Il 16 ottobre segna l’apice della mobilitazione. In Calabria i presidi si moltiplicano lungo la statale 18 e l’A2; a Gioia Tauro i container accumulano ritardi; in Puglia i trattori rallentano la circolazione fino a Bari; in Sicilia i porti funzionano a ritmo ridotto. La Basilicata si unisce con blocchi spontanei lungo le arterie che collegano la regione alla Campania e alla Puglia.
Tra il 17 e il 20 ottobre gli effetti si propagano verso il Nord: ritardi nelle consegne, carenze temporanee di ortofrutta nei supermercati del Centro Italia, difficoltà per le imprese di trasformazione. Fedagri-Confcooperative avverte che i blocchi impediscono il passaggio dei prodotti freschi, aggravando la crisi agricola. Il fermo della pesca previsto per il 22 ottobre aumenta la pressione sulla filiera alimentare.
Di fronte all’estensione della protesta, il Governo convoca un tavolo per il 27 ottobre. Le associazioni chiedono interventi immediati sul costo del gasolio agricolo, sostegni per l’autotrasporto, misure per garantire i rifornimenti e una revisione dei costi logistici, compresi traghetti ed ETS. Senza risposte concrete, avvertono, il fermo potrebbe diventare nazionale.
La storia di ottobre 2026 racconta una mobilitazione che nasce dal Sud ma attraversa l’intero Paese. Agricoltori, autotrasportatori, pescatori e allevatori condividono la stessa preoccupazione: la possibilità di continuare a produrre senza accumulare perdite. È una protesta che non riguarda solo il prezzo del carburante, ma l’equilibrio complessivo del sistema agroalimentare italiano.
